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STORIA - TRADIZIONI

Il Convento di San Martino

Dell’importante complesso agostiniano di Castelmassa rimane solo una traccia toponomastica

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 37–40

Nella parte più occidentale del Polesine – specie tra i comuni di qua e di là del Po – è famosa la Fiera di San Martino di Castelmassa. Bancarelle, giunte qui da ogni dove, si assiepano nei giorni della fiera nella grande piazza e nelle vie limitrofe, mentre alcuni edifici pubblici offrono al visitatore occasioni di incontri culturali e rassegne d’arte. E proprio ad una di queste ho partecipato nell’ultima edizione della fiera massese: una mostra retrospettiva, ottimamente allestita, dedicata al multiforme artista Ermes Simili nel centenario della sua nascita.

In questa occasione mi sono posto una domanda che mai prima si era affacciata alla mia mente: dov’è la chiesa di San Martino a Castelmassa? Perché una fiera così importante e longeva, dedicata ad un Santo tanto noto in Europa – riflettevo – doveva pur avere un importante riferimento in loco. Se non una chiesa almeno un capitello, o perlomeno un’opera d’arte famosa. Niente. Solo l’intitolazione di una strada.

Non poteva essere possibile, pensavo. Nei meandri della storia qualcosa si doveva trovare.

Iniziando la mia ricerca, ho scoperto che ben prima di me altri si erano posti il quesito, trovando anche qualche spiegazione: in particolare Amina Bongiovanni e Stefano Brigo che nel marzo del 2002 hanno dato alle stampe il frutto delle loro ricerche nel volume “Massa Superiore SAN MARTINO un convento perduto”, edito dal Circolo Culturale Luigi Parmeggiani e dalla Parrocchia di Santo Stefano di Castelmassa.¹

Un convento perduto, dunque!

La mancanza sul territorio di tracce residue dello storico complesso monastico è tanto incredibile da richiamare alla mente varie leggende del passato, (ce ne parla Paolo Rigoni in alcuni suoi scritti) che fanno riferimento a chiese nottetempo inghiottite nel terreno improvvisamente divenuto, per qualche funesto sortilegio, malefico ed infido. Ed oggi nel circondario massese non c’è alcuna traccia lapidea dell’antica costruzione religiosa. E pressoché inesistenti sono in loco i documenti cartacei, in grado di offrirci testimonianze significative della storia del complesso monastico.

Bisogna allora guardare altrove. Una vera e propria caccia “al tesoro” è stata fatta dagli autori del testo citato, partendo dal Medioevo, per rintracciare frammenti della secolare storia del monastero, assieme a quella del paese.

Il 1101 segna sicuramente una data significativa: infatti “risulta che il paese viene chiamato Massa nell’atto di donazione della terra alla Mensa Vescovile di Ferrara fatto dalla grande contessa Matilde… signora di qua e di là del Po e del Mantovano”.² Una prima certezza: il nome del paese, precedentemente definito in altri documenti col toponimo S. Maria delle due Basiliche. Forse per la presenza di due chiese? Non è noto. Fatto sta che sicuramente erano due le chiese sul territorio: quella di San Martino, gestita dai monaci (prima quasi sicuramente benedettini e poi senza dubbio agostiniani) e l’altra, la parrocchiale di S. Stefano, tuttora ben salda e dominante piazza della Libertà. E proprio a queste due chiese fa indirettamente riferimento un documento di fine secolo:

L’11 settembre 1189 nel territorio massese viene vergato un accordo di pace tra i rappresentanti di Mantova e Ferrara dopo una annosa disputa di confine. Accordo sottoscritto “apud castrum Massae, in choro illius Ecclesiae et in porticu canonicae, et in Ecclesiae Sancti Martini”.³ Le chiese dunque al tempo risultano due: quella del “castrum” di Massa (col suo coro e la sua canonica con tanto di portico), e quella di San Martino.

Per avere una descrizione più probante delle due istituzioni religiose dobbiamo però fare un salto in avanti di quasi 250 anni giungendo al 1434, quando il Vescovo di Ferrara, il beato Giovanni Tavelli da Tossignano, sant’uomo desideroso di ovviare all’eccessivo lassismo religioso, decide di verificare di persona la situazione, attuando un fitto programma di visite nella sua diocesi. Vere e proprie ispezioni che si concludevano con resoconti che abbracciavano sia il piano spirituale che quello materiale.

Per quanto riguarda la chiesa parrocchiale di S. Stefano viene annotato, con disappunto, che questa si trova in condizioni pietose, in balia di colombi che entrano, nidificano e sporcano senza che nessuno provveda. Si scopre inoltre il ruolo intollerabile svolto dalla domestica del parroco che fa “incantaziones (stregonerie) a pagamento”.

Relativamente a San Martino, l’attenzione viene rivolta soprattutto alla mai prima documentata erezione di un ospedale: struttura non ancora compiuta, nonostante l’autorizzazione episcopale a completare l’opera. Ma le finalità dell’ospedale, nonostante le evidenti difficoltà economiche, sono rispettate: “il Vescovo non ha nulla da eccepire, riscontra che i poveri sono ben ospitati e ben trattati” ⁴.

Frattanto però i problemi economici per la gestione della struttura di cura e accoglienza si aggravano, facendo temere il peggio, finché, il 29 gennaio 1451, si apre una provvidenziale soluzione, ratificata presso il palazzo Vescovile di Ferrara presenti, oltre che il Vescovo, anche due rappresentanti della Comunità massese: il ferrarese Tommaso Canali si offre di ricostruire l’edificio “purché gli venga riconosciuto lo Jus Patronato”. Soddisfazione di tutte le parti: “il contratto viene siglato e regolarmente registrato da un notaio”⁵.

45 anni dopo, 11 febbraio 1496, si apre una nuova importante pagina: Girolamo Canali, discendente di Tommaso, destina, con testamento, importanti sostanze “ai Ven. frati eremiti dell’Ordine dell’Osservanza di S. Agostino…. perché possano costruire un Convento presso la Chiesa o Ospedale di San Martino nella Villa di Massa Superiore, nel contado di Ficarolo e sotto la giurisdizione di Ferrara”⁶.

Oltre alla chiesa e all’ospedale, anche il convento, dunque. Si sviluppa pertanto un importante centro monastico con chiesa, chiostro, biblioteca, edifici rustici e di servizio, con disponibilità anche ad ospitare personaggi di riguardo nell’ambito della fede. Si intensifica frattanto anche l’impegno sul piano organizzativo per la gestione dei terreni divenuti proprietà del convento, che di anno in anno si ingrandiscono per nuove donazioni.

Cresce negli anni l’importanza della chiesa di S. Martino, a scapito di quella di S. Stefano che, a partire dal nuovo secolo, presenta anche problemi statici, tanto che “nel 1574 durante la Visita Pastorale del Vescovo di Ferrara, Cardinale Maremonti, viene decretato che la chiesa Parrocchiale venga ricostruita dalle fondamenta, perché cadente, e che nel frattempo si utilizzi quella di San Martino”.⁷ E ciò aumenta l’importanza di quest’ultima chiesa e dello stesso convento in cui i frati residenti dai sei iniziali raggiungono la decina, come risulta nel 1591 dalla visita Pastorale del Cardinale Fontana.

Con il nuovo secolo si registrano alcune novità. Innanzitutto l’incremento della popolazione in una vasta area del Polesine occidentale interessata dalla grande opera di bonifica avviata nel 1609 dal Marchese Enzo Bentivoglio, a cui si associano altri nobili, tra cui il Marchese Fiaschi e il Conte Nappi.

Drammatico sarà invece il diffondersi della peste (detta poi manzoniana per la descrizione che ne farà Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi). A Massa il morbo esplode improvviso nel 1630. Non si contano i morti; anche il parroco di S. Stefano soccombe e la comunità massese, per scampare dal flagello, fa voto di erigere, nella chiesa di S. Martino, un altare dedicato a S. Rocco.

I frati si danno da fare: fra le altre cose allestiscono un lazzaretto e diventano il fondamentale punto di riferimento della zona, ricevendo nuove donazioni di tipo fondiario ed altro, che aumentano le entrate del Convento.

I massesi si sentono sempre più legati alla chiesa di S. Martino, dove, cessata l’epidemia, scioglieranno il voto, facendo erigere una cappella con altare dedicato a S. Rocco.

Frattanto il convento di S. Martino nel 1650 è oggetto di un’inchiesta avviata l’anno prima da papa Innocenzo X su tutti i conventi, istituendo una apposita Congregazione per lo studio della Riforma dei Religiosi in Italia. Fra l’altro viene imposta la soppressione dei conventi con meno di 6 religiosi. San Martino conta 7 frati, numero sufficiente per continuare ed implementare la propria attività religiosa, per la quale dispone – come evidenzia l’apposita relazione – di una “chiesa assai onorevole”.

È evidente in questo periodo il prevalere nel territorio massese della chiesa di San Martino.

A risollevare la situazione della parrocchiale di S. Stefano giungerà Don Alfonso Girri (o Giro), che in una sua memoria descrive le opere portate a termine nell’arco di una ventina d’anni, finché nel 1676 con compiacimento annota: “…ora sono soddisfatto perché i fedeli stanno tornando alla propria Chiesa per insieme meglio redigerla”⁸. E nel 1682 giunge il beneplacito del Cardinale Acciaioli per lo svolgimento nel piazzale davanti alla chiesa del mercato settimanale che animerà il paese, migliorandone l’aspetto economico.

Col nuovo secolo anche il complesso di S. Martino è interessato da migliorie ed ampliamenti (1714), che qualificano l’istituzione religiosa aderente alla Congregazione di Lombardia, il ramo più intellettuale degli Agostiniani. “San Martino ormai è una cittadella a sé: vi soggiornano studiosi, pellegrini, personaggi illustri”⁹. “Nel 1765 continuano ancora i lavori di ampliamento della chiesa e del convento”. Viene anche completata la realizzazione del piazzale antistante il Convento, e sembra che in questo contesto si avvii anche l’iniziativa, che diverrà ben presto consuetudine a cadenza annuale: la fiera di San Martino.

Tutto, a quanto pare, procede positivamente, ma un devastante snodo della storia è in agguato: l’arrivo in Italia nel giugno 1796 dell’armata di Napoleone.

Gli editti si susseguono rapidi: il 26 giugno si impone agli ecclesiastici il conferimento al Monte di Pietà degli ori e degli argenti, proprietà di chiese e monasteri.

Iniziano le requisizioni, finché “Il 15 novembre 1797 viene decretata la soppressione del Convento di San Martino dei R.R. P.P. Agostiniani di Lombardia posto in Massa Superiore”.¹⁰ I libri della ricca biblioteca vengono razziati, assieme agli oggetti di valore ancora presenti. Pochissimi i residui che giungeranno alla parrocchia di Santo Stefano.

“Nel febbraio del 1798 viene pubblicato l’invito dell’Agente Nazionale ad acquistare i beni dei Conventi Soppressi”¹¹. “Uno degli acquirenti più importanti è il Conte Alessandro Nappi, la cui famiglia aveva dimora e terreni in Massa Superiore” e grandi disponibilità di denaro liquido utili alle autorità.

Ben presto gli edifici del complesso agostiniano iniziano ad essere smantellati giacché l’unico valore che viene loro attribuito è quello delle pietre da utilizzare altrove. Da una perizia del 1 Maggio 1806 risulta che parte della chiesa e del complesso conventuale sono stati demoliti. Una ulteriore perizia del 24 ottobre 1814 rivela che tutto il terreno è stato spianato. Niente più rimane dello storico complesso di San Martino. Qualche oggetto residuo è stato rintracciato successivamente ed è conservato nell’archivio parrocchiale. Tra gli altri la “famosa” tela (in cattivo stato di conservazione) dedicata a San Rocco, oggetto del voto collettivo espresso nel 1630 durante l’infuriare della peste.

Un epilogo davvero sconfortante quello che la storia ha riservato al complesso conventuale di San Martino. E non poteva che essere improntata ad una grande malinconia la conclusione dello studio di Amina Bongiovanni e Stefano Brigo che qui trascriviamo: “C’era una volta un convento. C’era un luogo suggestivo del silenzio e della pace ai piedi dell’argine. L’abbiamo perduto. Ci restano schegge di segni sacri. Ci resta una traccia toponomastica: la località San Martino, quanto basta per far sopravvivere la memoria dell’antica presenza monastica, quanto basta per conoscere e riflettere sulla storia di Castelmassa”.¹²

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Il Convento di San Martino”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-convento-di-san-martino/

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