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NARRATIVA

Il cubo

Racconto di Nicola Buoso

di Nicola Buoso

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 108–109

In una città, in un anno che non si può dimenticare, in una stagione in cui faceva freddo, successe una cosa strana.

Un giorno, in un parco, fra panchine, alberi e siepi, dal nulla, comparve un cubo. Era fatto di un materiale sconosciuto, e ogni suo lato era della misura di un metro; il suo colore cambiava di continuo, dal nero al bianco, al rosso, al verde, fino all’arcobaleno.

Tutte le autorità furono immediatamente avvisate: quelle politiche, quelle giudiziarie, quelle di tutte le religioni, e chiunque o qualsiasi che si potesse definire autorità, d’altronde vigeva la par condicio e il politicamente corretto. La democrazia era una cosa seria e girava a trecentosessanta gradi intorno alla ruota del libero arbitrio. E non si dice così tanto per dire, che altrimenti sarebbe ruotata a trecentosessanta gradi attorno al cubo, e non sarebbe stata considerata una cosa seria!

I migliori scienziati, con le migliori tecniche, cercarono di prelevare, per analizzarlo, un campione del materiale del cubo, ma la sua superficie era così dura che non ci riuscirono, cosicché all’unisono furono d’accordo nel concludere che quel cubo, non era di questo pianeta: proveniva sicuramente dallo spazio, e si posero dei quesiti di grande importanza: “Chissà perché era caduto proprio sulla terra, e chissà perché proprio in una stagione in cui faceva freddo, e chissà perché proprio in un parco e non invece vicino a un palazzo, a un ristorante o in un qualsiasi altro posto, e chissà quale era il materiale di cui era fatto, magari molto prezioso.”

Tutti questi quesiti andavano risolti, ne andava del futuro dell’umanità. Così gli scienziati firmarono in pochi minuti un protocollo di lavoro e studio della durata di almeno dieci anni, e subito, i politici della maggioranza, stanziarono in bilancio, per il finanziamento del protocollo, un capitolo di spesa appositamente dedicato.

In principio si tormentarono su come giustificare un aumento delle tasse per trovare la necessaria copertura finanziaria senza però perdere consensi e voti. Pensarono di risolvere il problema additando come responsabile giusto chi non c’entrava nulla nella decisione, ma che ben poteva essere incolpato di fronte agli elettori, era questa la classica variante di minoranza del politicamente corretto.

Si decise pertanto, per attuare quel protocollo, di costruire un laboratorio nel centro della città aperto alle visite di ogni cittadino: un’ottima idea per incrementare il turismo, infatti non c’è niente di meglio della curiosità per attirare qualcuno in un posto. A tal fine per l’inaugurazione si portò il cubo nella piazza principale per presentarlo in mondovisione, illustrando anche il protocollo di studio e il conseguente lavoro di costruzione del laboratorio, che già si calcolò sarebbe stato pronto in poche settimane. Non stupisca la celerità, fu sufficiente per velocizzare i lavori fare una cosa a cui nessun altro aveva mai pensato prima, eliminare ogni burocrazia.

Nel giorno stabilito per il grande evento erano presenti tutte le autorità e, mentre si era in attesa del collegamento televisivo che inspiegabilmente tardava nella connessione, successe l’imprevisto: dall’interno del cubo si sentì provenire una voce e tutti fecero silenzio.

All’improvviso una delle pareti si aprì come fosse una porta. Qualcuno ricorda ancora quel sinistro cigolio, e dal cubo uscì un piccolo essere, dalle grandi orecchie, con le forme simili a quelle umane, vestito con una tuta blu; si guardò intorno e poi iniziò a ridere, a crepapelle, per un paio di minuti. Poi con un’espressione sorniona disse: “Buongiorno, parlo la vostra lingua grazie al mio traduttore universale di ultima generazione, il mio nome è Scherzo, provengo dal pianeta Ironia, il mio paese si chiama Umorismo e di professione esercito la libera satira.”

Si guardarono tutti l’un l’altro e non servivano parole per intendersi, la faccenda era molto delicata e si prospettava molto rischiosa: fino a quel momento infatti ogni cosa era stata trattata in modo estremamente serio, molto serio, e per fortuna che gli operatori delle varie emittenti televisive non avevano ancora avviato i collegamenti.

Cosa sarebbe successo se il mondo intero avesse saputo che il cubo era solo un’astronave, e dentro c’era un essere insignificante, di piccole dimensioni e dalle grandi orecchie? Ormai gli extraterrestri non andavano più di moda, e poi che nome era Scherzo? Quell’essere, a guardarlo, lo era anche di persona. Per non dire poi del pianeta e del paese: che nomi erano Ironia e Umorismo? e che lavoro era “l’esercizio della libera satira”? La situazione appariva ridicola, l’umanità intera avrebbe pensato a una presa in giro, il danno all’immagine della città sarebbe stato incalcolabile.

Tutti furono d’accordo, la decisione fu presa per telepatia, senza bisogno di parlarsi: l’alieno venne spinto a forza, con ostilità, dentro il cubo, sigillando la porta, ma non ci si accorse che lui era uscito dal lato posteriore defilandosi, scappando da lì.

Fu poi emesso un comunicato stampa in cui si chiarì che si era trattato solo di un grande equivoco brillantemente risolto con grande perizia dagli scienziati: il cubo era solo un nuovo tipo di spartitraffico che, per errore, era stato collocato nel parco, ma ora era stato posizionato là dove doveva stare per garantire la sicurezza dei cittadini, in una zona tranquilla e poco frequentata della città, alla fine di una strada senza uscita.

Frattanto c’è da dire che Scherzo – fuggito dal cubo senza essere visto – rimase sulla terra, giacché la cubo-astronave era inutilizzabile. Ma lui non si perse d’animo, la sua abilitazione all’esercizio della libera satira era valida in ogni angolo dell’universo, così gli era stato garantito dalla “Commissione burle, disegno e scrittura in materia di umorismo e satira” della Magnifica Accademia di tutte le arti.

Quindi, se vi capitasse di vedere qualcuno che ride, che sorride, che è felice, siatene certi: lì vicino è passato Scherzo.

E se per caso lo incontrate, lui, di sicuro, non mancherà di farvi una battuta spiritosa, ma se non la capite, non preoccupatevi, non è colpa di qualcuno l’incomprensione. Può succedere, d’altronde il senso dell’umorismo non è per tutti.

Invece, il senso del rispetto, quello sì che deve essere di tutti. Necessita solo di educazione e comprensione, atteggiamenti che non possono mai mancare, neppure per scherzo!

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Come citare questo articolo

Nicola Buoso. “Il cubo”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cubo/

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