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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Museo dei Grandi Fiumi

Inaugurata la sezione dell’età del Ferro

di Simonetta Tescaro

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 24–25

Nella stupenda cornice del Monastero Olivetano di S. Bartolomeo, dopo la sezione dell’età del Bronzo, inaugurata nell’aprile 2001, la scorsa primavera è stata aperta anche la sezione dell’età del Ferro, del museo che guarda all’Europa denominato Museo dei Grandi Fiumi. I finanziamenti, provenienti dalla Regione Veneto, hanno dato concretezza ad un progetto molto ambizioso delineatosi quasi 3 anni fa in occasione di un importante incontro internazionale che ha visto come protagonisti i comitati scientifici di territori bagnati da importanti corsi d’acqua tra i quali Danubio, Rodano, Tago, Reno e Tamigi.

Frattanto è in via di realizzazione l’allestimento riguardante l’età Romana. Il progetto è ancor più ampio perché si prevede la realizzazione di altri due settori: uno riguardante il Medioevo e l’altro il Rinascimento.

Il filo conduttore, alla scoperta dei molteplici scenari che si aprono al visitatore, è l’acqua, il cui ruolo è legato inequivocabilmente ad ogni forma di vita. Il Polesine, ritrovandosi delimitato dai due più grandi fiumi d’Italia Po e Adige, è stato ed è tuttora oggetto di continui ed approfonditi studi archeologici, soprattutto per la presenza dei paleoalvei riscontrabili nel nostro territorio. Nel Museo tutto è messo a nudo: l’importanza dell’acqua negli insediamenti abitativi, l’economia di sussistenza, il tenore di vita. Di notevole importanza sono i collegamenti culturali e storici con paesi europei ed extraeuropei in relazione ad un determinato periodo storico.

Lo sforzo da parte di tutto lo staff tecnico-scientifico è stato notevole e premiato fin dall’apertura dalla numerosa affluenza di pubblico. La “tradizionalità” del museo si rispecchia nelle numerose vetrine ben allestite che racchiudono reperti archeologici ritrovati in territorio polesano, ma l’innovazione si riflette nelle ricostruzioni fedeli di ambienti abitativi e lavorativi caratteristici dell’età del Bronzo e dell’età del Ferro che l’osservatore può toccare con mano. Il visitatore, sia esso bambino o adulto, è in grado di apprezzare e di focalizzare visivamente le informazioni che gli vengono proposte.

Ulteriori approfondimenti si devono all’ausilio di supporti multimediali e di audiovisivi che avvalorano la sensazione di un “tuffo” nel passato.

Ecco che il museo diventa un museo che “vive” e che, giorno dopo giorno, racconta la passata esistenza di importanti insediamenti abitativi: per l’età del Bronzo Canàr (Castelnovo Bariano), Larda (Gavello) e Frattesina (Fratta Polesine), mentre per l’età del Ferro S.Cassiano (località Crespino) e Balone.

Comprensibile, ad esempio, lo stupore del visitatore nell’osservare “La Pira” dove è stata ricostruita la sepoltura mediante l’incinerazione o cremazione.

Personalità politiche e molti visitatori nel corso del primo anno di attività hanno dato il loro parere positivo sia all’allestimento museale che al contenuto archeologico. Tra i nomi illustri spiccano quelli del Ministro per le Comunicazioni Maurizio Gasparri, dell’Onorevole Vittorio Sgarbi, del direttore dell’ISAC Franco Prodi (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima).

Il Museo dei Grandi Fiumi, in conclusione, deve per le sue caratteristiche essere inserito in un programma di studi e di ricerche fra più discipline che coinvolgono istituzioni accumunate dai medesimi interessi quali le civiltà fluviali e il rapporto uomo-territorio ieri, oggi e domani.

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Come citare questo articolo

Simonetta Tescaro. “Il Museo dei Grandi Fiumi”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-museo-dei-grandi-fiumi/

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