Il Teatro Sociale di Badia Polesine, disposto quasi di fronte alla chiesa arcipretale e di fianco all’edificio comunale, a due passi dall’ex Monte di Pietà, si inserisce nello schema urbanistico del centro storico di Badia, rappresentando un bene storico ed artistico di grande valore per la cittadina.
Bartolomeo Dente primo proprietario, ideatore e finanziatore dell’opera
Alla fine del ‘700 e agli inizi del’ ‘800 vi fu in Italia una fioritura di nuovi teatri e, per quanto riguarda il Teatro di Badia, i pochi documenti che sono giunti fino ai nostri giorni chiariscono che venne eretto nel 1813, su un’area pubblica. Una tesi ne attribuisce la realizzazione al solo badiese Bartolomeo Dente, persona facoltosa, colta e amante della bella musica, Podestà e primo deputato amministrativo a Badia Polesine; un’altra invece lo vuole affiancato da Giuseppe Bianchi e dalla famiglia Rosini.
Lo studioso Claudio Vallarini, basandosi su un atto notarile del 1812, rivela che la commissione del progetto fu affidata all’architetto rodigino Santo Baseggio (1749 – 1822), affermato progettista che aveva partecipato ad una serie di lavori nella chiesa di S. Bartolomeo a Rovigo e ad un progetto, anche se non vincitore, legato al teatro La Fenice di Venezia datato 1790 che ottenne ampio consenso dal pubblico.
L’atto notarile presenta una descrizione chiara e dettagliata: 3 ordini per complessivi 44 palchi; interno tutto dipinto; sipario con 7 teloni per i vari cambiamenti di scena con le relative quinte. La platea e l’orchestra dovevano essere fornite di panche. L’intero teatro doveva essere illuminato, mentre i palchi erano resi indipendenti grazie ad una porta provvista di serratura. Due panche adornavano i palchetti che dovevano essere dipinti sia ai lati che nel soffitto e decorati da un padiglione con frange e fiocchi. Ogni palco aveva un prezzo che variava a seconda dell’ordine, dell’importanza e della disposizione.
La Società dei Palchisti e il rinnovo del Teatro
Il Teatro rimase di proprietà di Bartolomeo Dente fino al 1836, anno in cui passò alla Società di Palchisti che ne cambiò il nome trasformandolo in “Teatro Sociale”. Dente mantenne però alcuni privilegi, come l’ingresso gratuito agli spettacoli per i propri congiunti e per gli eredi, per gli anni a venire.
Nel 1855 il Teatro era cresciuto sia d’importanza che di spettatori. Risultò quindi necessario un intervento radicale di restauro, ampliamento ed abbellimento. Vennero aggiunte sei nuove logge di proscenio (tre a destra e tre a sinistra) e fu impreziosito con eleganti decorazioni in stile rococò, in linea con la moda dell’epoca.
L’intero complesso assunse una bellezza ed un’eleganza tale da farlo definire dallo stesso pubblico Piccola Fenice, vuoi per la somiglianza con il grande teatro veneziano, vuoi per la bellezza degli interni. I lavori di restauro e abbellimento furono affidati all’architetto Giovan Battista Meduna, progettista scelto per la ricostruzione del teatro “La Fenice” di Venezia dopo l’incendio del 1836 e del teatro Dante Alighieri di Ravenna. I restauri degli interni furono commissionati a grandi artisti quali:
• il lendinarese Luigi Voltolini, intagliatore attivo in Polesine, tra le cui opere troviamo scene religiose nella chiesa parrocchiale di Fratta Polesine;
• il ferrarese Francesco Saraceni, noto per aver disegnato la statua del poeta Ludovico Ariosto nella piazza omonima di Ferrara;
• Giovanni Abriani, che si occupò dei disegni e dei dipinti.
Il Comune di Badia contribuì all’esercizio del Teatro, versando un contributo annuale che sarebbe servito a pagare parte delle spese degli spettacoli, con l’impegno che il palco acquisito, con l’andare del tempo, divenisse di proprietà del comune stesso.
Per l’inaugurazione del rinnovato teatro, nell’agosto del 1856 venne messo in scena “Macbeth” di Giuseppe Verdi. La programmazione teatrale proponeva opere e operette, commedie, tragedie ma anche feste di beneficenza, che riuscivano ad attirare un pubblico folto ed eterogeneo: dalle famiglie nobiliari badiesi e dei paesi limitrofi, alla ricca borghesia, ma anche le classi meno abbienti. Il teatro veniva inoltre usato dagli enti locali per mettere in scena saggi e spettacoli di vario genere, come la Società di Ginnastica, o dai bambini dell’asilo “Vittorio Emanuele”. Da ricordare anche i fastosi veglioni organizzati in occasione del giovedì grasso per raccogliere fondi al fine di poter mandare i bambini dell’asilo in colonia durante i mesi estivi.
Nuovo secolo, nuovi problemi
Con il nuovo secolo il teatro raggiunse l’apice della notorietà, ma fu anche l’inizio dei problemi economici. Il primo scoglio da affrontare furono le spese per la rappresentazione di Manon Lescaut di Puccini, diretta da Ercole Casalini di Milano. Il costo per la realizzazione fu ingente circa 15.157 lire, che fu in parte pagato grazie alla vendita dei biglietti e in parte da un anonimo cittadino badiese.
Le opere liriche, sebbene fossero le più apprezzate e partecipate, richiedevano enormi costi e non di rado a fine stagione il bilancio chiudeva in perdita. Si registrò inoltre una diminuzione delle entrate da parte dei proprietari dei palchetti, spesso eredi di proprietari originari che ormai abitavano lontano da Badia. Non pochi avevano nel frattempo deciso di vendere il proprio palchetto o di non pagare il canone annuale che era considerato troppo elevato a fronte di una stagione teatrale ridotta.
Per cercare una soluzione alle varie problematiche ed attrarre nuovi fruitori nel 1901 venne nominata una Commissione amministrativa che decise di ridurre il canone a 10 lire annue. A queste difficoltà si aggiunse anche l’apertura nel 1899 del nuovo teatro “Politeama” con molti più posti a sedere, ampio palcoscenico, buona acustica e, soprattutto, palchetti affittati di anno in anno.
Nel 1905 per celebrare i 50 anni dal restauro del 1855, il presidente dell’epoca, Camillo Dal Fiume, decise di mettere in scena La Tosca di Puccini. L’opera richiamò a teatro una grande folla ma non ottenne un buon parere dalla critica.
Nonostante quest’ultimo spettacolo, la situazione peggiorò drasticamente e il teatro venne chiuso. Per un certo periodo si ipotizzò l’idea di venderlo o di affittarlo. Vi fu anche chi propose di trasformare il Sociale da teatro a cinematografo, idea che non ebbe seguito a causa delle ingenti spese per la sostituzione degli impianti.
Dal 1925 alcuni locali del Teatro vennero utilizzati dal Partito Nazionale Fascista, probabilmente ad uso di segreteria del partito e per riunioni politiche. Il rapporto continuò anche fino a tutto il 1933 con l’affitto dell’atrio e del soprastante ridotto al Fascio di Combattimento.
Il primo gennaio del 1946 l’amministrazione e la gestione furono presi in carico direttamente dal comune di Badia Polesine, in seguito ad una relazione dell’ufficio tecnico che dichiarava come, dal 1905, il teatro fosse chiuso e in stato di abbandono e non poteva in nessun caso essere utilizzato.
Una prima trance di lavori venne realizzata tra il 1969 e il 1971 grazie all’intervento del professore Ivan Tardivello, Ispettore onorario delle Belle Arti, che riuscì ad inserire il Teatro nel piano di restauro di edifici e monumenti del Veneto.
Riconosciuta la proprietà del Comune, attivati importanti lavori di restauro, e dedicato ad Eugenio Balzan
Vi era però un problema irrisolto, di non poco conto, che poteva pregiudicare altri finanziamenti e successivi lavori di ripristino: consisteva nella individuazione precisa della proprietà. Il dilemma ebbe soluzione il 26 gennaio 1983 quando l’intera proprietà dello stabile venne assegnata, dal pretore di Lendinara, al Comune di Badia Polesine, in virtù del possesso continuato per oltre un ventennio, con la sentenza di usucapione.
Fu così possibile il 24 maggio 1983 dare il via ad importanti lavori di restauro su progetto dello stesso comune di Badia Polesine in collaborazione con uno studio professionale di Padova, grazie ad un finanziamento del Ministero dei Beni Culturali sulla base di un ampio progetto sul recupero dei teatri storici della Regione del Veneto.
Il restauro coinvolse la sistemazione degli stucchi e delle pitture della sala; la ricostruzione dei palchetti; la posa della carta da parati; il rifacimento del marmorino delle pareti della platea; il consolidamento delle fondazioni e della copertura; la realizzazione dell’impianto antincendio e il rifacimento dell’impianto elettrico. Si è provveduto poi all’ampliamento del golfo mistico.
Nel 2001 l’Amministrazione comunale ha poi ripreso l’iniziativa pubblicando un nuovo bando di concorso per l’affidamento del progetto di completamento dei lavori, vinto dallo studio dell’architetto Luigia Luisella Pennati di Milano.
Il Teatro anche dopo i restauri ha mantenuto una facciata semplice, il piano terra è privo di qualsiasi lavorazione mentre il primo piano è abbellito da cinque balconcini balaustrati. All’interno, a fianco della porta d’ingresso, due scale conducono ai palchetti suddivisi in tre ordini; altre scale nascoste, a fianco della platea, conducono direttamente al sottopalco.
Sul paliotto di proscenio sono raffigurate le tre muse dell’arte: teatro, poesia ed epica, musica. Sul soffitto della sala figure femminili in atteggiamenti di danza. Nei tre ordini dei 50 palchi, vi sono varie decorazioni con disegni floreali ed altri motivi geometrici.
Nel febbraio 2011 il Teatro, per volere della Giunta Comunale, venne intitolato all’illustre concittadino Eugenio Balzan, giornalista e amministratore del Corriere della Sera.
Testi di riferimento:
• Antiche Memorie – Il teatro Balzan e i palazzi di Badia Polesine – Mara Barison e Francesco Occhi
• Le istituzioni di Badia ottocentesca: Teatro Sociale Balzan – Biblioteca Civica “Girolamo Bronziero”.
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Cecilia Stecca. “Il Teatro Eugenio Balzan”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-teatro-eugenio-balzan/