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ESPLORANDO IL POLESINE

La Madonna Nera di Pradespin

Sorge su uno spazio verde dell’argine dell’Adige la bella chiesetta eretta nell’Ottocento come ringraziamento alla Madonna

di Donatella Guidorizzi

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 42–44

Tutto ebbe inizio dal pericolo annunciato di una imminente rotta del fiume Adige che diventava sempre più alto, impetuoso, incontenibile, minacciando di rompere gli argini in località Pradespin di Lendinara.

Il 21 giugno 1837 tutti i residenti del luogo lavorarono incessantemente per rafforzare le sponde del fiume temendo che da un momento all’altro questo potesse oltrepassare gli argini e la furia dell’acqua non conoscesse confini.

Le Autorità a quel punto sgomberarono tutta l’area adiacente la riva destra dell’Adige e molti abitanti del luogo, presi dalla disperazione e dallo sconforto, si recarono nella Basilica della Beata Vergine del Pilastrello di Lendinara per pregare la Madonna e chiedere la grazia. E come d’incanto la mattina del 22 giugno il pericolo era scampato.

Gli ingegneri dell’epoca che sorvegliavano le acque non seppero darsi una spiegazione logica: quella possibile era che si trattava di un miracolo. Si disse che la Madonna lendinarese del Pilastrello non avrebbe mai permesso che tutto andasse distrutto; aveva deciso di graziare quella terra ed i suoi abitanti fermando la furia delle acque.

Si narra che, nei giorni di massima piena, alcune sentinelle messe di guardia agli argini, avessero visto una vecchietta che si bagnava le mani nelle acque dell’Adige. Avvisata del pericolo, la vecchietta così rispose: “Non temete figlioli, l’acqua non ha mai inondato e né mai inonderà il pavimento della Chiesa del Pilastrello in Lendinara” Intendeva così avvisare gli abitanti che le acque non sarebbero salite oltre gli argini e di non temere alcunché.

Un oratorio sulla sommità arginale (1837) sostituito da un successivo (1893)

Verso la fine del mese, più precisamente il 30 giugno 1837, si formava una Commissione Primaria per promuovere una sottoscrizione popolare per erigere sulla sommità arginale un monumento di devozione, proprio sul luogo dello scampato pericolo. Veniva pertanto progettato “l’Oratorio Capitello dedicato alla Madonna”, con il concorso delle Parrocchie di S. Sofia, S. Biagio, Saguedo, Barbuglio, Villafora, Rasa, Bornio e Villanova del Ghebbo.

Iniziarono da subito i lavori di costruzione dell’Oratorio, portati a termine alla fine dell’anno 1837. Ma purtroppo il sacro edificio non ebbe vita lunga. Infatti veniva abbattuto il 23 settembre 1892 per motivi di messa in sicurezza della riva destra del fiume.

Immediati furono però i progetti di ricostruzione, cosicché il Capitello di Pradespin venne riedificato più in basso nel 1893, dove sorge tuttora.

Nell’anno 1929 una magnifica statua lignea della Madonna del Pilastrello ad opera dello scultore Antonio Muner della Valgardena fu donata all’Oratorio di Pradespin sostituendo il quadro che si trovava al suo interno.

Il 20 giugno del 1937, primo centenario dello scampato pericolo, la statuetta della Madonna Nera realizzata da Muner fu accompagnata in processione dal Santuario del Pilastrello fino alla Località di Pradespin per la benedizione delle acque dell’Adige e delle terre vicine e successivamente presso la Chiesa di San Barnaba in Saguedo per la benedizione ai fedeli per poi ritornare nella sua dimora ancora attuale.

Il 25 maggio 2003, Monsignor Andrea Bruno Mazzoccato Vescovo di Adria e Rovigo, proclamò la Madonna Nera di Pradespin protettrice della Comunità Parrocchiale di Barbuglio e Saguedo.

Poi un lungo silenzio: la Chiesetta purtroppo è stata abbandonata all’incuria per venticinque anni. Fortunatamente poi è ritornata al suo antico splendore grazie all’amore e alla dedizione di un gruppo di volontari guidati da Ivano Borghesan, promotore del restauro, che hanno dedicato il loro tempo per il ripristino di tale bene. Cosicché sabato 15 giugno 2019, a conclusione dei lavori, furono riaperte le porte ai fedeli e ai visitatori desiderosi di sostarvi in silenzio e preghiera.

La squadra di volontari costituita insieme ad Ivano Borghesan da cittadini, imprenditori e da Franco Menegazzo, maestro di intaglio del legno, artista e poeta, ha saputo valorizzare al massimo questa Chiesetta lungo l’argine dell’Adige, sistemando il tetto, il marciapiede esterno, gli interni, restaurando il rosone e completando tutti i lavori utili per valorizzare il sacro edificio.

Una visita alla chiesetta di Pradespin

Una visita alla chiesetta può iniziare dalla lettura delle due epigrafi marmoree applicate sulla sua facciata, ideate dal predetto maestro Menegazzo: quella sul lato destro riporta l’incisione: “QUAM MULTA QUAM PAUCIS!”, che significa “quante numerose cose con poco!” e quella sul lato sinistro invece: “SOL DIEM REFERT”, che significa che “il sole riconduce il giorno, e, porta la luce dove c’è ogni ombra”.

Franco Menegazzo, alias Camaiore, ha inoltre dato nuova vita al rosone con il suo Cristo intarsiato nel legno, ed ha inoltre espresso la sua arte anche all’interno delle Chiesetta realizzando il Cristo intarsiato nella porticina del Tabernacolo e la Madonna del Rosario col bambino, anch’essi intarsiati nel legno e avvolti da una corona di ulivo.

All’interno della Chiesetta è stato inoltre restaurato anche l’antico Confessionale dove leggiamo l’iscrizione “CONFIDE REMITTUNTUR TIBI PECCATA TUA” ovvero “Confida che i tuoi peccati ti siano perdonati”.

All’entrata, vicino al portone d’ingresso ad accogliere i fedeli si trova un’acquasantiera marmorea vegliata dal Cristo dai polsi legati, mentre al di sopra del tabernacolo, sul muro, vi è l’immagine della Madonna Nera con il Bambino e sopra di essa la scritta ad arco: “QUO VADO? QUIDQUID SUM ET QUONIAM ROGO TU CERTO NOSCIS VIRGO MARIA”, che sta a significare che “Dove vado? Ciò che sono e perché prego, tu certo lo conosci Vergine Maria”.

Ritornando all’esterno della Chiesetta non si può non notare la particolarità del piccolo campanile a vela che forma un tutt’uno con la facciata, alloggiando tre piccole campane, simbolo di una spiritualità più antica intima e raccolta.

Il recinto in legno lasciato aperto davanti alla Chiesetta vuole invitare ogni visitatore ad entrare con rispetto verso questo luogo di fede e di pace circondato dalla natura, perciò nei pressi del recinto è stato affisso un messaggio per tutti coloro che varcano la soglia intitolato “UNA PROMESSA MANTENUTA”, seguito da un invito alla preghiera.

Una volta al mese, da maggio ad ottobre, presso la Chiesetta di Pradespin viene celebrata, al suo esterno, la Santa Messa: i fedeli si raccolgono in preghiera nella quiete della natura, vegliati dalla Madonna Nera con il suo viso dolce e il suo sguardo profondo, che tiene in braccio il suo bambino con la mano destra benedicente in segno di pace.

Ogni anno la seconda domenica di ottobre viene celebrata la festa della Madonna del Rosario, che è una delle più importanti celebrazioni in cui la Chiesa Cattolica venera Maria: viene celebrata la Santa Messa con una processione finale dalla Chiesetta di Pradespin fino al vicino Capitello Votivo della Madonna del Rosario.

Immagini dell’articolo

La Madonna Nera di Pradespin
La Madonna Nera di Pradespin
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Come citare questo articolo

Donatella Guidorizzi. “La Madonna Nera di Pradespin”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonna-nera-di-pradespin/

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