Qualcuno lo ha definito “il contadino scrittore”, sintetizzando le due attività che hanno caratterizzato la vita operosa del melarese Ildo Testoni, ovvero quella dell’agricoltore e quella dell’appassionato notista e narratore. Una trentina le sue pubblicazioni, divise tra libri, stampe, fotocopie e dattiloscritti, come riportato nella scheda che alleghiamo.
Ultima fatica dello scrittore altopolesano il volume Ricordi di una vita, Parva, Melara 2018, uscito nello scorso mese di febbraio. Un caso letterario pressoché unico nell’ambito del nostro territorio quello dello scrittore melarese, che abbiamo voluto incontrare per conoscere la sua storia e le motivazioni che lo hanno portato a divenire scrittore.
– Una vita lunga ed impegnata la sua. Ce ne parli.
“Sono nato a Melara (Rovigo) nel 1931 in una tipica famiglia patriarcale. In casa eravamo in 17 compresi i nonni, gli zii e i cugini. Sono figlio di agricoltori che avevano un’azienda agricola. Iniziai la scuola elementare a S. Stefano, che è un borgo di Melara, dove abito attualmente, fino alla quarta, poi feci la quinta a Melara. Quindi frequentai la scuola media “B. Tasso” di Ostiglia dove ebbi come insegnanti il professore Oliveto Negri di Melara e la professoressa Lia Mantovani di Ostiglia. Portate a termine le scuole medie, benché avessi un grande desiderio di continuare gli studi, appoggiato anche dai miei insegnanti i quali avevano capito che avevo le capacità per proseguire brillantemente, con dispiacere, per assecondare la volontà di mio padre, rinunciai per aiutarlo nella conduzione dell’azienda di famiglia. Divenni così agricoltore, allevatore di mucche da latte, coltivatore di barbabietole da zucchero e di cereali”.
– Come ha iniziato a scrivere visto che la sua attività consisteva nella conduzione dell’azienda agricola trasmessa da suo padre?
“E’ iniziata per pura combinazione. La parrocchia di Melara pubblicava alla fine degli anni settanta il giornalino “Sì però…”. Una sera mi trovavo dal barbiere e, sfogliando il giornalino parrocchiale, notai che varie categorie di lavoratori – artigiani, magliaie, studenti – mettevano in evidenza i loro problemi. In quel periodo si era in piena crisi con il caseificio locale, espressione della grande tradizione della civiltà contadina. Anch’io, pensai, avrei potuto raccontare il travaglio del caseificio di Melara, poi purtroppo conclusosi con la sua chiusura. E scrissi così il mio primo articolo”.
– Come fu accolto il suo primo scritto?
“Quel mio primo articolo incontrò l’interesse dei lettori e fui incoraggiato a scrivere dalle persone più in vista del paese: il maestro Tinti, il prof. Negri ed altri. In seguito, oltre che scrivere per il periodico parrocchiale, si aggiunse anche la collaborazione con il settimanale diocesano La settimana, ed altri periodici locali. Quell’articolo fu l’apripista di tanti altri articoli e poi anche di libri”.
– Come ha conciliato il lavoro nell’azienda agricola con la scrittura?
“Il tempo libero che mi restava dal lavoro, lo occupavo nella scrittura. Lo scrivere per me era l’espressione di quel desiderio di studio che non avevo potuto realizzare sui banchi di scuola, e la penna mi restituiva quanto mi era stato tolto, trasmettendo sulla pagina il contenuto della cultura cristiano-contadina che vivevo con intensità sui campi e che respiravo in famiglia, e che coltivavo frequentando la parrocchia. Ora che sono in pensione scrivere per me è un passatempo e mi permette di lanciare un monito alle nuove generazioni”.
– Cosa racconta in questo suo ultimo libro?
“Ricordi di una vita, può essere visto come una sorta di sintesi dei temi che si ritrovano nei miei scritti usciti nel corso di quasi quarant’anni. Nei capitoli del libro descrivo il passaggio dal mondo agricolo in cui si lavorava con attrezzi tradizionali all’uso di mezzi tecnologici i quali apportarono un grande vantaggio ai contadini perché alleggerirono il lavoro della terra. Racconto inoltre i fatti successi in paese nei primi decenni del novecento, alcuni dei quali vissuti in prima persona altri invece sono delle testimonianze degli anziani raccolte nei filò serali in stalla. Racconto episodi legati alla seconda guerra mondiale. Gli scontri tra opposte fazioni politiche e la conflittualità che esisteva tra i contadini e i proprietari terrieri e di conseguenza tra una visione cristiana della vita e una che invece vedeva o riteneva che la chiesa fosse schierata dalla parte dei padroni. Non mancano riflessioni sui nostri giorni passando dalla rivoluzione sessantottina fino ai tradimenti ed inganni di stati dittatoriali come il Venezuela dove Maduro, in nome di una affermazione di potere personale, soffoca gli aneliti di libertà che non si possono togliere al popolo. Denuncio il mancato rispetto dei valori fondamentali per una corretta convivenza tra uomini e l’avanzare di un egoismo che deturpa il volto dell’uomo e il bene comune. Infine riconosco il valore che ebbe il Concilio Vaticano II”.
– Cosa vuole trasmettere con i suoi libri?
“Riconosco che il passato è colmo di valori ma anche di tante fatiche ed ingiustizie e vorrei farlo conoscere affinché il passato sia un faro per le nuove generazioni in grado di trasmettere degli insegnamenti. La storia dovrebbe essere maestra di vita, perché le nuove generazioni non facciano gli sbagli compiuti nel passato e sappiano costruire sui valori solidi che la chiesa ha sempre trasmesso nei secoli. Oggi purtroppo si tende solo a valorizzare l’efficienza e la forza. Tuttavia, quando in nome della modernità e del nuovo non si accetta il passato, non si tiene conto che senza radici si va verso la morte per mancanza di nutrimento”.
– C’è un filo rosso che unisce i suoi scritti e la sua vita?
“Nei miei libri penso di trasmettere una visione cristiana della vita. Il dono della fede che mi ha infuso il Battesimo è sempre stato il faro che ha illuminato la mia vita. Nella Chiesa ho condiviso l’esaltazione per la vita, l’attenzione per gli ultimi, la difesa della pace, l’aspirazione al bene comune. Nessuno come la Chiesa cerca di guarire il mondo dalla corruzione che dilaga nell’indifferenza di una civiltà malata che ha perso i connotati del pudore e delle istituzioni. Purtroppo nella nostra era moderna la Chiesa ha perso importanza, al punto che viene spesso collocata ai margini. Tuttavia ritengo che la Chiesa continui ad essere un faro in questo mondo di tenebre”.
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Come citare questo articolo
Daniele Donegà. “Ildo Testoni, ricordi di una vita”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/ildo-testoni-ricordi-di-una-vita/