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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

In visita a Villa Braglia

Suggestiva la visita alla villa lendinarese, resa possibile grazie ad una riuscita iniziativa del FAI

di Silvia Baldo

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 30–33

Tra le ville venete presenti nel territorio polesano, Villa Braglia, che sorge a pochi passi dal centro di Lendinara, incuriosisce in modo particolare. Si tratta di un edificio del XVIII secolo da decenni purtroppo disabitato. Di recente è stato aperto al pubblico, assieme ad altri beni importanti del territorio lendinarese, in occasione delle Giornate di Autunno 2023 programmate dalla Delegazione del Fai di Rovigo.

Con l’apertura di Villa Braglia, resa possibile grazie alla disponibilità e alla collaborazione della famiglia Carraro, proprietaria dell’immobile, e grazie al sostegno dell’amministrazione comunale di Lendinara, si è inteso richiamare l’attenzione su beni normalmente non aperti al pubblico, ma che in ogni caso meritano di essere conosciuti e apprezzati.

Diciamo subito che il nome della villa ha un’origine curiosa, che non deriva direttamente dal nome delle famiglie proprietarie ma dall’ambiente circostante: in alcune città, infatti, vi erano in passato delle località chiamate BRAIA o BRAJA o BRAGLIA intendendo con questo termine una “campagna aperta” (quindi non cinta da mura) in parte dedicata ad orti e giardini.

A Lendinara, anticamente, il termine "BRAIA" veniva utilizzato per indicare una vasta proprietà appartenente alla Famiglia Cattaneo, famiglia di origine veronese, Signori di Lendinara già dall’870. Testimoniava la loro presenza sul territorio il tempio di San Francesco (oggi purtroppo scomparso) edificato in prossimità dell’attuale chiesa e convento dei frati Cappuccini (già in precedenza convento delle monache di Sant’Agata). La costruzione fu voluta nel 1246, da Crosna Cattaneo, dopo il passaggio di Ezzelino da Romano che mise a ferro e a fuoco le aree circostanti.

Ai Cattaneo si fa dunque risalire la Braia, separata dalla città murata da un’alternanza di fosse e terrapieni che vennero interrati nel 1852 dal lendinarese Girolamo Ballarin, il quale poi recintò con mura il fondo a quel tempo di sua proprietà.

Si raggiungeva la Braglia seguendo una via tortuosa che, uscendo dal Portello (un’antica e piccola porta di cinta della città murata di Lendinara, posta a tramontana rispetto all'attuale Piazza Risorgimento), conduceva al borgo ricco di ville e giardini e scelto dai religiosi come luogo di ritiro e di pace. Dopo vari passaggi di proprietà, tra cui anche gli Estensi, nel 1630 la Braia fu riacquistata da parte dei Cattaneo.

Non lontano dalla villa, sorgeva un monastero fondato alla fine del 1200 dalla famiglia Cattaneo con una chiesetta dedicata a Santa Maria Nuova detta "Della Braglia". In epoca non ben precisata, la Badessa Benedetta Innocenza Malmignati istituì nel monastero un educandato e ingrandì a sue spese la chiesa ornandola di pitture.

Dopo circa 5 secoli, nel 1810, il Governo napoleonico decretò la soppressione del monastero che venne successivamente venduto all'asta nel 1868. Di questo immenso complesso rimane solo una meravigliosa grata lignea eseguita da Lorenzo Canozi, considerato tra i maggiori rappresentanti dell’arte dell’intarsio ligneo, su incarico della famiglia Brillo (un’altra nobile famiglia che nella zona della Braglia possedeva sontuose ville) che è ora conservata nella sala canoziana del Palazzo Municipale lendinarese.

La storia della villa, denominata BRAGLIA, risale al XVII secolo. Edificata nel 1630 da Gasparo Cattaneo (vescovo di Pola nel 1662), divenne poi proprietà della famiglia Milani (forse Giulio o Bellino che dai dati catastali risultano possedere le terre vicine), passò successivamente nella disponibilità della famiglia Franceschetti, poi Ghirardello, fino ad arrivare a oggi, proprietà per eredità della famiglia Carraro.

In visita alla Villa

Esterni

Accoglieva i visitatori alla villa un ampio giardino, di cui possiamo solo immaginare la bellezza, oggi parzialmente venduto ad un’altra proprietà.

La residenza padronale, che presenta una facciata geometrica, è costituita da tre piani, esternamente suddivisi da una cornice marcapiano. Le finestre poggianti su un davanzale in rilievo sono arricchite da una semplice cornice.

Altro e unico elemento decorativo della facciata consiste nella fascia angolare verticale con elementi che richiamano lo stile liberty. La forma squadrata della villa è addolcita dalla scala di forma convessa, arricchita da una ringhiera in metallo anch’essa in stile liberty. L’ampia scalinata ad un’unica rampa conduce il visitatore ad un terrazzino delimitato da una balaustra in cemento da cui si accede al piano nobile.

Durante le ricerche sono stati rinvenuti due progetti di una “cancellata” realizzati da “Milani Prof Giuseppe – professore e scultore”: una probabilmente è relativa ad una proposta di lavoro non realizzata ma i cui particolari richiamano gli elementi decorativi della scala ancora oggi esistente, l’altra invece costituisce il progetto della cancellata di ingresso laterale dalle forme geometriche ma leggiadre come tipico dello stile liberty del Milani.

Interni

Nulla si sa relativamente all’origine delle decorazioni interne ma nel testo del Rigobello “Notizie e immagini per una storia dei beni artistici e librari” vengono descritti gli interni della villa come affreschi seicenteschi e affreschi dell’inizio del ‘900.

Il Salone centrale

La struttura dell’edificio, sebbene probabilmente più casa padronale che villa veneta, ricorda comunque la pianta classica della villa veneziana con ampio salone centrale e vani adiacenti per lato.

Il pavimento è stato rimaneggiato e oggi è a piastrelle; invece, il soffitto originale è costituito da travi di legno riccamente decorate con doppie trecce colorate in verde e rosa e separate da rosoni con gli stessi colori delle fasce. Nella parte centrale di ogni trave è presente la decorazione di una forma geometrica ripetuta su tutte le travi, che crea l’illusione di una fascia perpendicolare. Ogni trave inoltre termina con lo stesso disegno, il che sottolinea l’alta attenzione del decoratore nei dettagli.

Le pareti sono incorniciate da un fregio monocromo color seppia che si ripete modularmente su tutte le pareti e raffigura putti reggenti una colomba e in atto da alzarsi da cavallo. I putti con i cavalli a loro volta sorreggono dei medaglioni dove sono raffigurate scene paesaggistiche con monti, alberi e barchette.

Sopra le due porte che danno accesso alle prime due stanze frontali invece, sono presenti due medaglioni che raffigurano forse lo stesso uomo in diverse età: quello a destra, disteso in un ambiente collinare con alle spalle un capriolo/cervo e reggente una freccia; nel lato opposto invece l’uomo viene raffigurato semidisteso su un cuscino e con alle spalle un angelo.

Prima stanza sulla destra

Dal salone ci dirigiamo nella prima stanza che si apre a destra: presenta una decorazione a fascia che corre sulla parte alta delle quattro pareti. Mostra un'alternanza di imprese a monocromo verde, sorrette da festoni ramati a frutta e fiori, e arpie (al centro e sugli angoli). Sulle pareti corte, in bilico sulle stesse mensoline su cui stanno le arpie, spiccano due finte brocche in lapislazzuli.

Questa stanza presenta motti incoraggianti ad una condotta onesta (coccodrillo ipocrita), umile (elefante e girasoli), non impetuosa (il cavallo), volta a conoscere (astronomo) e che punta alla saggezza (stelle e luna).

Entrando nella stanza il tempo sembra essersi fermato; troviamo infatti mobili e oggetti della seconda metà del ‘900: due mobili/credenze in legno dove sono conservati piatti, posate, ceramiche e argenteria di bella fattura, una grande cassaforte.

Il pavimento è in cotto con forme geometriche rotondeggianti, il soffitto con cassettoni in legno.

Camera in fondo a destra

Analogamente alla precedente, la stanza (forse un tempo sala da pranzo, oggi camera da letto) ha una fascia istoriata che corre lungo il bordo superiore delle pareti. La decorazione, molto simile per temi e forme, si differenzia dalla precedente per le singole imprese che si trovano all'interno delle lunette modulari; inoltre le scene sono sul tono ocra e hanno cornici rossastre.

Anche in questo caso si tratta di scene moraleggianti: incitano a lavorare, faticare (mano che estirpa l'erba, elefante turrito, mulino) per giungere a degli ideali più nobili (castello, colomba, aquila, dromedario, cervo); per farlo servono vigore (bomba) e pazienza (pavone, leone, busta con cuore).

Il soffitto è a cassettoni in legno e rosoni centrali.

Terza stanza in fondo a sinistra

Anche questa stanza (attuale camera da letto, forse cameretta dei bambini) è ornata da un fascione decorativo al livello del soffitto ma, rispetto alle stanze precedenti, in questa sala lo stile diventa chiaramente più vicino ai motivi decò.

Tutto lo spazio è scandito da riquadri di un bel blu profondo. In primo piano la decorazione è occupata da una processione di bambine in abitino bianco e capelli raccolti in trecce rotonde; queste figurine sostengono dei festoni e delle ghirlande di rose.

Al centro delle pareti corte si vedono due ovali affrescati: quello a sinistra con la scena della Natività con la sola figura della Madonna e tre figure femminili che assistono alla scena, quello a destra con due angeli. Sull'ovale tra le finestre si scorgono, piccole sulla parte destra in basso, la firma (di artista al momento non riconosciuta) e la data dell'opera 1912 o 1917.

Il soffitto è a cassettoni su sfondo azzurro e con rosoni centrali dorati.

Lo studio

Con l’accesso allo studio ha termine la nostra visita alla storica dimora. È questa una ampia sala la cui decorazione è costituita da un fascione con putti dorati danzanti con nastri e teste di figure umane.

Particolare l’effetto trompe l’oeil dei dentelli sul sottotetto che crea volume e un’idea di sostegno del soffitto a cassettoni con immagini floreali dipinte.

Dallo studio si accede ad un terrazzo chiuso, circondato da una balconata a balaustra simile a quella presente nel terrazzino in ingresso.

Villa Braglia si presenta dunque con le caratteristiche di una costruzione storica di pregio meritevole di essere valorizzata

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Come citare questo articolo

Silvia Baldo. “In visita a Villa Braglia”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-visita-a-villa-braglia/

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