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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Valle San Leonardo

Un ambiente unico, in cui le attività dell’uomo convivono da secoli con la natura in una simbiosi davvero singolare

di Daniele Bergantin

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 22–27

Per quanti non hanno frequentazioni con il Delta del Po, risulta difficile la comprensione del termine “valle” in una zona di pianura, ritenendo che le valli siano presenti soltanto negli ambienti montani.

Di proprietà privata, le valli del delta sono ampi specchi d’acqua salmastra, solitamente retrostanti alle lagune, racchiusi da argini di varia dimensione ed altezza. Beni ambientali di difficile accesso, dunque, che raramente si aprono alla visitazione. Molto apprezzata è stata pertanto l’iniziativa organizzata in occasione delle Giornate FAI di primavera 2022, che ha dato la possibilità degli iscritti FAI di accedere e conoscere Valle San Leonardo.

Si tratta di una “valle da pesca”, proprietà della famiglia Giol che risiede a Venezia e la possiede dal 1957. Nella valle si pratica l’itticoltura, ovvero l’allevamento di specie ittiche fino al raggiungimento delle caratteristiche adatte alla commercializzazione. Il nome “San Leonardo” deriva dalla presenza di una piccola statuetta del santo, ubicata presso il ponticello delle vasche prossime all’edificio principale denominato “casone”.

Inquadramento geografico ambientale

La Valle San Leonardo si raggiunge da nord arrivando prima a Porto Levante, da qui si segue la via delle Valli, un itinerario turistico proposto dalla città di Porto Viro. Il percorso di qualche chilometro si snoda lungo una strada stretta che segue il contorno della laguna e consente di godere dello stupendo panorama caratteristico con scorci davvero unici.

L’orizzonte occidentale è contornato dalla tipica vegetazione di ginepri con qualche macchia di pino, canna palustre, salici. Terminato il primo tratto rettilineo, dopo poco lo sguardo si apre sulla valle Bagliona, dove spesso si possono vedere, in lontananza nell’acqua delle valli, gruppi di fenicotteri rosa.

Considerato che l’argine della valle chiude la visibilità verso est, per osservare la spazio acquatico della laguna bisogna accostare in uno degli slarghi laterali della strada e salire sull’argine, da lì si può ammirare l’orizzonte azzurro e celeste che separa l’acqua dal cielo e odorare del profumo di salmastro.

Altra possibilità per arrivare alla valle è offerta da sud, da Porto Viro verso Cà Cappellino, per poi imboccare la strada a lato dell’argine sinistro del Po di Maistra. In questo caso il tracciato stradale che scorre tra le valli è limitato a poco più di un chilometro.

Ci troviamo nell’unità territoriale dell’isola di Porto Viro, così inquadrata dal Consorzio di Bonifica Delta del Po, in quanto si tratta di un’area territoriale anfibia delimitata a nord dal Po di Levante, ad ovest dal Canalbianco-Po di Levante, a sud-ovest dal Po di Venezia, a sud-est dal Po di Maistra e ad est dal mare Adriatico.

La valle San Leonardo è delimitata a NE da un argine sul quale corre la strada della via delle Valli, mentre i restanti lati confinano con le valli Bagliona, Sacchetta, Cà Pisani e Scanarello.

Cartografia storica

Nel XVI secolo, prima del Taglio di Porto Viro del 1604 il delta padano mostrava un notevole sviluppo dell’apparato deltizio nella parte settentrionale, con le varie ramificazioni che si dipartivano dall’asta principale del Po delle Fornaci. La ramificazione più settentrionale era rappresentata dal Po di Tramontana, la parte meridionale era costituita da un territorio anfibio compreso tra il Po di Levante a nord ed il Po di Scirocco a sud.

Con la deviazione del Po verso sud e la conseguente creazione del delta moderno che si ramifica dall’asta principale il Po di Venezia, dal 1600 ad oggi hanno assunto via via maggiore importanza, dapprima il Po di Maistra ed in seguito le ramificazioni meridionali del Po di Tolle e Donzella.

La creazione dell’attuale “paesaggio a mosaico”, caratteristico delle valli da pesca, è la conseguenza delle assegnazioni per vendita all’incanto delle varie aree anfibie ai patrizi veneziani nel 1612 e nel 1657. Il loro intervento porterà alla modifica dell’ambiente naturale da poco formatesi con le nuove alluvioni del Po, per adibirlo all’acquacoltura.

Nella carta di Marchetti-Milanovich del 1786 la situazione ambientale di tutta l’area compresa tra lo scanno Cavallari e l’entroterra risultava occupata da “valli salse”, vi sono rappresentate le valli: Cà Giovanelli, Scanarello Cà Farsetti, Renier, Contarini, Zustignian, Bagliona.

Nella carta militare austriaca del 1814 compare per la prima volta la denominazione valle San Leonardo e valle Santa Margherita, che corrispondono rispettivamente a quelle in precedenza denominate valle di Cà Venier ora Contarini e Cà Giovanelli.

Nella tavoletta IGM del 1934 tra la foce del Po di Levante e quella del Po di Maistra si estende un lido senza aperture che viene denominato “spiaggia di Porto Levante” e racchiude la laguna Vallona verso il mare. Più internamente la Vallona è delimitata da NW a SE dal promontorio sabbioso Santa Margherita. In questa carta tra la valle San Leonardo e la valle Scanarello vi era la Vallesina, successivamente incorporata nella San Leonardo.

Le attività nella valle

Attualmente la valle da pesca San Leonardo si estende su una superficie di circa 400 ettari e si caratterizza per la diversificazione delle attività economiche sviluppate all’interno di questo spazio anfibio: acquacoltura, caccia in botte, agricoltura d’eccellenza.

Nel caso della valle San Leonardo va detto che l’acqua salata del mare entra in maniera naturale ma regolata da chiaviche, mentre l’apporto di acqua dolce avviene tramite derivazione dal Po di Maistra, ricorrendo a pompe idrauliche.

La pratica dell’acquacoltura, ovvero l’allevamento di pesce nelle valli, è presente nel territorio deltizio da tempi antichissimi, sin dall’impero romano, come testimoniato nell’insediamento di Corte Cavanella di Loreo.

Attualmente nella valle San Leonardo si allevano branzini, anguille e cefali con alimentazione totalmente naturale, senza apporto di mangimi. Nel passato si ricorda un record di 80 quintali di anguille pescate in una sola notte. Da qualche anno è attivato l’allevamento delle mazzancolle in un’area denominata il laghetto; questi crostacei vengono introdotti nel mese di maggio ed hanno un periodo di crescita di tre mesi.

Un’altra attività molto importante per il reddito della valle è la caccia per appostamento, che costituisce una interessante entrata economica che integra e completa le possibilità offerte dall’ambiente vallivo. È questa una tradizione radicata da secoli: oggigiorno nell’ambito della valle vi sono 18 postazioni per la “caccia in botte”, che vengono affittate. La “botte” è costituita da un grosso tino di legno, o a volte di calcestruzzo, posizionato ai margini della valle, circondato da erba e terra che risulta somigliante ad un isolotto. All’interno si sistemano i cacciatori in attesa del passaggio sulle loro teste dei volatili da cacciare.

Un’altra fonte di reddito è costituita da alcune coltivazioni. L’agricoltura è stata introdotta di recente nelle strisce di terreno che dividono le aree acquatiche, diventando un elemento innovativo e caratteristico del paesaggio orizzontale. Negli appezzamenti di terreno più larghi posti tra un canale e la valle sono presenti piantagioni di “castraùre”, in italiano carciofo violetto di Sant'Erasmo, tipico dell’isola-orto veneziana di Sant'Erasmo da cui prende il nome. Questo prodotto coltivato in laguna è presidio Slow Food e prodotto agroalimentare tipico della Regione Veneto.

Il “cason” e altri idronimi

Nella valle San Leonardo si ritrovano tutti i luoghi caratteristici delle valli da pesca deltizie. L’abitazione del proprietario è denominata cason, con il caratteristico camino alla valligiana che si trova nel lato occidentale del fabbricato e che qui non è così visibile come in altri luoghi, in quanto nascosto dalla mole dell’edificio. Di forma rotondeggiante, e totalmente ricoperto di legno all’interno, è l’ambiente maggiormente accogliente, luogo di incontro e ritrovo per piacevoli scambi e saluti, tutti intorno al fuoco centrale.

La casa padronale presenta uno sviluppo verticale fino al primo piano con l’aggiunta di una torretta quadrata chiamata “la specola” che mostra quattro finestre, una su ogni lato dalle quali si può ammirare il caratteristico paesaggio a mosaico delle valli salse deltizie.

La famiglia Giol, proprietaria, è molto affezionata a questo luogo che frequenta con cadenza settimanale, insieme ad amici e parenti. A testimonianza di questo attaccamento, il figlio Marco ha fatto erigere un piccolo obelisco a memoria del padre Alberto molto conosciuto come imprenditore a Venezia, dove tuttora abitano la moglie e i figli Marco e Giovanni. Alberto Giol era un amante del delta del Po, l’ambiente in cui si trovava a proprio agio, appassionato di biologia marina, di caccia e pesca, negli ultimi anni della sua esistenza si era defilato dalle vicende del gruppo leader in Italia nel settore della grande distribuzione per dedicarsi alla cura della valle da pesca San Leonardo, dove amava stare a contatto con la natura.

Nella parte orientale, in adiacenza al fabbricato descritto, si sviluppa la parte riservata al personale dipendente che vi risiede. Durante la fraima – ovvero la stagione di pesca – intervengono anche gli avventizi, oltre al personale fisso della valle. Il termine deriva da infra hiemes ovvero sotto l’inverno: per tradizione questa attività fondamentale inizia la prima domenica di ottobre dedicata alla Madonna del Rosario e termina a Natale, ma può proseguire anche fino alla Quaresima se il mercato lo richiede.

L’operazione viene svolta “dando acqua alla valle” provocando ad arte una corrente di acqua dal mare. Il detto El pesse e i osei i se ciapa cò i vien, sta a significare che bisogna essere pronti all’intervento di cattura e che tutto si svolge all’improvviso. Motivo che porta gli avventizi a dormire vestiti sulle panche ai lati del grande camino centrale che rimane sempre acceso e si trova nel locale a loro destinato.

Non lontano dal cason si trovano il casonetto e la cavana. Il primo è il locale adibito al ricovero degli attrezzi necessari all’attività della valle, la seconda è il luogo per il ricovero, riparo e manutenzione delle caratteristiche barche a fondo piatto indispensabili per spostarsi nelle vie d’acqua della valle.

Altri idronimi peculiari della valle da pesca sono il colauro: canale artificiale in calcestruzzo in cui viene attirato il pesce dando acqua alla valle; il lavoriero: struttura metallica grigliata che serve per la cattura e la selezione del pesce; il barbolao: canale tra la chiavica e il lavoriero; i serragi: vasche per il novellame in attesa di essere immesso nella valle aperta.

Nelle parti in terra abbiamo una caratteristica presenza vegetale data da pini con il tronco piegato dalla bora e sostenuto ovunque da ceppi o pali in legno che conferiscono un paesaggio assai singolare.

Le valli del delta sono dunque ambienti molto vari, suggestivi e veramente particolari, in cui le attività dell’uomo da secoli convivono con la natura in una simbiosi davvero unica da preservare ed ammirare.

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Come citare questo articolo

Daniele Bergantin. “Valle San Leonardo”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/valle-san-leonardo/

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