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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Contrada San Rocco di Badia

Un itinerario da Santa Maria della Vangadizza alla Madonna della Salute soffermando l’attenzione su edifici storici e famiglie illustri

di Alberto Ferrari

Ventaglio Novanta n. 64 2024 pp. 12–16

Trovandosi a Badia, in Piazza della Vangadizza, lo sguardo del passante è inevitabilmente tutto preso da ciò che resta dell’antica Basilica abbaziale. Spiccano l’imponente cappella, dedicata ad ospitare la statua di Santa Maria della Vangadizza che ancora oggi si venera nell’Arcipretale, e il caratteristico campanile pendente.

Di fronte a questo scenario si stagliano poi le due importanti Arche sepolcrali della Famiglia Estense, per anni la più nobile protettrice dell’Abbazia. Importanti perché una è quella del grande Alberto Azzo II, considerato il capostipite della Casa d’Este, assieme alla moglie Cunizza di Altdorf, da cui discende anche l’attuale Famiglia regnante in Inghilterra; l’altra è invece quella di Azzo VI, suo successore, condottiero e vero iniziatore della potenza degli Estensi. Ma pure padre della Beata Beatrice d’Este, monaca fondatrice di importanti monasteri sui Colli Euganei e a Ferrara.

Presi quindi dall’ammirazione per il principale monumento storico della città – e doverosamente, considerato che le ha dato il nome – rischiamo però di non apprezzare alcuni altri interessanti edifici che si affacciano su questa piazza.

Iniziamo dall’angolo con via degli Estensi, dove si trova Casa Patrese, che oggi ospita gli uffici postali. Non ha grandi pretese architettoniche, ma presenta comunque alcuni particolari che la ingentiliscono, come il piccolo porticato d’ingresso e le decorazioni sui cornicioni delle finestre. Era la dimora nel secolo scorso di un facoltoso commerciante all’ingrosso di generi alimentari, che oggi ricordiamo soprattutto per essere stato il nonno di Riccardo Patrese, il famoso pilota di Formula 1, nato a Padova dove si era trasferito il padre per lavoro. Ma che qui, nella vecchia casa di famiglia, trascorreva felici periodi della sua infanzia, tanto da essere stato recentemente anche cittadino onorario di Badia.

Ben più importante invece l’edificio di fronte, dall’altro lato della strada. Parliamo di Palazzo Gulinelli, le cui origini risalgono probabilmente al 1500, come evidenziato dall’importante cornicione in cotto che campeggia sulla facciata posteriore che dà sul cortile interno. Sul lato principale, che si apre sulla pubblica via, si presenta una grande facciata, frutto del restauro e del rifacimento risalente a due secoli più tardi. È connotato da un grande portale a bugne, sormontato nell’arco superiore da un mascherone, e così, in armonia, anche le finestre del pian terreno riprendono il motivo bugnato.

Al piano nobile, dietro all’imponente poggiolo, spicca una bella trifora composta di tre portefinestre ad arco, sormontate da un architrave unico, con al centro un grande stemma di marmo. Le restanti finestre sono allineate ai lati, racchiuse dentro semplici cornici di marmo con sopra il timpano. Ancora più su, sulla linea dello stemma, si aprono le piccole finestre del sottotetto, destinato alla servitù.

La visione complessiva esterna è molto piacevole, come lo sono anche alcuni interni riccamente decorati e impreziositi da stucchi in gesso e dipinti risalenti per lo più ai primi anni del ‘900. Sono ispirati a scene bucoliche o legate alle stagioni. Notevole anche lo scalone interno che conduce al piano nobile.

Da non trascurare, sul retro, il caratteristico e aereo ponte pedonale, che in alto attraversa via Pesavecchia (sul tracciato dell’antica Fossa a protezione della città) e permetteva in passato il collegamento privato interno con il grande parco del Palazzo, esteso fino all’Adigetto.

Il Palazzo prende il nome da un ramo di una famiglia di conti ferraresi che vi abitò nell’Ottocento. Va ricordato che nella città estense il rispettivo Palazzo Gulinelli è un monumentale edificio di via Corso Ercole I° d’Este, dove furono girate anche importanti scene del famoso film Il Giardino dei Finzi Contini.¹

Dall’altro lato della piazza sorge villa Ferracini, un’abitazione legata a Vittorio Ferracini, che fu primo cittadino di Badia per ben tre volte e per complessivi 14 anni (1909-1910, 1914-1919, 1922-1927). La villa che Ferracini si fece realizzare è probabilmente una delle più caratteristiche ed eleganti costruzioni di Badia, con uno stile che riprende i toni del Liberty e dell’Ecclettismo in auge ad inizio Novecento. E così architetture di tipo veneziano si frammischiano armonicamente a elementi ispirati al gotico, all’orientale, a colorate grandi finestrature di luce.

Anche gli interni si caratterizzano in maniera artistica, ed è notevole un grande salone al pianterreno, sulla parte che si protende verso la strada. Villa Ferracini è fiancheggiata da un monumentale Parco, parte del quale è stato acquisito dal Comune alcuni anni fa e destinato a uso pubblico.

La villa è anche nota perché poi divenuta abitazione di una famiglia di grandi educatori, che hanno lasciato un’impronta nella cultura e nella storia scolastica, non solo badiese: il professor Stellio Spiazzi e la moglie, la direttrice Rita Crivellari, scomparsa pochi anni fa.

Villa Ferracini apre la via San Rocco, nome dell’antica contrada dedicata al santo protettore dalla peste, evento purtroppo non infrequente nei secoli passati. A lui era anche intitolata una chiesetta di una certa importanza, considerato che presso la stessa – lo si legge in alcuni verbali pubblici del 1752 – erano nominati due procuratori.

Essa sorgeva nello slargo oggi destinato al parcheggio di Piazza della Salute, tra la farmacia e l’oratorio della Beata Vergine della Salute, presso la Porta de Sora (detta anche di Santa Croce). Era, questa, una delle tre porte con ponticello levatoio di ingresso alla città, poste sul perimetro della Fossa e del terrapieno (terraglio) che proteggeva l’abitato centrale di Badia.

Non abbiamo molte notizie di questo edificio sacro, costruito probabilmente tra il 1400 e il 1500, periodo in cui abbiamo i primi documenti che parlano della contrada di San Rocco. Sappiamo invece che fu demolito a inizio ‘800, assieme alla citata porta di accesso e ai lavori di tombinamento della fossa, quando oramai erano cadute le necessità di protezione del nucleo storico cittadino e, anzi, si voleva favorire un ampliamento edilizio fuori dell’antico borgo centrale.

Della antica chiesa di San Rocco è dunque rimasto ben poco, fatto salvo un disegno che la raffigura nella famosa mappa della Fossa di Badia, disegnata da Eugenio Piva nel XVII secolo. Ne fa però ancora memoria il nome dell’odierna via San Rocco, che si stende oggi in leggera salita, per poche centinaia di metri, con una forma ad Esse. Su di essa si affacciano alcune eleganti abitazioni che denotano la loro origine tra fine ‘800 e inizio ‘900, con architetture dell’epoca ben curate.

Uno di fronte all’altro, sorgono poi, circa a metà via, Palazzo Grechi e Palazzo Giro, ambedue costruiti nel XIX secolo e proprietà di due importanti famiglie della buona borghesia cittadina, il cui status sociale era certificato anche dal possesso di un palco al nuovo Teatro costruito da Bartolomeo Dente.

Il primo, Palazzo Grechi si sviluppa su due piani in stile neoclassico, con una facciata su cui campeggiano vari mascheroni con curiose espressioni. È poi passato alla famiglia Tamassia ed è infine finito tra i beni della Diocesi, per essere destinato a finalità religiose e a opere sociali.

Per molti anni ha ospitato una comunità di accoglienza di bambini di etnia nomade Sinti, permettendo una loro più agevole scolarizzazione, sotto l’amorevole e attenta direzione del dottor Renato Galleno, un vero apostolo moderno, uomo che ha dedicato la propria vita agli altri e, tra questi, in particolare agli ultimi.

Il secondo, il Palazzo Giro, che invece sorge sul lato opposto della strada, è sempre neoclassicheggiante, ma di impronta esterna più modesta, anche se ancora oggi dalla strada vi si possono scorgere interni curati e arricchiti da pitture alle pareti e ai soffitti.

La famiglia Giro era una delle più in vista della vecchia Badia. Un suo autorevole esponente, Gianfranco Giro è scomparso a Roma alcuni anni fa, nel 2020, ultranovantenne, ma ancora apprezzato partecipe della vita culturale della Capitale. Vi si era trasferito nel secondo dopoguerra, ancora studente, per diventare un dirigente nazionale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, allora diretta da Gedda e Carretto. Con lui, un gruppetto di altri badiesi e polesani, tra cui suo cugino Armando Rigobello – figlio appunto della zia Ada Giro – Rettore di una Università romana e filosofo, uno dei più principali del nostro ‘900.

Ma anche due dei figli di Gianfranco Giro, hanno ottenuto una certa notorietà pubblica e sociale a livello nazionale. Mario, il maggiore, è uno dei principali esponente della Comunità di Sant’Egidio, esperto di politica estera e, in virtù di questo, è stato Sottosegretario e anche Viceministro agli Esteri in vari governi (Letta, Renzi e Gentiloni). Invece il fratello Francesco, che è stato a sua volta Deputato e Senatore (dal 2006 al 2022), ha ricoperto il ruolo di Sottosegretario ai Beni Culturali nel quarto governo Berlusconi.

Sempre a Palazzo Giro è legato pure il nome dell’avvocato Leo Giro, figlio di Illuminato Giro, trasferitosi per lavoro a Milano e da qui deportato a fine 1944 nel campo di concentramento di Flossenburg, dove fu assassinato dopo pochi mesi.

Il nostro itinerario nella contrada di San Rocco termina nella già sopra citata piazza della Salute. Dove oggi di trova, per l’appunto, il prezioso e settecentesco Oratorio della Beata Vergine della Salute. Un gioiellino artistico che val bene una accurata visita e di cui, proprio per questo, ci ripromettiamo di tornare a scrivere in una prossima occasione.

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Come citare questo articolo

Alberto Ferrari. “La Contrada San Rocco di Badia”. Ventaglio Novanta, n. 64, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-contrada-san-rocco-di-badia/

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