Dopo anni di ricerche, catalogazione e restauri – a cura di un gruppo di studiosi locali, riuniti sotto l'egida del Sodalizio Vangadiciense – ricompaiono gli straordinari documenti dell'Archivio dell'Abate di uno dei più grandi monasteri italiani, quello della Vangadizza che compie la veneranda età di mille anni.
Si avrà l'impressione di spostare indietro le lancette dell'orologio della Storia di un millennio, visitando le programmate mostre padovane e rodigine che esporranno migliaia di carte e mappe che documentano più di un millennio di storia della potente "Abbadia" (da cui l'omonima cittadina altopolesana ha tratto il nome), dal IX secolo alla soppressione, prima con la Serenissima e poi con Napoleone.
Fu uno dei più grandi monasteri italiani, quello della Vangadizza, Abbazia sorta prima del Mille, là dove l'Adige crea una larga ansa, naturale porto fluviale per l'imbarco dei romei che – lasciata la terraferma – si dirigevano verso Roma.
Prima ancora di operare una full immersion fra le antiche pergamene, le mappe, i catastici, le bolle papali e i preziosi documenti – catalogati e restaurati a cura di un gruppo di studiosi locali, riuniti sotto l'egida del Sodalizio Vangadiciense – per rendere ancora più reale la sensazione di squarciare veli e penetrare nei meandri di parte di quel millennio che stiamo per salutare, sarà bene seguire l'itinerario benedettino che fornirà occasione di un suggestivo viaggio nel territorio racchiuso fra Adige e Po.
Inutile sottolineare che la tappa finale sarà la più importante e densa di significato, proprio sostando nel grande monastero che sorge nell'attuale Badia Polesine (che da Abbadia ha appunto preso il nome), un monumento in parte vulnerato dall'inesorabile passare degli anni, ma dove si respira ancora e a pieni polmoni la proustiana air du temps.
All'epoca del suo massimo splendore l'Abbazia estendeva i suoi possedimenti nel territorio di cinque province, al di là e al di qua del Po e dell'Adige. Per secoli lo stemma abbaziale della Vangadizza ha campeggiato su decine di fattorie e corti, in tutto quel complesso sistema economico e sociale che consentì il fiorire di terre prima incolte e lo sfruttamento commerciale delle acque e delle valli da pesca.
La visita all'Abbazia darà modo di ammirare soprattutto il quattrocentesco chiostro ad impianto trapezoidale, abbellito da un'aerea loggia e da una vera da pozzo, espressione del più bel gotico fiorito internazionale.
Della chiesa, di epoca romanica, rimangono solo i muri perimetrali e la cappella dedicata alla Vergine della Vangadizza, affrescata dallo Zaniberti. Nel basamento del campanile – quale pietra angolare – una preziosa ara romana, con impressa una maliziosa baccante.
Altre tappe interessanti dell'itinerario benedettino prevedono la visita alle Abbazie di Santa Giustina in Padova, di Praglia negli Euganei, agli ex Monasteri di Carceri, e – ancora in Polesine – al Santuario della Madonna del Pilastrello a Lendinara, mentre a cura della Fondazione – nell'ambito del proprio programma "Musica-Teatro", – nei mesi di settembre-ottobre è stato realizzato un prestigioso ciclo di concerti dedicati alla tradizione gregoriana e alla musica antica.
Concludiamo con una nota curiosa relativa all'abbazia badiese: per anni, regolarmente, un messo della Reale Corte Inglese si è recato a Badia Polesine per depositare due mazzi di rose bianche, sui due sarcofagi antistanti l'abside della Vangadizza. A mandarle era la regina Vittoria che rendeva omaggio alle origini della sua dinastia: Cunegonda di Baviera e Azzo II d'Este, da cui discendono gli Hannover e quindi i Windsor, famiglia regnante in Inghilterra. Un legame che – anche in anni recenti – è stato sottolineato dalle visite, in forma strettamente privata, di membri della famiglia reale, in Vangadizza.
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Come citare questo articolo
Grazia Giordani. “Vangadizza: mille anni di storia e misteri”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/vangadizza-mille-anni-di-storia-e-misteri/