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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Martelli-Piccioli

La nobiliare dimora settecentesca sorge a Paviole di Canaro presso l’argine del Po

di Claudio Garbellini

Ventaglio Novanta n. 18 1998 pp. 20–23

A parte la chiesa di Canaro, dedicata a Santa Sofia, e quella di Garofolo, dedicata a Santa Margherita, la villa Martelli-Piccioli è l'unico edificio antico del paese che abbia anche una pregevole configurazione storico-artistica.

Situata a pochi passi dall'argine del Po, in località Paviole, la villa colpisce l'attenzione di chi percorre l'ex strada regia postale per la sua maestosa imponenza e soprattutto per quella facciata che richiama immediatamente le immagini delle dimore nobiliari e padronali del passato di questa parte del Polesine per secoli contesa da Estensi e Veneziani.

Alla fine del '700 "Le Paviolle", da cui il toponimo attuale Paviole, costituivano una vasta tenuta, che si estendeva da Ca' Matte a Vallone fino al centro di Canaro, dove il corso dello scolo Poazzo segnava il confine, fragile e vulnerabile, tra Ferrara e la Serenissima, appartenente alla Mensa Arcivescovile di Ravenna. La tenuta era livellata ai conti Massari, appaltatori generali delle valli di Comacchio e da questi sub livellata ad alcune famiglie benestanti del luogo.

Una di queste era la famiglia Martelli, presente a Canaro fino dal '500 con un Alfonso Giovanni Antonio, rettore della Chiesa (1582), che possedeva altre campagne.

Ottenuto il livello, i Martelli decisero di costruire in quell'area (lontana dalla palude malsana creata nel centro del paese dalla marezzane perennemente allagate del Poazzo, e pertanto più asciutta e resa salubre anche dalla brezza del fiume) una dimora adeguata al loro rango di ricchi e colti borghesi.

In quell'epoca l'agglomerato urbano di Paviole, popolato da un migliaio di persone stipate in un centinaio di piccole case contadine per lo più ad un solo piano, ruotava intorno alla residenza padronale dell'amministratore della Mensa, all'oratorio dedicato ai Santi Filippo e Giacomo e al palazzo della Dogana.

Di questi edifici, demoliti per far spazio ai lavori di rinforzo dell'argine del Po (nel 1931 è stata la volta della bella chiesetta costruita nel 1617 dopo che una rotta del Po aveva distrutto quella preesistente) non rimane più nulla, se non il ricordo della Dogana nell'omonimo ristorante che si affaccia sulla Statale 16.

La villa dei Martelli, che compare nel Catasto Napoleonico del 1811, nobilitò dunque la frazione rivierasca e, per l'importanza dell'antica famiglia (che nella prima parte dell'800 vantava Antonio deputato comunale e il figlio Napoleone, medico di Canaro) divenne il riferimento più prestigioso del paese per cultura, signorilità ed ospitalità.

Uomini illustri, tra cui Cesare Correnti, patrizi veneti, quali il conte Priuli, ed esponenti della nobiltà e ricca borghesia polesana soggiornano in questa villa in cui, nel 1842 sorse, grazie all'iniziativa filantropica di Salvatore Anau e di Napoleone Martelli, il primo asilo aportiano rurale del Veneto. L'asilo funzionò fino al 1848, anno in cui la repressione austriaca costrinse Anau ad espatriare a Genova e colpì con il carcere i Martelli, accusati di cospirazione.

Nell'estimo del catasto austriaco (1845), proprietari della villa risultano i fratelli Carlo, Antonio, Napoleone, Romualdo e Gineperta Martelli, del fu Antonio, livellari di Giacomo Milan Massari.

Nella seconda metà dell'Ottocento, per merito soprattutto di Romualdo (1811-1891), ingegnere consorziale di Gurzone¹ – che avviò, con l'approvazione di Pietro Paolecapa, il piano di bonifica dei Consorzi Padani – e del nipote Armando (1845-1909) – garibaldino, ingegnere, deputato provinciale e direttore dei lavori di costruzione della botte di Fossa Polesella (1891) – la famiglia Martelli raggiunse il culmine del suo prestigio.

All'inizio del secolo, presso la villa, fu ospite della famiglia Martelli il duca d'Aosta e, durante la ritirata di Caporetto, il Comando del generale Giardino.

Insomma, una famiglia molto nota, dalle frequentazioni importanti, e una casa che appare diversa dalle tipiche case padronali di campagna, con quel frontone che ne nobilita la facciata verso il Po e, nel complesso, la rende "villa", sul tipo di altre esistenti lungo la fascia rivierasca².

Sulla soglia d'accesso al piano terreno è incisa la scritta "altezza 6,80 sul livello del mare" e sulla facciata è murata la seguente lapide a ricordo dell'acqua della rotta dell'Adige del 1882: "Rotta dell'Adige a Legnago del 18 settembre 1882 – Altezza massima inondazione 7.93 sul Comune marino. Addì 1° ottobre 1882 in cui fu operato dal Governo il taglio dell'argine sinistro di Fossa Polesella".

In perfetta linea con la villa, ma separato, sorge un rustico che era collegato al corpo della villa stessa attraverso una porzione di fabbricato demolito a seguito dei danni bellici della seconda guerra mondiale.

Nel 1972, per successione testamentaria dell'ultimo erede della famiglia Martelli, l'ing. Armando Piccioli, la proprietà è passata alla Parrocchia di Santa Sofia, e da quest'ultima ceduta qualche anno fa ad Alberto Bergamini.

1 Di Romualdo Martelli sono noti la sua corrispondenza con il ministro delle Pubbliche Costruzioni del Lombardo Veneto e i suoi rapporti professionali e di amicizia con i più valenti idraulici del periodo, da Bucchia, a Cavalletto e Turazza.

2 A Canaro le consistenti proprietà fondiarie dei Martelli erano dislocate in altre zone del paese e il fabbricato insisteva su un modesto lotto di terreno con piante ornamentali davanti e alberi da frutto sul retro, dove rimane tuttora conservato un pozzo che serviva da ghiacciaia.

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Claudio Garbellini. “Villa Martelli-Piccioli”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-martelli-piccioli/

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