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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

In visita ad Oca Marina

Un paese costruito dall’Ente Riforma

di Marco Crepaldi

Ventaglio Novanta n. 24 2002 pp. 36–39

La località di Oca Marina con i suoi 600 abitanti è oggi la più popolosa delle frazioni di Taglio di Po e paese di passaggio obbligato per tutti i turisti che vogliono ammirare le bellezze del delta meridionale. La frazione tagliolese, che dista dal capoluogo comunale esattamente 20 chilometri, è situata insieme agli altri piccoli paesi limitrofi con i quali forma la cosiddetta Zona Marina (Ca’Vendramin, Pisana, Polesinello, Ca’Lattis e Gorino Sullam), all’estremità dell’isola di Ariano, nella zona in cui i rami del Po di Gnocca e del Po di Goro si avvicinano di più.

Proprio la struttura geologica ed un habitat particolare fecero nei primi anni del ‘900 di questa zona un’area prediletta dalle oche selvatiche, a tal punto che in un primo momento l’area dove ora sorge Oca Marina era chiamata Valle dell’Oca.

Nei primi anni del ‘900, in tutta la Zona Marina imperversava la malaria, che mieteva numerose vittime per la mancanza di medici, medicinali e, soprattutto, per la distanza dall’ospedale e per la difficoltà di reperire adeguati mezzi di trasporto per gli ammalati (l’ospedale più vicino era a Rovigo a circa sessanta chilometri di distanza!). Con l’aumento della popolazione e della produzione agricola, anche il tenore di vita e le condizioni ambientali andarono migliorando, finché, nel 1953, con l’intervento dell’Ente Delta Padano, Oca ebbe la sua rinascita.

Dall’applicazione della Legge di Riforma, nacquero una cinquantina di poderi ed anche una discreta viabilità con strade per lo più ghiaiate. Nei primi anni cinquanta la popolazione di Oca si aggirava sui 1300 abitanti, e la frazione si estendeva su 361 ettari, sui quali l’Ente Riforma costruì 54 poderi con casa, stalla e concimaia che ancora oggi sono chiamate “case dell’Ente”. Però Oca non era ancora un vero e proprio “centro” e soprattutto non aveva una chiesa, e come ricordano le cronache del tempo “la popolazione era obbligata ad attraversare il fiume per adempiere ai doveri religiosi, servendosi del passo”.

L’Ente Riforma del Delta Padano completato il programma abitativo, diede così inizio ai lavori di costruzione della chiesa, poi dedicata a “Nostra Signora del S.S. Sacramento”. La posa e la benedizione della prima pietra, avvenuta il 12 settembre 1960, vide la partecipazione di molte autorità politiche e religiose tra cui il Vescovo Mons. Piasentini, l’On. Cibotto, il progettista Ing. Giordani e il Dott. Guarnieri.

Ad ostacolare la nascita della frazione tagliolese e del complesso parrocchiale ci pensò l’alluvione del 2 novembre 1960, che aumentò ulteriormente l’emigrazione verso le zone industrializzate di Lombardia e Piemonte, e costrinse i rimasti a rimboccarsi le maniche e a ricominciare tutto daccapo, facendo leva sulla solidarietà e sull’aiuto reciproco molto forti ed indispensabili in quel periodo. Il parroco in quei momenti difficili e dolorosi, oggi divenuti storici, era Don Carlo Catozzo, da poco subentrato (ottobre 59) a Don Ermenegildo Ciriello.

I lavori dell’Ente Delta Padano, nonostante l’alluvione, ripresero però con grande rapidità a tal punto che – giusto quarant’anni fa – il 23 dicembre 1961 la nuova chiesa fu inaugurata. Qualche mese prima nella chiesa di Gnocca (31 ottobre 1961), furono consacrate le tre nuove campane, alla presenza del vescovo e dei benefattori: il Dott. Cirillo Brenna, allora proprietario dell’azienda Ca’Lattis, e Santin Antonio, in rappresentanza dei Fratelli Malfatti. Padrini delle tre campane erano: per la prima di Kg. 125 (cui fu dato il nome “Camilla”) il Dott. Cirillo Brenna, per la seconda di Kg. 175 (dedicata a “Nostra Signora del S.S. Sacramento”) Santin Antonio, e per la terza di Kg. 255 (dedicata a San Giovanni Battista) Stoppa Guerrino, che era in quel periodo l’uomo più anziano della parrocchia. Alla funzione i fedeli parteciparono numerosi, nonostante il disagio del traghetto, con le cronache del tempo che parlano di “un curioso finale di giornata con il Vescovo che, tra una ressa di fedeli, sale sul traghetto e va a visitare la nuova chiesa di Oca. Cosi facendo il Vescovo, oltre a provare l’emozione del “passo”, si rese personalmente conto del grave disagio e dei sacrifici che i fedeli di Oca per anni sostennero per raggiungere la chiesa parrocchiale”.

I disagi dei fedeli con la nuova chiesa sparirono. Il parroco si trasferì a Oca nel marzo 1962, continuando comunque l’attività anche nella chiesa di Gnocca. Il 4 febbraio dello stesso anno viene aperto il nuovo asilo (che fa parte del complesso parrocchiale) con la presenza di tre suore. Sempre nel 1962 inizia la sua attività anche il circolo ACLI, con la gestione provvisoria affidata a Greguoldo Guerrino.

Nel 1963, dopo ben due anni di richieste e pratiche, l’ufficio postale di Ca’Vendramin viene spostato a Oca, mantenendo il nome di “Ufficio Postale di Ca’Vendramin” che ancora oggi conserva.

Nell’agosto 1965 Don Carlo Catozzo è trasferito a Chioggia nella parrocchia di San Domenico, e al suo posto è nominato nuovo parroco Don Dario Fassini. Con il vulcanico Don Dario, che resterà alla guida della parrocchia di Oca per oltre vent’anni, inizia la “rivolta” della frazione verso il capoluogo comunale, con vibranti proteste degli abitanti, e del parroco stesso, per l’allarmante situazione di strade ed argini.

Proprio la “lotta” portata avanti da Don Dario, portò prima alla costruzione della strada provinciale Ca’Vendramin-Gorino Sullam e successivamente anche al rafforzamento degli argini (tuttora tra i più alti dell’intero corso del fiume). Col passare del tempo, nonostante qualche sporadica lamentela, i rapporti tra frazione e centro comunale, almeno politicamente, sono andati migliorando, soprattutto grazie alla presenza, nelle giunte comunali che si sono susseguite negli anni, di vari rappresentanti (nel ruolo di assessori o di consiglieri) della Zona Marina. Oggi i problemi di Oca e delle altre frazioni sono ben altri e riguardano principalmente la forte “emigrazione” verso i centri vicini che offrono maggiori prospettive di lavoro (e più divertimenti), aspetti questi che, unita al forte calo demografico, stanno lentamente spopolando la frazione.

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Come citare questo articolo

Marco Crepaldi. “In visita ad Oca Marina”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-visita-ad-oca-marina/

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