La storia di Lendinara è costellata di esempi di vivacità culturale in tutti i campi: civile, religioso, artistico, letterario, scientifico, economico.
Un elemento che caratterizza fortemente la storia della città, è dato dalla presenza del Santuario della Beata Vergine del Pilastrello, una basilica che è segno di un forte attaccamento ai valori che da sempre sono sostegno al vivere quotidiano e chiara manifestazione di grande amore alla Madonna.
È la storia a confermarlo.
Nel 1595, giusto 400 anni fa, la città di Lendinara, per mezzo degli amministratori di allora, scelse di consacrarsi alla Vergine Maria. Una scelta che allora, come oggi era ed è del tutto singolare.
Il "Santuario della Madonna", così affettuosamente chiamato dai lendinaresi come pure anche dalle popolazioni dei centri vicini, è come in nessun altro luogo del Polesine connaturato con la vita della gente. Qui, nel Santuario del Pilastrello, come pure per le strade e le vie di Lendinara, si può cogliere in pieno la vastità e la profondità della devozione alla Vergine Maria; la sacra immagine della Madonna del Pilastrello è presente ovunque, nelle strade, nei negozi.
In questo sacro tempio, in modo particolare nel “bagno”, tantissime persone silenziosamente si raccolgono in preghiera e ringraziano la Madonna per grazie ricevute; e di questo sono testimonianza gli innumerevoli ex voto.
Gli storici ci raccontano che, nei primi anni del ’500, un certo Giovanni Borezzo fece eseguire una statuetta della Vergine in legno d’ulivo ponendola sopra una nicchia ricavata nella parete esterna della sua casa; è questa una pia devozione ancora oggi molto diffusa nel territorio polesano.
Durante la notte del 9 maggio 1509 un forte vento tolse l’immagine dalla nicchia, la quale fu poi ritrovata nella vicina siepe di rubinie. La gente manifestò grande meraviglia per questo fatto, e fu così che il nobile lendinarese Vincenzo Malmignati fece costruire, nel punto ove fu ritrovata la sacra immagine, un capitello con un piccolo altare, sostenuto da un elegante pilastro. Da qui la devozione alla Vergine, invocata dalla gente con il titolo di "Nostra Signora del Pilastrello", o alla "Madonna nera di Lendinara".
Qualche decennio dopo, ed esattamente nel 1576, un discendente dei Borezzo di nome Lodovico, decise di rifare il capitello e di renderlo più decoroso. Un processo normale che però manifestò un fatto "prodigioso": l'acqua, che i muratori attinsero ad una vicina sorgente che serviva per i lavori, divenne improvvisamente di color rosso sanguigno.
La notizia si diffuse rapidamente, e alla sorgente accorsero infermi e malati di ogni genere, per chiedere la guarigione, e i documenti storici attestano che si verificarono diversi prodigi.
Questi fatti portarono in breve tempo al diffondersi della devozione alla Madonna di Lendinara, al punto che nel 1577 si rese necessaria la costruzione di una chiesa più grande e cioè dell'attuale basilica; l'edificio che noi oggi vediamo è in realtà il proseguo di molti ampliamenti e interventi che si susseguirono nei secoli.
Particolarmente significativi furono i lavori progettati e diretti negli ultimi anni del XVIII secolo dall'architetto lendinarese don Giacomo Baccari, culminati in grandi festeggiamenti nel 1795, nell'occasione del bicentenario della consacrazione della città alla Vergine con la collocazione della statuetta della Madonna in posizione elevata, dietro l'altar maggiore, cui si può accedere attraverso due scale laterali convergenti alla sommità.
Ai primi decenni dello stesso secolo risalgono invece le artistiche tele raffiguranti i miracoli della Madonna di Lendinara, opera di Angelo Trevisani, pittore veneziano che, seguendo la cosidetta “setta dei tenebrosi”, dimostrò la sua abilità nell’uso del chiaroscuro.
Un aspetto importante della vita del Santuario e della città di Lendinara è la presenza da secoli della comunità monastica dei Monaci benedettini di Monte Oliveto, “i frati bianchi” così chiamati dalla gente, ai quali venne appunto affidata la custodia del Santuario. Il luogo quindi assunse prestigio, al punto da essere riconosciuto dalla Santa Sede come Basilica e poi Abbazia con la presenza dell’Abate.
A distanza di quattrocento anni dalla consacrazione della città alla Madonna del Pilastrello, la comunità cristiana e civile di Lendinara, unita alla comunità monastica dei monaci Olivetani, ha rinnovato la propria dedizione alla Vergine Maria.
Infatti venerdì 10 febbraio, alle ore 16, il Consiglio Comunale di Lendinara, convocato in seduta straordinaria, ha riformulato, a nome di tutta la cittadinanza, l’atto di consacrazione e di affiliazione alla Madonna. Poi, alle ore 18, nella Basilica Santuario, il Vescovo di Adria-Rovigo mons. Martino Gomiero, ha tenuto con i monaci del Santuario una solenne concelebrazione eucaristica, alla presenza delle autorità e dei cittadini.
In una società come quella odierna, minacciata sempre più dall’odio, dall’individualismo, dal rifiuto della fede e dei valori cristiani, questo è certamente un grande esempio di coraggio, che assume un significato di autentica testimonianza. È in un certo senso un’intera comunità che ha riconfermato la volontà espressa dai loro avi, di consacrarsi alla Madonna.
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Come citare questo articolo
Settimio Rigolin. “La città della Madonna”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-citta-della-madonna/