Tra le più antiche istituzioni operanti in Polesine, un ruolo veramente originale è tuttora rivestito dalla Comuna di Grignano, che affonda le sue radici nel medioevo, allorché il territorio era soggetto all'Abbazia di Pomposa.
Il 21 marzo a Grignano non si festeggia solo il patrono San Benedetto, ma si ridà vita ad una tradizione che, a partire dall'anno 1494 fino ad oggi, si ripete ogni cinque anni: la suddivisione e l'assegnazione tramite estrazione a sorte dei terreni, denominati "le Comune", ai discendenti delle "antiche famiglie originarie".
L'origine
Risalgono al periodo medioevale le prime investiture enfiteutiche, tramite le quali il Vescovo dell'Abbazia di Santa Maria di Pomposa, retta dai frati Benedettini, dava in uso agli originari di Grignano vasti appezzamenti di terreno.
Il tipo di concessione era "ad meliorandum" e con la clausola "loco et foco", cioè con l'obbligo di bonificare i terreni e di avere residenza ed abitazione nel luogo; inoltre la comunità si impegnava a pagare ogni anno "nella festa della Beata Vergine nel mese di marzo" il canone enfiteutico di "sei pesci cavedani e tre denari dei piccoli".
In origine i terreni concessi erano in gran parte paludosi e boschivi, quindi i primi coloni inizialmente vi praticavano un'economia di tipo silvo-pastorale, sfruttando la possibilità di pescare, cacciare e raccogliere legna per vari usi.
Ma fin dall'inizio gli "Uomini di Grignano" si dedicarono con intensa laboriosità al prosciugamento della valle detta "Communa", raggiungendo il loro scopo in un tempo molto breve tenendo conto dei mezzi che avevano a disposizione.
Quando la bonifica fu quasi del tutto attuata, sorse il problema della coltivazione del terreno che difficilmente poteva svolgersi in comune con profitto e senza essere causa di liti. Venne pertanto sporta richiesta all'Abate perché concedesse alla collettività residente di dividersi periodicamente il terreno comune.
Nell'investitura del 1494, rinnovativa delle precedenti, l'Abate accettò la petizione ponendo come condizione che egli stesso e due uomini di Grignano dirigessero le lottizzazioni del terreno.
Da allora tradizionalmente le estrazioni per le distribuzioni dei terreni avvengono ogni cinque anni il 21 marzo all'interno dell'edificio denominato "Pavajon" situato nella piazza principale di Grignano.
Gli aventi diritto
Abbiamo visto che l'estrazione a sorte aveva lo scopo di eliminare eventuali contrasti tra gli originari sulla scelta della porzione da coltivare, mentre la rotazione dei terreni evitava il perdurare di disparità tra gli assegnatari di zone più o meno fertili e lontane.
I problemi però sorsero quando i "non originari", nel frattempo stabilitisi a Grignano, pretesero di avere dei diritti su quelle terre.
Gli "originari" si opposero a tali pretese, stilando dei registri sui quali vennero riportati i cognomi degli aventi diritto, cioè di coloro i cui avi avevano dapprima contribuito alla bonifica e versato i canoni enfiteutici annui all'Abbazia concessionaria e che successivamente avevano pagato le somme dell'affranco ed i prezzi delle compere delle terre di nuovo acquisto.
Ancora oggi il diritto al godimento dei beni spetta ai discendenti maschi di linea mascolina delle "antiche famiglie originarie" che abbiano compiuto 16 anni e che abitino a Grignano "loco et foco". (Con la dizione "antiche famiglie originarie" si intende identificare quelle famiglie che, nel 1642, anno in cui fu redatto il primo Statuto, avevano l'originarietà da 300 anni circa).
Attualmente rimangono 19 dei 22 cognomi originari, in quanto tre famiglie si sono estinte. È curioso osservare che tutti i cognomi dei beneficiari dei beni collettivi sono accompagnati da soprannomi¹.
Questi soprannomi, che l'uso popolare privilegia ancora adesso rispetto ai cognomi veri e propri, nascevano da una caratteristica della famiglia o del capofamiglia (località abitata, mestiere svolto, particolarità fisiche di qualche rilievo, ecc.) e servivano soprattutto allo scopo di individuare con maggior chiarezza, per chi venisse da fuori, la persona o il nucleo familiare desiderato.
I frazionamenti
Da 500 anni a questa parte la suddivisione e la spartizione delle terre si ripete sempre con lo stesso procedimento.
Iscrizione: ogni cinque anni il "massaro" (ovvero il segretario incaricato dalla Amministrazione) passa per le case dei compartecipi, si accerta del numero degli aventi diritto per ogni famiglia nel quinquennio e procede alle iscrizioni nella lista.
Accorpamenti preventivi: all'atto dell'iscrizione i compartecipi hanno la possibilità di richiedere che il proprio appezzamento venga estratto associato a quello di altri aventi diritto, in modo da formare un unico lotto più grande. Viene definito "capotesta" chi fa estrarre a proprio nome la Comune associate.
Solitamente vengono raggruppate, a nome del capofamiglia, la Comuna del capofamiglia stesso assieme a quelle dei figli o di eventuali parenti, ma non è raro il caso di persone che cedono il godimento per il quinquennio in cambio di un compenso in denaro.
Lo Statuto stabilisce che non possono essere associate, a nome di un unico "capotesta", più di 10 Comune.
Frazionamento: dopo che il "massaro" ha ottenuto il numero esatto degli aventi diritto, il tecnico incaricato predispone una planimetria sulla quale evidenzia la divisione della superficie netta in tante parti uguali quanti sono i compartecipi iscritti (numero delle "teste") per il quinquennio.
Assegnazione: ancora oggi, secondo l'antica tradizione, l'assegnazione dei lotti di terra avviene il 21 marzo del secondo e settimo anno di ogni decennio, all'interno dell'edificio denominato "Pavajon"; tramite un'estrazione a sorte, per mano infantile che associa in modo casuale ogni quota di terra ad ogni compartecipe, per la durata del riparto.
Estrazione: in un'urna di vetro vengono inseriti i bossoli contenenti solo i nomi dei "capitesta" (quindi non tutti i nomi degli aventi diritto). Di ogni capotesta viene indicato cognome, nome, paternità, soprannome caratteristico di ogni famiglia e numero delle "teste" (particelle minime) che si vuole accorpare.
Quando viene estratto il bossolo, al capotesta vengono assegnate, una di seguito all'altra, tante particelle minime quante ne indica il numero preventivamente concordato ed indicato nel biglietto. L'ordine di estrazione stabilisce la posizione del lotto assegnato: al primo estratto viene assegnata la porzione a partire dalla località fissa denominata "l'Arzere" (l'argine).
Attuale estensione delle proprietà
Attualmente le "Comune" hanno un'estensione complessiva di 130 ettari: 124,2 ettari di terreno derivano dalle antiche concessioni enfiteutiche, mentre circa 5,8 ettari di terreno derivano da acquisti successivi.
I 130 ettari di terreno non sono formati da un corpo unico, ma sono costituiti da un corpo principale, suddiviso in "braie", di circa 120 ettari e da altri piccoli appezzamenti denominati: "le Comunette" e il "Prà delle Rotole".
Compresi nelle proprietà sono anche il "Pavajon" e il fondo detto "l'arzarello" sul quale è stato costruito il fabbricato adibito a sede dell'Amministrazione e, un tempo, ad abitazione del guardiano.
Questi sono gli unici edifici presenti nelle proprietà degli "Antichi beni Originari".
All'interno dei territori delle Comune invece, per Statuto, non è possibile edificare alcun tipo di costruzioni stabili, nemmeno se di legno o se facilmente removibili, in conformità al diritto di godimento limitato nel tempo che ciascun compartecipe ha sulla propria Comuna.
Il "Pavajon"
Situato nella piazza principale del paese e caratterizzato dal tipico tetto a padiglione, da cui trae il nome, questo antico edificio è ormai il simbolo indiscusso di Grignano.
Costruito nel 1409 e restaurato nel 1892, come riporta la lapide posta in alto al centro del frontone, il Pavajon è stato vincolato dal Ministero della Pubblica Istruzione il 26 febbraio 1923 quale immobile di importante interesse storico ed architettonico.
L'investitura del 17 febbraio 1454 lo ricorda tra le proprietà della "Comuna", assieme ai 130 ettari di terreno, e lo descrive come: "un casamento casamentivo già di una casa di canna e hora di una casa coperta de coppi posta in detta Villa tra questi confini cioè da tutti due li cappi e da tutte due le bande da via pubblica".
Si rileva quindi che, prima di essere costruito in muratura nel 1409, il Padiglione si presentava come un rifugio in canna e fango. Anticamente infatti tale costruzione serviva come luogo d’ospizio per viandanti, pellegrini e soldati provenienti dal NordItalia e diretti a Roma.
In seguito divenne luogo di mercato e centro della vita sociale di Grignano fino a quando, in seguito alla concessione benedettina, fu scelto come sede delle riunioni e delle estrazioni periodiche dei terreni. Ancora adesso ogni cinque anni il 21 marzo all’interno di questo edificio si riuniscono i compartecipi in occasione del rinnovo dell’assegnazione della “Comuna”.
Da sempre simbolo della eredità dei benedettini, prima del restauro del 1892 deve aver trascorso momenti poco felici. La situazione di grave degrado dell’immobile si coglie in un articolo data 23 marzo 1891, apparso sul Corriere del Polesine, in cui fra l’altro si legge: … nel bel mezzo della piazza principale, una tettoia sostenuta da colonne di pietra, senza verun pregio artistico e quasi diroccato, costruita illo tempone dagli originari per servirsene di ricovero in tempi di pioggia con le loro mandrie di porci e di asini. Ora tale tettoia, che porta il nome di Padiglione, non serve più a tali usi, ma è passata ad usi peggiori, cioè serve da latrina pubblica … Il Sig. Prefetto nella sua visita a questo Comune, notando lo sconcio, ne suggeriva la demolizione anche per abbellire la piazza”.
Fortunatamente sulle ipotesi di abbattimento prevalse il buon senso, con un intervento di restauro che si compì nel 1892 e fu solennizzato nell’ultima domenica di ottobre.
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Come citare questo articolo
Stefania Schiesaro. “La Comuna di Grignano”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-comuna-di-grignano-2/