Per secoli, l’arte figurativa ha avuto la funzione principale di raccontare storie ad un pubblico che non era in grado di leggere, ma che quelle storie conosceva perché appartenenti alla tradizione orale condivisa. Così in una pala d’altare riusciva a riconoscervi la parabola del Vangelo o il santo rappresentato con il suo martirio. Di fronte ad un bacio scolpito nel marmo riusciva a sentire la dolcezza della favola d’amore tra Amore e Psiche.
Senza che ce ne accorgessimo, però, quelle stesse opere d’arte si sono chiuse nel silenzio delle pieghe della loro algida bellezza, trasformate in preziosi scrigni di tanti segreti. Al loro cospetto restiamo ancora ammirati per la grazia delle linee, per la forza dei colori, ma nulla ci è dato delle tante storie di cui ciascuna opera è portatrice.
L’arte figurativa tace. Tacciono molte pale d’altare dentro le nostre chiese, molti dipinti nelle pinacoteche, tacciono i monumenti nel centro delle nostre piazze, i fregi dei palazzi. Quel ponte emotivo che lega da sempre gli uomini alle storie, di cui l’arte è espressione, sembra essere crollato o almeno lo è tra i non addetti al settore.
Per John Berger, giornalista, artista, critico d’arte, intellettuale solitario, ricostruire quel ponte si può: a colpi di narrazione. “La narrazione dell’arte – scriveva – fuori dalle maglie dell’Accademia è la via principale per coinvolgere, affascinare, persino insegnare. Bisogna che lo sguardo e il racconto siano edificati nell’esperienza e nel piacere perché possano arrivare a toccare la mente”.
È con questo spirito che mi sono accostata alla Contadina di Virgilio Milani, di cui una copia in bronzo per diverso tempo è stata esposta a Palazzo Roncale nel cuore di Rovigo, poi spostata senza che nessuno o quasi se ne accorgesse. E sempre con lo stesso spirito ho chiesto in prestito al poeta Gigi Fossati alcuni dei suoi versi più belli tratti da “Polesine”. La mia speranza è di restituire alla Contadina la sua potente ed evocativa voce.
L’alba attende il giorno in un cielo gonfio di grigio. Di un grigio impalpabile e umido che avvolge e rende uguale tutto, nella bassa campagna polesana.
Il gallo intona il suo canto squillante. Anche la Contadina mormora la sua canzone: “Tera e aqua, aqua e tera/ da putini che da grandi/ Siora aqua ai so comandi…” e toglie dal fuoco della stufa un pezzo di pane impastato di notte che le basterà a mezzogiorno.
È una giornata d’autunno, non importa la data, non c’è vacanza alla ripetizione.
Il profumo dolciastro delle barbabietole, quello pungente del fieno tagliato e della terra spezzata dall’aratro, si mescola all’odore dell’acqua stagnante. Quella c’è sempre. C’è nei lunghi filari delle risaie. C’è lungo gli sterrati, c’è in prossimità dei fossi e dei canali, c’è nella golena lussureggiante dei due giganti d’Italia, il Po e l’Adige, che racchiudono questo pezzo di Paese.
Quando intorno è asciutto, perché il sole caldo si è preso tutto, anche le lacrime e fino all’ultima goccia di sudore, l’odore dell’acqua stagnante resta negli sguardi della gente che la forza dirompente dei fiumi, con le sue rotte e le alluvioni, la conosce davvero.
La Contadina lo sa. Conosce così bene la disperazione che segue ad ogni rotta o alluvione, che mentre gli uomini rafforzavano gli argini, lei rafforzava il suo animo.
“Tera e aqua! Tera nuda/ Gnente piante, gnente ombrìa/ Sta fadiga mai finìa/ la comanda che se suda”.
Ruvida e dello stesso colore della terra è la sua pelle, bruciata dal sole e dal vento. Il fazzoletto stretto sotto il mento esclude ogni vezzo, ogni capriccio di femmina. Sotto gli abiti umili, rigati come i fogli di un quaderno su cui stanno impressi i segni di una memoria senza grandezza, è un corpo abituato alla fatica.
Le braccia, come le mani, sono forti. Sempre al lavoro, altrimenti conserte al petto, dove la Contadina trattiene tutto ciò che possiede.
Le gambe robuste ed energiche, anche quando sono a riposo, hanno imparato a stare con dignità dritte dove il destino le ha volute. Non tremano, non scricchiolano, non cedono, si piegano solo per pregare. Vibrano sotto il peso di quella nenia sempre uguale di “Tera e aqua, aqua e tera!”.
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Come citare questo articolo
Micol Andreasi. “La contadina di Virgilio Milani”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-contadina-di-virgilio-milani/