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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Vianelli a Tornova

A Tornova di Loreo, una eminente costruzione settecentesca, tra storia, architettura e paesaggio rurale

di Roberta Marcolongo

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 20–23

Tornova, affacciata sulle placide acque del Naviglio, si erge Villa Vianelli: un imponente edificio settecentesco in una corte rurale della superficie di 19.000 mq.

Tornova è un borgo della periferia settentrionale di Loreo, dove il paesaggio è definito in un mosaico di appezzamenti agricoli. Oggi, l’identità di questo territorio è prettamente di tipo rurale, mentre in passato, il sito era noto per essere stato un caposaldo militare e successivamente una dogana per la Repubblica della Serenissima. La vicinanza con il fiume Adige ed il collegamento alla via navigabile del Naviglio che conduceva verso Loreo, accendevano questioni politiche territoriali di un certo rilievo, del cui ricordo rimangono tre elementi significativi:

• il toponimo “Tornova” ossia “Torre Nuova”, avamposto militare a protezione del comune bassopolesano;

• la “Stele di Tornova” (a ridosso dell’Adige) un manufatto in pietra d’Istria, sul quale si leggono le tariffe daziali per il passaggio delle imbarcazioni;

• la storica Villa Vianelli – di cui qui ci occupiamo – il cui fascino continua a catturare l’attenzione dei locali e dei viandanti, nonostante i segni indelebili del tempo che inesorabilmente scorre sulla sua struttura e sulla sua storia.

Per le sue caratteristiche, lo storico edificio, affacciato sul corso d’acqua, può essere classificato in vari modi, come “Villa Veneta”, “Villa rustica” e “Casa Padronale Polesana”.

La prima definizione è appropriata in quanto il manufatto evidenzia i caratteri costruttivi tipici degli edifici della nobiltà veneta in ambiente agreste: il corpo centrale è affiancato da due ali, con corte, barchesse e la cappella gentilizia dedicata alla “Beata Vergine della Marina”; presente inoltre un giardino e varie adiacenze.

Della villa rustica prevale invece la sua funzione legata all’aspetto rurale, mentre nella casa padronale si racconta in particolare la storia del XX secolo, quando vigeva un sistema che faceva riferimento ai coloni e alla conduzione a mezzadria dei campi, proprietà della famiglia Vianelli.

Le caratteristiche della villa e i passaggi di proprietà

L’edificazione della villa risale al 1770

L’edificazione della villa risale al 1770, informazione che leggiamo sulla pedata del gradino al piano nobile ad opera dei nobili Zanchi, i primi proprietari, una ricca famiglia di possidenti dell’area bergamasca e veronese. I Zanchi coltivavano buoni rapporti con la Repubblica Serenissima; tra le varie attività, erano dediti alla gestione dei fondi ed interessati in particolare alla coltura del riso. Infatti l’area rurale da Tornova fino a Loreo si caratterizzò tra ‘800 e ‘900 per le imponenti estensioni risicole.

Della famiglia Zanchi resta l’emblema sul portale al piano nobile della facciata: una torre alla ghibellina con due mezze lune speculari. Di particolare interesse sono anche i due bassorilievi ovali con medaglioni posti sulla facciata.

L’importanza della villa si denota nelle dimensioni del corpo di fabbrica con tre piani fuori terra ed una superficie totale di 774 mq. (una larghezza di 27 m, una profondità di 16 m ed un’altezza di 16 m.) e si coglie nell’armoniosa e sobria facciata che esprime la sua bellezza secondo i canoni estetici della villa veneta.

Al piano terra la facciata presenta un portale centinato con arco a tutto sesto. All’altezza del piano nobile spicca una imponente trifora, la cui luce centrale presenta un arco a tutto sesto, sormontato da un fastigio culminante con lo stemma nobiliare. All’ultimo piano si notano delle luci (finestre) di minori dimensioni dove si trova il sottotetto con soffitta.

L’intonaco, seppur mancante in certi punti, evidenzia il colore originale dell’edificio, ossia una tonalità dei classici “rossi veneziani”, realizzata secondo il metodo che vede mescolarsi la calce con pigmenti di coccio pesto (quest’ultimo ottenuto dallo sbriciolamento di mattoni rossi).

La villa si affaccia su un prato verde ed un’aia, mentre sul retro troviamo un grande giardino con piante secolari e una maestosa fontana, ormai purtroppo abbandonata e avvolta tra edere e piante selvatiche. In passato c’era anche una grande serra con piante tropicali e all’esterno agrumeti, viti, allori e rigogliose siepi. Un pozzo fungeva da ghiacciaia. Il perimetro della corte era definito da un muro di mattoni con portali d’ingresso, parti di questi sono presenti ancora oggi.

Nota inizialmente come Villa Zanchi, poi Villa Nordio-Zanchi, dal 1868 passò alla famiglia dei Conti Vianelli, i cui eredi ne conservano ancor oggi la proprietà assieme alla corte ed ai terreni circostanti.

I ricordi della storia tra ‘800 e ‘900 della villa ci giungono per via orale da coloro che hanno vissuto nella corte di Villa Vianelli, dove circa 400 persone a inizio del XX secolo si dedicavano alla vita rurale, secondo le consuetudini polesane dell’uso del fondo agricolo.

Seppur in precarie condizioni strutturali, la villa merita anche una visita al suo interno dove si conservano decorazioni, stucchi, volte a crociera e a botte lungo le scale che portano al piano nobile, nel quale si nota il pavimento con il tipico terrazzo alla veneziana. Volgendo lo sguardo al soffitto, notiamo l’emblema della famiglia dei Conti Vianelli.

Aprendo la porta che dà sul terrazzino, dalla facciata centrale lo sguardo viene rapito dal paesaggio rurale e dal canale Naviglio, ed è facile lasciarsi trasportare nell’immaginario di coloro che si apprestavano a vivere la loro quotidianità nello sfarzo di ciò che poteva trovarsi in questi ambienti.

Purtroppo, durante la seconda guerra mondiale, la villa ospitò un commando tedesco, alla cui ritirata, si registrò il depredamento di ogni bene custodito nella villa: arredi, tendaggi, suppellettili, il pianoforte e molto altro. Rimase solo al piano terra il grande tavolo da biliardo, probabilmente troppo “ingombrante” per essere trafugato, così ci racconta un signore che visse qui in quei momenti.

Del periodo bellico, gli abitanti di Tornova conservano molti ricordi in merito alla “invadente” presenza del commando tedesco: la villa rappresentava un quartier generale sul territorio, e la famiglia Vianelli fu costretta ad allontanarsi.

Nelle cantine della villa erano state allestite le carceri per i prigionieri: interessanti scritte in polacco, ancora presenti oggi sui muri che ci narrano di questo triste evento.

Successivamente la villa dal 1945 al 1950 ospitò la scuola elementare di Tornova e fu abitata fino all’alluvione del 1951. Poi alcune famiglie, alle dipendenze dell’azienda agricola dei Conti Vianelli abiteranno nelle dependance della corte, mentre in villa si solennizzeranno alcuni momenti importanti: tra questi verrà festeggiato il matrimonio di Galdino Bergamin (figlio di Massimiliano: il giardiniere di villa Vianelli) nel 1963, ultimo evento di sfarzo che salutò definitivamente la presenza di vita negli ambienti del palazzo.

Oggi, Villa Vianelli continua ad affascinare coloro che si trovano a percorrere la strada di Tornova, mentre è ancora molto vivo il ricordo del passato tra le genti che vivono nel territorio e che raccontano storie d’altri tempi: attraenti, particolari e ricche di aneddoti sulla vita in “Corte Vianelli” e nella sua villa.

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Come citare questo articolo

Roberta Marcolongo. “Villa Vianelli a Tornova”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-vianelli-a-tornova/

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