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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La palazzina dell’ex zuccherificio

A Bottrighe un bene di pregio, risalente agli anni ‘20, in attesa di un intervento di recupero

di Roberto Marangoni

Ventaglio Novanta n. 59 2019 pp. 48–49

Dell’ex zuccherificio di Bottrighe, altro non rimangono che i due grandi silos che immagazzinavano trecentomila quintali di zucchero. Un quantitativo davvero importante che, durante i mesi post campagna saccarifera, veniva progressivamente passato nell’apposito reparto per essere suddiviso in pezzature utili per la vendita. A ciò provvedevano idonei macchinari per il confezionamento dello zucchero in pacchi e scatole da 1 e 2 kilogrammi, nonché per le classiche bustine uso bar. Ma venivano pure confezionati sacconi da cinquanta kili, oppure lo zucchero passava direttamente in cisterne che proseguivano per l’impiego nell’industria dolciaria.

A parte i due grandi silos, tutto il resto della storica fabbrica è stato abbattuto anni fa. Ed ancor prima l’antico camino che aveva lasciato posto alla centrale elettrica della società “Adria Power” di Faenza, mai entrata in funzione, che nei progetti dell’allora Ajinomoto, avrebbe dovuto fornire energia e vapore a quello stabilimento. Di tutto ciò che concerneva il glorioso zuccherificio, ai nostri giorni rimane solo il ricordo e qualche rara fotografia dell’epoca.

Se dunque, a parte i due silos, nulla resta del grande complesso produttivo, rimane però una palazzina di interessante valore architettonico: è l’edificio stile anni venti, costruito qualche anno dopo la messa in funzione dello stabilimento con la prima campagna saccarifera dell’agosto 1914.

La palazzina fu sede degli uffici direzionali dello zuccherificio, poi anche sede uffici della Polychimica, impianto che riciclava teli in polietilene e che tanto ha fatto discutere in tutti questi anni. L’area è tutt’oggi legata al curatore fallimentare.

Il segno del tempo e dell’abbandono continua inesorabilmente ad infierire sullo storico edificio e sarebbe un peccato che tutto andasse perduto. “Il tetto sta cedendo” è il recente il grido di allarme di Claudio Bellini, che abita nei pressi della palazzina. “L’erosione del tempo – spiega Bellini- ha creato un foro di discrete dimensioni nel tetto, ed è un vero peccato che un edificio di pregio e valore, ormai ultimo ricordo della storica attività industriale di Bottrighe, subisca questo trattamento”.

L’amministrazione comunale non è direttamente coinvolta, essendo una proprietà privata, ma sicuramente può farsi interprete presso l’attuale curatore fallimentare per individuare un futuro per il sito. Da tempo tiene banco la bonifica di quest’area, conclusa in parte, ed ora sta prendendo il via la fase di rimozione di tre misuratori di amianto presenti nel sito, a seguito di sondaggi effettuati in cui risultavano presenze di amianto e di idrocarburi altamente tossici. La ditta Rigato di Marghera si è aggiudicata l’appalto di bonifica per un importo di quasi novantotto mila euro.

Una volta completate definitivamente le operazioni di bonifica e liberata da ogni vincolo, l’area potrebbe diventare appetibile ed interessare, per eventuali espansioni, anche il prospicente stabilimento della Mater-Biotech del colosso Novamont. Il comune potrebbe tentare di acquisire la palazzina e l’area circostante, cercando magari di valutare la possibilità di accedere a finanziamenti europei per il recupero di siti di archeologia industriale. Ma potrebbe anche essere percorsa la via di un eventuale accordo pubblico-privato.

L’edificio, ristrutturato e mantenuto nel suo aspetto, potrebbe diventare un polo culturale, magari quale sede di ricerca storica o anche di un museo dell’industria saccarifera. Ricordiamo infatti che in Polesine esistevano ben dodici impianti di lavorazione delle barbabietole. Oggi in Italia rimangono solamente due zuccherifici, a Pontelongo (Padova) e Minerbio (Bologna) appartenenti a Italia zuccheri della CoproB, Cooperativa produttori bieticoli. Un eventuale recupero della palazzina potrebbe così rappresentare il centro di memoria della storia della comunità, ricordo di quello che fu l’intera area che in settantasette anni diede un lavoro e benessere a migliaia di persone.

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Come citare questo articolo

Roberto Marangoni. “La palazzina dell’ex zuccherificio”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-palazzina-dellex-zuccherificio/

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