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STORIA - TRADIZIONI

Le soppressioni del 1810

Dopo la chiusura di monasteri e conventi, importanti opere d’arte approdarono presso la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi

di Luigi Contegiacomo

Ventaglio Novanta n. 59 2019 pp. 50–55

Nel n. 57 del Ventaglio (cfr “Le soppressioni dei monasteri” pag. 58 e successive) abbiamo dato conto dei provvedimenti che, a partire da metà del ‘700, colpirono molti conventi, monasteri e confraternite, con iniziative volte a ridimensionare il potere di tali istituzioni religiose, incamerandone i beni al fine di sopperire alle necessità governative. Iniziative queste avviate in Veneto già dalla Serenissima e poi ampliate consistentemente in epoca napoleonica con soppressioni di Conventi e Monasteri a partire dal 1797, seguite da consistenti interventi nel 1805.

Dopo un quinquennio da quest’ultima data, prenderà vita un nuovo capitolo di tale politica napoleonica, ispirata da un radicale laicismo ma anche dalla necessità di “far cassa”. Sarà infatti il 1810 l’anno decisivo per la chiusura della maggior parte degli Istituti religiosi della provincia, in virtù del Decreto del 25 aprile 1810, che tagliò di netto col passato, trasformando decine di complessi monastici, chiese, oratori, ospizi in semplici “case d’affitto” o in caserme militari e di polizia. Sopravvissero unicamente i Seminari vescovili, le chiese parrocchiali, il Vescovado con le sue due sedi.

Le perizie di stima dei beni confiscati vengono affidate dalla Direzione del Demanio e Diritti uniti del Dipartimento del Basso Po con sede in Ferrara soprattutto al perito ferrarese Luigi Casoni, il più attivo in Transpadana e nel Polesine di Rovigo, insieme al perito Angelo Bocchi, attivissimo a Ferrara e in Transpadana. Questi i principali provvedimenti in riferimento a Rovigo:

• viene messa all’incanto la chiesetta di S. Maria della Fraglia dei Battuti, sopravvissuta alla soppressione settecentesca ma non a quella del 22 maggio 1806, e subito abbattuta dopo l’acquisizione da parte di un sodalizio privato;

• il Monastero della SS. Trinità viene demanializzato e messo all’asta (lo prenderà in affitto l’ex Badessa), mentre sopravvive sino al 1871 la chiesetta, quando verrà chiusa e abbattuta per far posto al nuovo Tribunale che prende il posto dell’intero complesso monastico agostiniano;

• si conferma la chiusura e la vendita all’asta il 12 maggio 1810 del Convento dei Cappuccini (S. Michele Arcangelo), soppresso definitivamente con Regio Decreto 25 aprile 1810. Nel 1821 diverrà sede della nuova Casa di Ricovero, per poi tornare ad ospitare una comunità cappuccina nel 1851 grazie alla generosità di Giacomo Giro che nel 1844 aveva donato il complesso di S. Bartolomeo (acquisito nel 1810) al Comune, consentendo così lo spostamento della Casa di Ricovero nei locali dell’ex Monastero Olivetano;

• la vendita dell’ex Monastero di S. Bartolomeo risulterà la più importante. Con atto del notaio ferrarese Luigi Bonetti, appoggiato alla meticolosa perizia di Luigi Casoni, 14 agosto 1810, il grande complesso olivetano passa in mani private con l’aggiudicazione a Salomon Luzzatti, di Moisè, acquirente per 22.859 lire, e da questi a Girolamo Giro, che vi subentrerà immediatamente, mentre il Demanio si riserva la chiesa col piazzale e la casa del custode (restano a custodia della chiesa, suffraganea della parrocchia dei SS. Francesco e Giustina, l’abate Lodovico Bonardi e pochi altri monaci) stabilendo provvisoriamente nei chiostri una caserma militare.

Importanti quadri destinati all’Accademia

Restano alcune notizie ufficiali relative a tesori conservati nelle strutture soppresse e ufficialmente lasciati sul posto, perché ritenuti dall’Intendente di Finanza, nel 1822, di proprietà delle rispettive fabbricerie. Si tratta di sette importanti quadri poi depositati dal 1836 presso la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi in comunione col Comune di Rovigo, dopo il restauro eseguito a spese del Comune dal professore padovano Lorenzo Pinzoni.

I 7 preziosi quadri sono così descritti nel 1837 – indicando la chiesa di provenienza – anno in cui figurano tutti in Pinacoteca (oggi i primi 4 sono tornati a S. Francesco).

Dalla CHIESA DI S. FRANCESCO di Rovigo:

1. Tavola col Battesimo di Cristo di Cima Giovan Battista da Conegliano (1° altare a destra entrando in chiesa) del 1542;

2. Tavola con immagine della B. Vergine col Bambino in grembo, S. Pietro a dx, S. Andrea a sx del ferrarese Domenico Panetti (2° altare a dx entrando in chiesa¹). La lunetta si trovava sull’altare della cappella Casalini, commissionata da Ginevra Scavasette, vedova di Andrea Casalini, ed è del 1507-1513 ca. Col rifacimento della chiesa nel 1826 fu spostata e il 18 ottobre 1844 donata dai Fabbriceri alla Pinacoteca dei Concordi perché ne curasse il restauro;

3. Tavola con la Venuta dello Spirito Santo del ferrarese Girolamo da Carpi (3° altare a dx entrando in chiesa);

4. Tavola con Maria Vergine col Bambino in gloria, in mezzo S. Girolamo, ai piedi S. Francesco d’Assisi di Benvenuto Tisi detto il Garofolo (isolato, senza altare e prossimo alla Cappella di S. Antonio).

Dalla CHIESA DI S. BARTOLOMEO APOSTOLO di Rovigo

(nei 2 laterali del secondo altare entrando in chiesa, a sinistra, dedicato al SS. Sacramento:

5. Pala con S. Bartolomeo e S. Benedetto del ferrarese Dosso Dossi (che presenta prima del restauro gravi danni da tarli, scrostature e molte ripitture;

6. Pala con Sant’Agata e Santa Lucia del ferrarese Dosso Dossi (non particolarmente rovinato ma con ripitture ad olio fatte da mano sacrilega).

Le due tele, che originariamente si trovavano nella chiesa di S. Maria dei Sabbioni, passata agli Olivetani e salvatasi dalla chiusura perché divenuta nel 1819 cappella del nuovo cimitero, erano state spostate nel 1691 nella chiesa di San Bartolomeo a causa dell’umidità e da qui nel 1836 consegnate al Comune per il restauro. Esse fanno tuttora parte della quadreria dell’Accademia (in loco restano copie su tela) e sono ora attribuite a Girolamo da Carpi, pittore ferrarese (1501-1556).

Dalla CHIESA DEI CAPPUCCINI di Rovigo

in sagrestia, che faceva parte prima del convento e divenuta stanza delle sedute della casa di Ricovero, il cui complesso sarà venduto dal Demanio al Comune nel 1836:

7. Tela con S. Caterina di Palma il Vecchio (molto danneggiata, per cui la Commissione di Pubblica Beneficenza, cui compete la Casa di Ricovero, decide di affidarla alla Pinacoteca).

I sette quadri vivranno una lunga contesa tra istituzioni. Infatti il Demanio, visto l’ingente valore delle opere, tornerà alla carica per rivendicarne la proprietà nel 1888, quando il Direttore delle Regie Gallerie del Museo Archeologico di Palazzo Ducale di Venezia, su incarico del Ministro della Pubblica Istruzione, chiede all’Accademia dei Concordi un elenco dei 7 quadri ritenuti demaniali. Ma l’iniziativa non avrà seguito e i quadri rimarranno fortunatamente nel patrimonio dell’Accademia.

Da Rovigo segue invece strade che la portano in Lombardia un’altra opera. Si tratta dell’Adorazione dei Magi, proveniente da S. Bartolomeo di Rovigo e assegnata al Demanio. Su quest’opera – elencata tra i quadri importanti che figurano in una pubblicazione della Baracchi sulle requisizioni del 1811 – pone gli occhi il Boccolari per la Pinacoteca di Brera, per cui il dipinto finisce probabilmente a Milano.

Nuove opere frattanto approdano all’Accademia:

– dalla CHIESA DEI CAPPUCCINI di Rovigo:

• un Ecce Homo, S. Chiara e S. Francesco dipinti sul rame di un prezioso Tabernacolo posto sull’altar maggiore della chiesa e attribuito a Lodovico Carracci² (del Romagnolo l’attribuzione al pittore bolognese vissuto tra il 1555 e il 1619). Il 5 marzo 1848 fu donato da Francesco Antonio Venezze, presidente dell’Accademia dei Concordi, allo stesso Istituto.

– dal MONASTERO DELLA SS. TRINITÀ di Rovigo, giunge infine ai Concordi:

• una Santissima Trinità di Johan Carl Loth che resta temporaneamente nella chiesa aperta al pubblico come sussidiaria di S. Francesco: si tratta del quadro ora in Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi³ che il Romagnolo attribuisce ad artista ignoto del sec. XVII, seppur prima attribuito al Loth dal Bartoli.

Oltre ai succitati quadri, tra i beni che passano di mano per finire nella Biblioteca dell’Accademia dei Concordi troviamo – provenienti dalla ricca Biblioteca dei Cappuccini – libri che vanno dal sec. XVI al XIX. (Inventario 1867 redatto da Giacinto Mantovani).

E ancora dai CAPPUCCINI – che vengono nuovamente soppressi nel 1867 dal nuovo Governo italiano – troviamo nel 1876 già consegnati all’Accademia dei Concordi per conto del Comune di Rovigo ben 35 quadri. Nel 1909, 30 sono nelle soffitte dell’Accademia⁴ perché di nessuna importanza, mentre 5 sono nelle sale della Pinacoteca e del Museo, in quanto ritenuti di pregio e così identificati dal bibliotecario dell’Accademia dei Concordi Domenico Strada:

• un Angelo Gabriele ritenuto della scuola di Dosso Dossi;

• un Martirio di S. Lorenzo di pittore veneto;

• un Paesaggio con battesimo di Gesù⁵ attribuibile forse a Francesco Zuccarelli;

• una Fuga in Egitto⁶, anch’essa attribuita con qualche dubbio a Francesco Zuccarelli;

• un dipinto della Santissima Eucarestia con fiori e nel mezzo due angeli che reggono ostensorio, ritenuto opera di Elisabetta Marchioni⁷.

Il Romagnolo riferisce che il paliotto d’altare fu donato dall’anziana pittrice ai Cappuccini che lo posero sull’altare maggiore e che ancora Francesco Antonio Venezze, presidente dell’Accademia, poi lo donò all’Accademia il 6 agosto 1848.

Davvero un lungo percorso quello di queste preziose opere d’arte…

Le immagini dei quadri qui pubblicate ci sono state gentilmente fornite dall’Accademia dei Concordi, a cui va il nostro ringraziamento.

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Come citare questo articolo

Luigi Contegiacomo. “Le soppressioni del 1810”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-soppressioni-del-1810/

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