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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La ruota sullo Scortico

Al Mulino del Pizzon di Fratta Polesine, installata una nuova ruota idraulica, recuperando la memoria del congegno che un tempo azionava le macine

di Cristiano Fenzi

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 40–42

È fatta!… Io e Mauro ci guardiamo in faccia.

Scoppiamo in una risata di soddisfazione.

La ruota gira sotto la spinta dell’acqua dello Scortico con uno scroscio ritmato.

Nell’immaginario collettivo l’idea di mulino è sempre associata alla “ruota”, ed anche all’Ecomuseo Mulino al Pizzon di Fratta Polesine da visitatori ed ospiti scaturiva la domanda: “ma la ruota dov’è?”.

In effetti da tempo mancava. Bisognava dunque provvedere. Occorreva progettare, costruire ed infine installare, sul luogo assegnatole dalla storia, la ruota del mulino.

Già alcuni anni fa l’intuito di Maurizio, che al tempo assieme alla famiglia gestiva la locanda annessa all’Ecomuseo, lo aveva spinto alla costruzione di una ruota di legno, simulando quella originale del 1846, data del progetto dell’impianto molitorio. Il tempo e le azioni atmosferiche avevano però degradato la struttura ad un punto tale da richiederne lo smantellamento.

Che fare?

Per un breve periodo, grazie all’opera di Alberto, si era voluto mantenere una parvenza di ruota idraulica con alcuni elementi, ma il coinvolgimento di Mauro, abile carpentiere, ed il sostegno insistente di Beppe, hanno portato alla decisione “storica”: ricostruire la struttura in ferro. Misure, quantificazione dei materiali, ordine e consegna sono stati tempestivi. Con piena fiducia si iniziano i lavori.

La ruota idraulica di un mulino non è una cosa banale: fin dai tempi antichi si sono costruite utilizzando legni di vario tipo, fino ad arrivare in tempi più recenti all’uso dell’acciaio. La progettazione della ruota del Pizzon richiedeva pertanto uno studio attento in funzione dell’utilizzo e soprattutto della sua collocazione nel contesto geografico ed ambientale.

È bene precisare che la ruota idraulica non è altro che un mezzo per trasformare l’energia dell’acqua di un fiume o torrente in energia meccanica per svariati utilizzi come la macinazione dei cereali, delle castagne, la spremitura delle olive, la pilatura del riso, la follatura degli stracci per la produzione della carta, il maglio nella forgiatura dei metalli ed altre varie applicazioni. Quindi nel passato ogni ruota aveva il suo preciso disegno e dimensioni.

Per quanto riguarda il Mulino del Pizzon di Fratta Polesine le ruote idrauliche originali erano due, costruite in legno, di circa 5 metri di diametro con 32 pale, tali da sfruttare al meglio l’energia dell’acqua per un salto medio-basso. A testimonianza di ciò, nella fase di pulitura delle due vasche di passaggio dell’acqua sono state trovate le tracce dello strisciamento delle ruote sia sulle pareti in mattoni che sul fondo pavimentato con marmo rosso-ammonitico proveniente dall’area veronese.

Dopo aver tolto tutte le parti di legno rimaste, il lavoro è iniziato per forza di cose dall’asse, collocato precedentemente nella vasca più vicina alla struttura del mulino dove esisteva una paratoia di sbarramento per il controllo dell’afflusso dell’acqua proveniente dalla derivazione del canale Scortico.

Sopralluogo e varie misurazioni hanno preceduto il successivo ordine da parte di Mauro dei materiali occorrenti ed arrivati in breve tempo a destinazione con l’ausilio dell’ampia vettura di Beppe: un bel peso di profilati di ferro e lamiere zincate.

La tenacia, l’abilità e l’ingegno di Mauro nell’arte della saldatura (e con il mio aiuto) hanno portato alla impostazione di massima della struttura, realizzata con un diametro ridotto rispetto l’originale e con solo 16 pale. Questo fatto ci ha costretto in un lungo e faticoso percorso di vari tentativi ed artifici per arrivare a far girare la ruota con la sola forza dell’acqua che il canale Scortico concedeva.

Va detto che lo sbarramento del canale, alla conca di navigazione, realizzato e controllato dal Consorzio di Bonifica Adige-Po non garantiva sempre il livello sufficiente per avere la giusta quantità d’acqua. Bisognava sopperire a questa necessità. Non è stato facile, ma alla fine – grazie ad una opportuna canaletta costruita con assi di legno, posizionata ad una giusta altezza, con idonea pendenza e calibrazione della massa d’acqua sulle pale – si è ottenuto il risultato desiderato, permettendo una rotazione costante della ruota precedentemente equilibrata con appositi pesi.

Soddisfazione dunque! La struttura funzionava, ma l’aspetto grezzo e falso dell’acciaio e delle lamiere zincate stonavano vistosamente. Bisognava intervenire per migliorare l’estetica. Si è quindi provveduto ad una verniciatura conferendo all’intera ruota l’aspetto antico e gradevole al tempo stesso.

La giornata del 5 settembre 2021, destinata dall’A.I.A.M.S. (Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici) con sede a Revere alla apertura dei mulini storici in tutta Italia, è stata la cornice per la festa di inaugurazione del nuovo manufatto.

Onorati dalla presenza del Sindaco di Fratta Polesine Giuseppe Tasso e dal Vice Sindaco Alessandro Baldo, si è proceduto al tradizionale taglio del nastro e brindisi tra i fautori dell’opera che faceva seguito al recupero strutturale del mulino ad opera di Alberto: il gruppo di ingranaggi conici e della turbina idraulica. Dopo una faticosa pulizia e messo in sicurezza il locale, si è reso accessibile ai visitatori un altro angolo interessante dell’Ecomuseo.

Ancora un grande passo in avanti, dunque, per la valorizzazione dell’unico mulino terragno ottocentesco funzionante ad acqua, tuttora completo delle macchine, esistente in Polesine, grazie all’azione meritoria di salvataggio e recupero dell’opificio da parte di Donatella Girotto e Giuseppe Marangoni ed all’opera appassionata di alcuni volontari, tra cui i fautori degli ultimi lavori: Cristiano Fenzi, Mauro Padoan, Alberto Spagnolo e Pierluigi Turri.

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Come citare questo articolo

Cristiano Fenzi. “La ruota sullo Scortico”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-ruota-sullo-scortico/

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