VOGLIO CREDERE.
Ho incrociato follia e violenza tra le strade del distacco, dall’antico gesto nobile e dimenticato di tendere la mano, allo sguardo indifferente di chi il mondo non osserva e da esso vuol fuggire.
Prigionieri siamo di un tempo senza sbarre, con la paura d’esistere.
Voglio credere nei sogni, avere il privilegio di sostare tra le parole come luoghi senza inquietudini e vivere con l’eleganza di un sorriso ad ogni battito del cuore.
Voglio ancora credere nell’umanità che in noi ancora vive.
IL CANTICO LONTANO.
Vorrei trovare semplici parole guardando il firmamento, con il cuore che batte complici le stelle io mi ritrovo ad innalzare al cielo questo mio canto.
“Meravigliose sono le tue leggi che ancora non conosco ma che bramo svelare i tuoi misteri in questa dimensione di passaggio. Dimmi se puoi, dove cercare tra le infinite vie di questa notte per far finire nel nostro mondo il male ?”
Tremula di luce questa sera, come la voce mia che scioglie il tempo, come la cera è sciolta al lume di candela.
Nello spazio immenso, il cantico lontano dell’attesa.
IL GIORNO PERFETTO.
Ho cercato un senso in questo spazio disgiunto tra miliardi di vite che si accendono e si spengono nella corsa, frenetica, al tempo infinito.
Non siamo immortali.
Sarà un giorno perfetto quando vedremo i prepotenti dalla terra cadere ad uno a uno e senza invocar titani o dei possenti innalzeremo all’unisono quel canto di un popolo che acclama la propria dignità per rinsaldare il tempo infranto e perso a rincorrere chimere.
Siamo ancora umani.
Sarà un giorno perfetto quando non vivremo più in terre di mezzo e quella macchina del tempo tanto ambita per ricercare la nostra identità o scovare lontani pianeti della vita non ci servirà più. Un luogo dove la materia è luce. Sarà un giorno perfetto quando il caos trasformato in fresca luna al decadere di ipocriti pensieri assumerà un forma nuova per non sentirsi soli, riordinato nell’istante immenso da un battito di un cuore all’universo.
L’UMANA DIMENSIONE.
“Muoio dalla voglia di fare qualcosa di grande e di nobile, ma è un mio preciso dovere svolgere i piccoli compiti che mi sono stati assegnati come se fossero grandi e nobili (Helen Keller)”
Tracciamo distanze nel tempo frammentato senza sapere dove, limiti umani d’imprecisa comprensione, dove il tutto in spazio vuoto è trasformato. Voglio svestirmi da logiche terrestri, frantumar lo spazio senza inganno che cristallizza anime dolenti, trovare il giusto raggio tra i punti di confine.
Ma il tempo che scorre è superiore, proietta il futuro di speranza per cercare la smarrita umana dimensione, una parola giusta, un gentil gesto, l’autentico sorriso che non chiede, quella che tutti noi chiamiamo vita.
LA TELA DEL TEMPO.
Dipingo il battito di ciglia tra cielo e terra, la vita che si espande così come si è espanso il mondo con occhi d’infinito e meraviglia, effimera al passaggio del tempo e di comete.
Dipingo il plenilunio e polvere di stelle sul pavimento nudo, un petalo di rosa rischiarata che dondola sul mare alla deriva.
E’ tempo, è il nostro tempo di cogliere la vita.
Videopoesia opera n. 18
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Come citare questo articolo
Stefano Caranti. “La tela del tempo”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-tela-del-tempo/