L’estate stava terminando quando, nel 1993, mia mamma mi chiese di accompagnarla a trovare una sua vecchia amica. La richiesta mi risuonò un po’ strana, perché non era consuetudine che mamma incontrasse amiche né nella nostra casa né in altre.
Per averla chiamata “amica” capii che doveva esserci qualche sentimento particolarmente profondo che la legava ad una persona quasi coetanea (la mamma aveva allora 86 anni e la sua amica 87). Si dovevano essere conosciute in gioventù e tra loro era rimasto un feeling consolidato da medesimi ideali cristiani e francescani (entrambe appartenenti all’Ordine Francescano Secolare). Mia madre si era formata una famiglia con tanti figli, la sua amica crebbe centinaia e centinaia di bambini dapprima come maestra elementare e poi, consacratasi a Dio, come mamma di chi nessuno amava.
Questa maestra dal cuore grande di madre, che portava il nome di Laudomia Venuti, fu fondatrice, con intuizione precorritrice dei tempi, della “Piccola Casa di Padre Leopoldo Mandic”.
Non conoscevo molto di lei, tranne quello che avevo letto sulla stampa locale, ma ora che ho compreso l’enorme valore di questa ammirevole e coraggiosa donna, custodisco con orgoglio la memoria di quel giorno in cui l’ho vista nell’incontro con mia madre nel salottino della sua casa sobriamente arredato, mobili scuri alle pareti, un tavolo ricoperto con un tappeto a filet bianco e una tenue luce filtrante dalle finestre socchiuse.
Qualcuno ci aveva appena fatto accomodare quando entrò lei, non molto alta e un po’ appesantita dagli anni, con passo lento ma sicuro, appoggiandosi ad un bastoncino. Indossava una camicetta bianca sotto un abito nero. Ma ciò che non potrò scordare fu il suo volto sereno, i luminosi occhi espressivi, un dolce sorriso nel riconoscere l’anziana amica e l’esclamazione di meraviglia: “Oh, Elena, Elena, quanto tempo è passato! Come stai?”. Nell’abbraccio tenerissimo chissà quali pensieri e sentimenti si sono mescolati dentro!
Purtroppo la mia memoria si chiude con questa scena densa di commozione. Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare nulla della loro conversazione; e di ciò mi rammarico, anche perché, non essendoci più mia madre, non mi è possibile conoscere i retroscena dell’amicizia di queste due Mamme.
Ma chi fu Laudomia Venuti? Di lei, a mano a mano che procedeva lo sviluppo della sua Opera, si sono interessati i quotidiani locali Il Gazzettino e Il Resto del Carlino, la rivista mensile Portavoce di S. Leopoldo Mandic, il settimanale diocesano la Settimana, Antonio Fregona ne ha curato una esauriente biografia “Una mamma eccezionale, Laudomia Venuti”, Edizioni Portavoce di S. Leopoldo Mandic, Padova. Anche il settimanale Famiglia Cristiana ha dato grande risalto all’impresa compiuta da questa donna straordinaria, divenuta grande per avere tanto amato.
Era chiamata “Mamma”, il nobile nome di chi ha figli e di figli Mamma Laudomia ne ha avuti molti, ma in modo singolarissimo. Non chiamata alla vocazione del matrimonio, ma traboccante di amore per il prossimo, ha avuto l’illuminazione “divina” di creare una “famiglia” raccogliendo nella sua casa bambini rimasti orfani, abbandonati o provenienti da famiglie in difficoltà.
La genesi del progetto
Siamo nel 1948 e la guerra è terminata da poco. I pesanti bombardamenti che avevano colpito erroneamente il paese di Lusia (RO) durante la ritirata dei Tedeschi (prova che le bombe non sono mai intelligenti), hanno lasciato dietro di sé una situazione di devastante miseria e di abbandono di tanti bambini. Mamma Laudomia non può rimanere indifferente a sì grande sofferenza. E’ educatrice elementare, a contatto ogni giorno con bambini che sente suoi, in particolare quelli più poveri e bisognosi anche di soccorso materiale per cui spesse volte, oltre che la mente beneficava anche il loro corpo. Conduceva la professione con competenza accrescendo la sua cultura e trasmettendo una sensibilità tutta francescana di amore per la natura e il Creato, tanto da far iniziare la lezione con la recita del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi.
La storia di Mamma Laudomia è densissima di eventi. Nata a Cavazzana di Lusia cento anni fa, il 14 dicembre 1905, ultima di sei fratelli, da famiglia benestante, fin da ragazza dimostra intelligenza e attitudine allo studio tanto che, ospite delle Suore del Sacro Cuore di Rovigo, consegue il diploma magistrale a 17 anni e mezzo presso l’Istituto Magistrale “C. Roccati”, allora detto “Normale”. Viene chiamata subito ad insegnare a Barbona in provincia di Padova, poi a Teolo, Torreglia, Cavazzana.
Laudomia si fa ammirare per eleganza, raffinatezza e spirito allegro. Ama la vita agiata, ma nello stesso tempo è attratta da una misteriosa forza che la turba. Deve fare qualcosa, ma cosa? Attraversa anni bui di ricerca e finalmente si schiariscono anche per lei gli orizzonti del suo avvenire. Da un incontro con Padre Leopoldo Mandic a Padova, che Laudomia cerca per una risposta alla sua inquietudine interiore, si sente rispondere solo: “Abbi fede!” ripetuto tre volte.
In effetti in quel tempo Laudomia di fede non ne aveva molta: la fede giunge, ma solo quando si trova a vivere un’esperienza di intervento prodigioso su di una sua amica ex alunna di Cavazzana, Elsa Raimondi, guarita perfettamente da una malattia mortale per intervento di P. Leopoldo, che per questo miracolo verrà proclamato Beato da papa Paolo VI nel 1976 e poi canonizzato nel 1983 da papa Giovanni Paolo II.
Laudomia, insieme ad Elsa, si avvia al raggiungimento di quel progetto che diviene sempre più concreto: essere mamma di bimbi orfani, rifiutati, privi del calore di una famiglia. Questo cercava: dedicare a piccoli sventurati energie fisiche e disponibilità economiche formando una famiglia vera e propria con bimbi da zero a non più di dieci anni, di età diverse per accudirli meglio. E’ nata così la “Piccola Casa di Padre Leopoldo”, invocato come suo Protettore.
Laudomia incomincia frattanto a sentirsi chiamare con il dolce e ineffabile nome di “mamma”, dedicandosi totalmente a Dio e alle “famiglie”. E sì, perché i bambini aumentano e sorgono altre Piccole Case in ognuna delle quali c’è una mamma che ha scelto di offrire se stessa per la grande missione evangelica d’amore ai più piccoli.
L’Opera di mamma Laudomia era stata incoraggiata anche a Verona da Don Giovanni Calabria, proclamato poi santo, il quale aveva fondato delle “Case Buoni Fanciulli”.
Dal 1948, anno d’inizio dell’Opera “Piccola Casa di Padre Leopoldo”, sono stati più di cinquecento i bambini (leopoldini e leopoldine) cresciuti dalle generose mamme. Hanno frequentato gli asili, le scuole pubbliche, aiutati fino ad un diploma, ad una specializzazione, spesso una laurea per quelli con attitudini allo studio; gli altri hanno trovato un lavoro rimanendo nelle famiglie fino a seguire poi una vita propria come il matrimonio, per cui le mamme sono divenute anche “nonne”.
La prima casa in una stalla
La prima famiglia sorge a Cavazzana, nella piccola stalla dove il sagrestano teneva un asino e una capra. Mamma Laudomia ed Elsa Raimondi ripuliscono e adattano quell’umile fabbricato al punto di divenire una casetta accogliente. L’Opera è ben presto conosciuta e la Provvidenza, sempre pronta e abbondantemente generosa, non fa mancare mai nulla ai bimbi.
Mamma Laudomia, che utilizza il suo stipendio di maestra fino alla pensione, non comperava mai vestiti per sé, né mangiava frutta perché non venisse a mancare ai figli. Difficilmente si è trovato un cuore tanto grande che pulsasse solo per loro. Piccole Case-famiglia sorgono, oltre a Cavazzana, a Lendinara dal 1951 al 1956. Collaboratrici di mamma Laudomia operano in asili a Bornio, Lama, Pezzoli, Polesine Camerini, in Toscana, in Garfagnana a Vinca (Massa Carrara), a Trasilico (Lucca). A Rovigo, poi, per alcuni anni sono aperte in affitto due Piccole Case in viale della Pace e in via Coronelli finché, vendute due case ereditate a Lendinara e acquistato il terreno a Rovigo, viene costruita una prima Casa in via Monte Grappa, 13, che sarà la Casa Madre, successivamente se ne aprirà un’altra sempre in via Monte Grappa, 20 e una terza vicina in via Monte Nero.
Le tre case rodigine sono ancora oggi gestite dalle tre mamme che affiancarono Laudomia fin dall’inizio: Gina Marivo, nativa di Carrara S. Stefano (Padova) attuale responsabile dell’Opera, dopo la scomparsa di Mamma Laudomia e di Elsa Raimondi – Amelia Cestari di S. Bellino, Albertina Stefani, nata a Cavarzere (Venezia). Nel giardino di due case sorgono una bella statua della Madonna col Bambino in braccio (restaurata dal maestro Prof. Bastian di Padova) e una di San Leopoldo che accarezza due bambini con paterno affetto.
Nelle Piccole Case-famiglia non si respira l’aria degli orfanotrofi, dove i bambini crescono spesso con sentimenti aridi e freddi, bensì il calore, la sicurezza, la formazione e l’allegria, frequentando la Parrocchia, l’oratorio, le scuole pubbliche, gli amici come normalmente avviene nelle famiglie.
La chiesa e l’Auditorium
In un terreno libero di fabbricati, acquistato sempre da mamma Laudomia in via Monte Grappa, dal 1975 al 1978 viene edificata una bella chiesa dedicata a San Leopoldo. La particolare architettura dell’edificio sia all’esterno che all’interno invita all’elevazione e al raccoglimento alla presenza del “Divino”. La chiesa-cappella è stata realizzata dall’ingegnere Romano Murmura professore alle Belle Arti presso l’Università di Venezia su disegno del professor Vittorio Milan. La prima pietra è stata benedetta dal Vescovo mons. Giovanni Mocellini, firmata anche da Laudomia e da Elsa. Non ci sono gradini per entrare in questa chiesa fatta a stella affinché tutti possano entrare in quest’atmosfera di cielo¹.
Mamma Laudomia amava l’arte e il gusto del bello si nota nel commissionare le opere. Il tabernacolo, cuore della chiesa, forgiato dal maestro del ferro battuto, prof. Benetton di Treviso, su disegno del prof. Milan, come anche altri arredi interni, nella forza del metallo e nella purezza ed essenzialità delle linee, richiama un’idea di suprema bellezza.
Il crocifisso ligneo del 1600, che campeggia nella nuda parete, comprato da Mamma Laudomia da un antiquario di Stanghella, così espressivo nella sua armoniosa bellezza trafitta, accentua il senso del raccoglimento. Accanto, un grande quadro di San Leopoldo glorificato davanti ad una schiera di fanciulli. E c’è Maria, un bellissimo quadro pure secentesco dell’Annunciazione, vergine accogliente, venerata particolarmente dalle mamme².
Di fronte alla chiesa sorge un’altra costruzione, opera dello stesso architetto, l’Auditorium “San Giovanni Calabria”. La parte superiore della facciata, col rosone in vetro istoriato delle figure di Don Calabria e Padre Leopoldo, richiama lo stile della chiesa, mentre il pianterreno, con il portico largo e accogliente, dal tetto originale a tegole spioventi, ricorda l’armoniosa bellezza delle ville venete immerse nel verde. All’interno ampie stanze con finestre dagli infissi di noce, come le porte, ornate di tendine a filet, utilizzate per lezioni di musica classica, incontri di catechismo dei bambini della parrocchia e per gruppi parrocchiali.
Al primo piano la splendida sala dell’Auditorium, dal soffitto in legno a forma di stella, si apre ad accogliere “una famiglia di famiglie”, secondo l’intuizione di Mamma Laudomia. Ospita Focolarini, aderenti al Rinnovamento dello Spirito, altri gruppi e movimenti³, nonché conferenze e persino assemblee condominiali. L’Auditorium è dotato di ascensore e di due bagni col soffitto in legno nello stile della sala. Tutte queste opere sono state possibili per l’intervento di benefattori che, di volta in volta, hanno consentito “provvidenzialmente” l’assolvimento degli onerosi impegni.
Purtroppo è rimasto solo in plastico l’ultimo sogno di Laudomia: una casa per anziani a Cavazzana, allo scopo di raccogliere nel suo paese d’origine le coppie di anziani, marito e moglie, perché continuino la vita di famiglia. Mamma Laudomia ha aperto la sua casa anche a ragazze madri per il periodo di gestazione e anche dopo se volevano restare con il bimbo.
E’ sempre stata schiva di lodi e onori, animata dallo spirito francescano della minorità, ma erano troppo splendenti le sue opere perché rimanessero nascoste. A un anno dall’inizio dell’Opera, nel Natale del 1949 riceve il Premio della bontà “Angelo Motta” con allegato un assegno di 100.000 lire, non poco per quei tempi e tanto provvidenziale. Ciò spinge i giornali locali ad interessarsi di lei e anche benefattori privati ed enti pubblici iniziano a sostenere l’Opera.
La notorietà, anche a livello nazionale, giunge quando, a sua insaputa: nel 1971 la collaboratrice Gina Marivo segnala a “Famiglia Cristiana” in occasione della Festa della Mamma, la vicenda della eccezionale Mamma. Non è stato difficile assegnarle il premio di “Mamma dell’anno” da parte dei lettori della rivista più diffusa in Italia. A questo titolo Famiglia Cristiana ne ha aggiunto un secondo, quello di “Mamma di chi non ha mamma”. Laudomia Venuti non si reca a Milano per la Festa, si fa sostituire da Gina Marivo che partecipa con un gruppo di ragazzi. Le medaglie d’oro assegnate vengono vendute quasi subito, mentre a Rovigo la Cassa Rurale, memore del padre di Laudomia per aver fondato la Cassa Rurale di Lusia, presente l’on. Bisaglia, nella sala della Camera di Commercio di Rovigo consegna all’infaticabile Mamma Laudomia un premio di due milioni di lire, assai preziosi per l’Opera.
Un progetto che si rinnova
Il 18 marzo 1994 la grande Mamma, dopo una lunga e molto dolorosa malattia, lascia orfani mamme e figli, spegnendosi santamente a 88 anni. La sua Opera continua sotto la direzione dell’amica Elsa Raimondi che tre anni dopo raggiunge in cielo Mamma Laudomia.
Oggi i problemi della famiglia sono diversi e dal 1996, con il riconoscimento dell’affido o dell’adozione dei minori alle famiglie, le cose sono cambiate. Con tale istituto tuttavia non viene tradito lo spirito che ha animato in origine Mamma Laudomia nel dare una famiglia a chi nessuno voleva. Riconosciuta giuridicamente dallo Stato come “Associazione benefica” ha diritto ad adeguata sovvenzione. Anche a livello diocesano l’Opera è stata eretta come “Pia unione delle mamme leopoldine”.
Anche se di bambini ora non ce ne sono più, mamma Gina Marivo, in servizio generoso fin dal 1952 e pluripremiata poetessa, sta portando avanti il messaggio di Laudomia Venuti con l’apertura della Casa, come previsto dallo Statuto, a donne che si trovano nel disagio e nella povertà. L’assessore ai servizi Sociali Antonio Saccardin ha inserito “La Piccola Casa di Padre Leopoldo” nel progetto “Senza fissa dimora” e da due anni vi è collaborazione con il Comune.
Attualmente la Piccola Casa offre ospitalità in modo distinto. Su proposta dell’ULSS 18 una casa è per anziane autosufficienti da 50 a 80 anni con lievi disturbi psichici; una casa per le ragazze madri, immigrate, donne separate con figli minorenni; una terza per donne senza fissa dimora. La segretaria Sandra Brogin, che affianca Mamma Gina, opera in sinergia con l’ULSS 18 tramite un protocollo d’intesa e con il Comune mediante una Convenzione. Lavora come segretaria anche la signora Grazia Barbatella, cresciuta fin dai primi mesi di vita dalle instancabili amorose cure di Mamma Gina. Il suo servizio è rivolto alla risposta ai benefattori, a condurre le ospiti a visite mediche, a provvedere le medicine, a prelevare le pensioni e a tante altre mansioni di estrema necessità nelle tre case.
Da quasi un anno il piano inferiore dell’Auditorium è divenuto un centro di accoglienza per bambini e famiglie, gestito dalla Cooperativa “Aliante”, che lo ha adibito ad asilo-nido e doposcuola per ragazzi in difficoltà.
Le mamme della Piccola Casa quest’anno sono in preparativi per celebrare i cento anni dalla nascita di Mamma Laudomia, soddisfatte di aver continuato degnamente la sua Opera nell’accoglienza di ogni persona che è unica e irrepetibile. Continua così il progetto di Mamma Laudomia Venuti che, precorrendo i tempi, ha dato testimonianza del significato e del valore di una solida famiglia come cellula fondante di una sana società.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Francesca Magon. “Laudomia Venuti e la “Piccola Casa””. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/laudomia-venuti-e-la-piccola-casa/