Nei tre anni di commemorazioni per il Centenario della Prima Guerra Mondiale, anche nella nostra provincia molte sono state le iniziative per ricordare quel periodo e quella vittoria. Ma un aspetto è stato poco evidenziato: quanto venne fatto ed organizzato dalle Case del Soldato Polesane per assistere ed aiutare le famiglie dei militari al fronte, gli orfani, i prigionieri internati tra Austria, Germania e Ungheria. Una storia anche questa da non dimenticare, che vide l’impegno ed il coinvolgimento di non pochi volontari.
Nella Provincia di Rovigo vennero dunque aperti due Segretariati del Soldato (Rovigo e la Sezione di Badia Polesine) con le Case del Soldato, gli Uffici per le Notizie alle Famiglie, le Leghe delle famiglie, l’accoglienza per gli orfani. Una organizzazione realizzata da persone di buona volontà, tra le quali Battista Soffiantini che operò in prima linea in tutte e due le organizzazioni.
Il Segretariato del Soldato di Rovigo
Allo scoppio della prima guerra mondiale furono i cattolici per primi ad attivarsi per aiutare le famiglie, i soldati, gli orfani. L’istituzione del Segretariato del Soldato a Rovigo avvenne il 5 giugno 1915, solo dodici giorni dopo la dichiarazione di guerra all’Austria. Lo scopo era di “agevolare la trasmissione delle lettere, dei vaglia, dei pacchi postali ecc. fra i soldati e i loro cari”.
Sin dall’inizio delle ostilità iniziarono ad arrivare a Rovigo, da tutta la provincia, persone che chiedevano informazioni e delucidazioni sui provvedimenti diffusi dalle istituzioni per la corrispondenza con i militari al fronte. Tutti i giorni venivano affidate alla sede del Segretariato cittadino centinaia di lettere, pacchi, cartoline, vaglia, raccomandate perché venissero inoltrati nelle varie aree di guerra. Dobbiamo pensare che allora partivano per la guerra mariti e figli, e nulla o quasi si sapeva di loro per tempi che apparivano interminabili.
Venne pertanto organizzato un intenso sistema informativo con corrispondenti al fronte, Cappellani militari, depositi dei Reggimenti e col Segretariato di Udine. Si usavano diverse tipologie di cartoline-risposta appositamente predisposte.
Nei primi undici mesi di attività del Segretariato di Rovigo vennero gestite migliaia, tra cartoline, lettere, espressi, raccomandate, telegrammi; più di cinquecento vaglia e assicurate per un valore di oltre 9.000 Lire; circa 1.600 pacchi per i soldati al fronte e quasi trecento per i prigionieri di guerra.
Il Segretariato si occupava anche delle istanze per l’anticipo della pensione di guerra o il sussidio governativo; si attivava inoltre per far accogliere in istituti pii i bambini dei richiamati alle armi, o per iscriverli alla scuola ricreatorio istituita dal Vescovo Anselmo Rizzi.
Pacchi per i prigionieri
L’attività principale del Segretariato era di seguire i combattenti e le loro famiglie ma al tempo stesso di impegnarsi per i prigionieri. Per quest’ultimi venne data priorità ai pacchi indirizzati loro dalle famiglie. Anche gli abbonamenti del pane biscotto venivano seguiti con la massima sollecitudine. La preparazione era complessa perché arrivavano i familiari con cesti contenenti di tutto, ma i generi consentiti dalla circolare della Croce Rossa erano solamente: pane, farina, riso, lardo, pasta, formaggio, cioccolata, tabacco, sigari.
Con l’avvicinarsi del primo inverno di guerra vennero attivate una serie di iniziative per aiutare i combattenti con indumenti di lana, ma anche con un’idea geniale, molto utile ed apprezzata viste le condizioni al fronte: gli scaldarancio. Si trattava di dischetti di carta imbevuta di paraffina, cera o sego utilizzati dai soldati per scaldare in pochi minuti il gavettino col rancio. In trincea non si potevano accendere fuochi o fare fumo e questi dischetti di carta, per l’alta infiammabilità della paraffina, bruciavano anche se umidi e producevano calore con una fiamma superficiale pressoché invisibile. Ne vennero fabbricati milioni di pezzi, artigianalmente, dai vari Comitati Italiani, ma anche da aziende che ne facevano commercio. I soldati infatti ne chiedevano in continuazione.
Il Segretariato del Soldato di Badia Polesine
Quanto finora descritto era stato organizzato a Rovigo e in molte altre città d’Italia, ma si attuò anche a Badia Polesine.
Verso la fine del 1915 era giunto nella città della Vangadizza Battista Soffiantini, inviatovi dal Vescovo Rizzi per realizzare l’opera pia voluta da Giusto Caenazzo, un istituto per orfani. Soffiantini, impossibilitato proprio dagli eventi bellici a far decollare l’istituto, si attivò immediatamente e, forte dell’esperienza maturata nel Segretariato di Rovigo, attuò un’analoga organizzazione a Badia.
Questa fu l’unica Sezione del Segretariato del Soldato di Rovigo in tutta la provincia. Negli altri 52 comuni vi erano solo dei corrispondenti.
Il 1 gennaio 1916 riuscì a costituire Il Segretariato del Soldato, con annessa Sottosezione dell’Ufficio Notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare, e Ufficio d’assistenza legale per le famiglie povere dei richiamati alle armi.
Istituì anche la “Casa del Soldato” di Badia, che divenne un punto di riferimento per i militari in ritirata. I locali del Segretariato e delle altre opere divennero frequentatissimi, non solo da soldati ma anche da profughi.
I cittadini, rispondendo all’appello patriottico offrivano giornalmente pane, latte, frutta, vino, cioccolata.
Il Segretariato di Badia gestì migliaia di lettere, cartoline pacchi, abbonamenti del pane, diede assistenza a 215 prigionieri, gestì gli orfani e le famiglie dei militari. Una mole di lavoro che valse al Soffiantini nel 1919 la nomina a Cavaliere della Corona, per decreto del Re.
Il 3 novembre 1918 termina la prima guerra mondiale. L’Austria si arrende e il 4 novembre viene proclamata la vittoria, ma per i nostri soldati non è ancora tutto finito.
La nazione esulta, l’Italia ristabilisce i suoi confini naturali, Istria inclusa, ma molti nostri prigionieri non vennero rilasciati immediatamente e le attività dei Segretariati continuarono per buona parte del 1919. La priorità assoluta rimaneva però ancora l’assistenza agli orfani, che in provincia di Rovigo risultavano essere circa quattromila.
Soffiantini operò incessantemente per affrontare e gestire questa delicatissima situazione sia come cittadino sia come responsabile dell’Istituto Caenazzo, che proprio nel 1919 iniziò ad accogliere i primi orfani che avrebbero frequentato le scuole interne fino ai 18 anni. Il programma prevedeva che lasciassero la scuola dopo aver imparato un mestiere (Sarti, Fabbri o Falegnami). La storia completa di tutte queste attività è stata pubblicata recentemente in un libro ricco di documentazione dal titolo “La Prima Guerra Mondiale… a Casa, le Case del Soldato Polesane, Giusto Caenazzo e Battista Soffiantini”.
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Come citare questo articolo
Giorgio Soffiantini. “Le “Case del soldato” 1915-1919”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-case-del-soldato-1915-1919/