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STORIA - TRADIZIONI

Le lapidi sparite

A Bagnolo di Po due storiche targhe marmoree rimosse, e probabilmente distrutte, “chiedono” di essere riattivate

di Massimo Vigna

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 74–76

Sulla parete ovest del palazzo municipale di Bagnolo di Po fa mostra di sé, in totale solitudine, una bianca lapide commemorativa, con foto ormai sbiadita, di cui solo pochi oggi conoscono la storia. Essa ricorda Renato Fugagnoli, poeta bagnolese (figlio dell’allora sindaco) morto nel 1936 in Africa Orientale in conseguenza, ad onor del vero, non proprio di grandi imprese guerresche.

È quanto meno strano notare come questa “memoria di marmo” sia resistita alle ingiurie del tempo, a differenza di altre due lapidi che intendiamo qui ricordare – perché indubbiamente significative – con la speranza che vengano riattivate.

Il ricordo della vittoria

La prima lapide scomparsa, memoria della vittoriosa conclusione della prima guerra mondiale, era presente sulla facciata del municipio di Bagnolo, come del resto in tutti i paesi dell’allora Regno d’Italia. Il cimelio, amato da tante generazioni di bagnolesi, reduci e combattenti (ma non solo) ricordava imprese gloriose, di sacrificio e di sangue. Imprese indimenticate ed indimenticabili che costarono sudore e sangue in quella che fu la prima vera guerra di massa, lunga, logorante, consumatasi nel fango delle trincee e in infiniti assalti all’arma bianca, in cui morirono milioni di uomini.

Nonna Carolina, citando il nonno Pietro che aveva combattuto sul Carso (uscendo per fortuna indenne dal massacro) diceva che ogni famiglia d’Italia aveva avuto un caduto o un soldato partecipante al conflitto. Nonno Bellino, nonno materno, morto a Torino in seguito a ferite di guerra, ne era, per tutti noi, l’esempio lampante.

Ebbene quella piastra di marmo bianco, senza grandi pretese ornamentali, riportava pari pari, il Bollettino della Vittoria – che sanciva la fine della I guerra mondiale – così come era stato annunciato alla Nazione dal generale Armando Diaz . Proponiamo il testo nell’apposito riquadro e ricordiamo una curiosità relativa alla firma del generale.

Con l’apposizione per decreto della targa in tutti i municipi d’Italia, la fama e il nome di Diaz divennero quelli di un eroe nazionale. In alcune versioni, tuttavia, essa non terminava con il nome e il cognome del generale, ma semplicemente con l’indicazione “FIRMATO, DIAZ” o, nella forma abbreviata “F.TO, DIAZ” per cui si diffuse la credenza popolare che “Firmato” fosse il nome del generale, con buona pace di tutti quelli che, nei primi anni venti, in suo omaggio furono costretti a portarsi cucito addosso, il nome di battesimo “Firmato”, talvolta modificato in “Firmino”. Ingenuità? Ignoranza? Forse entrambe le opzioni. O forse era semplicemente voglia di ricordare tangibilmente ed immedesimarsi in un leader, in un uomo forte e potente, capace di risolvere i problemi del tempo, di dare pace, sicurezza e stabilità ad un’intera nazione. Un sentimento diffuso ed inconsapevole, che da lì a poco divenne una realtà particolare che “regalò” all’Italia vent’anni di Dittatura.

Durante i lavori di rifacimento del palazzo municipale, negli anni 70, questa lapide è stata tolta, o forse è stata rotta; fatto sta che è sparita e mai più ripristinata.

Di questo ricordo marmoreo auspichiamo il ritorno, non per vuoto patriottismo o mal inteso nazionalismo, ma come prezioso documento di educazione per l’uomo e per il cittadino. Qualcuno diceva : “Guai ai popoli senza memoria”, e mai adagio fu più vero.

A ricordo di Dante Gallani

Un’altra lapide scomparsa, molto più semplice di quella dedicata alla Grande Guerra, era affissa all’ incrocio di via Napoleonica, sull’abitazione della famiglia Boggiani, ora Genesini, sul lato rivolto a levante. Quella casa, sul finire dell’ottocento, era appartenuta alla famiglia di Dante Gallani e, siccome allora si partoriva in casa, si credette bene sottolinearlo nella targa:

IN QUESTA CASA VIDE I NATALI DANTE GALLANI APOSTOLO DEL SOCIALISMO Bagnolo di Po 14 settembre 1878 Milano 1936

Il personaggio, divenuto medico condotto a Canda, fu consigliere e Sindaco a Bagnolo, poi Onorevole socialista e, dopo la morte della prima moglie, marito di Lina Merlin, pure essa fervente socialista. Dovette la sua notorietà alla sua lotta senza quartiere al Fascismo nascente ed imperante, sulla scia di Badaloni, Matteotti ed altri apostoli del socialismo.

Anche a tal riguardo riporto una curiosità, in questo caso legata alla mia personale esperienza di fanciullo e relativa all’indicazione “apostolo”, allora non ben compresa, che mi creò un forte imbarazzo; e ciò anche a causa di certi discorsi sentiti a mozziconi dai clienti della bottega di papà, da sempre “covo di sovversivi”, che sostenevano che Cristo era socialista. Allora mi sembrò logico chiedere se Gesù era stato a Bagnolo, visto che l’apostolo Dante era nato qui.

Le risate di papà e la presa in giro di tutti i clienti presenti mi fecero sprofondare nella vergogna che la successiva spiegazione – riportando la cosa sui giusti binari e ristabilendo le veridicità della storia – attenuò solo un po’.

Quella lapide comunque sparì in seguito ai lavori di ristrutturazione della casa. Nessuno si preoccupò di salvaguardarla. A memoria dell’illustre bagnolese, ora, c’è solo la denominazione di una via.

Davvero indegna la fine della targa marmorea che – mi è stato detto – è stata frantumata, ridotta a minute scaglie, ed utilizzata quale detrito per ricoprire il fondo della nuova fossa del letame della boaria della Vallona. Ma io, per essa, mi ostino a pensare ad una destinazione migliore, ad un esito finale più consono al nome ed alle azioni del personaggio di cui, umilmente ma orgogliosamente, recava inciso il nome.

In ogni caso la lapide può facilmente essere rifatta e posizionata dove si trovava l’originale, in modo da salvaguardare la memoria dell’insigne personaggio, assertore di un socialismo riformista dal volto umano, quasi cristiano, che fece proprie le idee di libertà, tolleranza, fratellanza, uguaglianza e giustizia sociale.

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Come citare questo articolo

Massimo Vigna. “Le lapidi sparite”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-lapidi-sparite/

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