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SPECIALE MATTEOTTI

Matteotti, giugno 1924

Un forte grido di dolore e riprovazione espresso dalla stampa cattolica all’epoca dell’omicidio

di Adriano Mazzetti

Ventaglio Novanta n. 65 2024 pp. 152–153

Cento anni or sono, nel giugno 1924, è stata forte e diffusa la reazione della società italiana all’assassinio di Giacomo Matteotti. Lo storico Gabriele De Rosa accenna ad una ondata di commozione che “straripando in poche ore dal palazzo di Montecitorio, invase Roma, dilagò per l’Italia, si ripercosse ai quattro canti dell’Europa e del mondo civile, e investendo il regime lo fece scricchiolare dalle fondamenta”. Giampaolo Romanato, autore del volume: “Giacomo Matteotti, un italiano diverso”, parla di una: “imponente ondata di indignazione e cordoglio che… fece vacillare il regime fino al limite del collasso”.

La reazione all’assassinio coinvolse anche il mondo cattolico come attesta Stefano Carretti che al politico assassinato ha dedicato numerosi studi e che ha curato la rassegna in corso a Palazzo Roncale: “L’ondata di sdegno per il delitto Matteotti investì anche il mondo cattolico mettendo in luce l’esistenza di un orientamento clericale filofascista con un altro opposto orientamento, democratico e popolare… In ricordo di Matteotti si elevarono preghiere, si celebrarono messe, si esposero bandiere abbrunate, si espresse dura condanna verso i responsabili del delitto”.

Confermano le affermazioni di Carretti le ricerche effettuate su quotidiani, settimanali, periodici cattolici dell’anno 1924. Sono state dapprima utilizzate le collezioni conservate nella biblioteca del seminario di Rovigo, significative perché della diocesi di Adria-Rovigo fa parte Fratta Polesine, città natale e ambiente di vita e di azione politica di Giacomo Matteotti.

Il settimanale diocesano “Il Popolo”, sostenitore del Partito Popolare, aveva registrato e segnalato nei primi anni ’20 le gravi difficoltà del movimento cattolico nel Polesine con gli assalti alle sedi dell’Azione Cattolica, le requisizioni di gagliardetti e bandiere, le bastonature di aderenti e di sacerdoti con una crescita della violenza a Rovigo e in tutti i centri della diocesi. Sono stati considerati con attenzione i numeri del settimanale successivi al rapimento e all’assassinio e si è notato che in essi si parlava di Matteotti soprattutto senza nominarlo nei titoli, e si riportavano le parole di altre testate per segnalare la partecipazione del mondo cattolico polesano alla sofferenza della famiglia, in particolare della mamma Isabella e della moglie Velia.

Tutto questo a causa del clima difficile, della paura, della volenza imperante e della pressione soffocante del fascismo polesano.

È stato poi consultato a Padova il settimanale diocesano La difesa del Popolo e, con felice sorpresa, si è rilevato che La difesa in più numeri ha dedicato grande attenzione alla vicenda Matteotti con articoli e forti prese di posizione. Ancor più deciso il settimanale di Treviso La voce del popolo diretto da don Antonio Poloni con due interventi di rilievo nei momenti culminanti: a metà giugno dopo l’assassinio, e a metà agosto per il funerale. Sono state perciò interpellate biblioteche ecclesiastiche di varie città e si è focalizzata l’attenzione sui fogli delle diocesi e sui quotidiani di ispirazione cattolica editi nei maggiori centri veneti e lombardi perché diretta espressione della sensibilità della base popolare e della reazione ovunque registrata per quanto avvenuto.

Alcuni quotidiani offrono informazioni di interesse su Matteotti e la sua attività politica. Ne “Il popolo veneto” stampato a Padova, è di notevole valore umano e culturale l’articolo, pubblicato domenica 15 giugno, del prof. Edoardo Piva, fratello del poeta Gino Piva, già insegnante di Matteotti al Lico Celio di Rovigo, dal titolo Ricordi personali ove la memoria di lontani e recenti incontri si fonde con la descrizione suggestiva della terra e della gente del Polesine.

“L’Eco di Bergamo” riporta interessanti notizie su Matteotti, la sua famiglia, la reazione del paese di Fratta Polesine alla notizia del rapimento e dell’assassinio. Protagonista di questi reportages è quasi certamente don Giacomo Manteca, un sacerdote della congregazione fondata da don Luigi Guanella, che svolgeva il suo ministero quale assistente nella Casa della Provvidenza di Fratta. I tristi eventi e giudizio chiarissimo sui mandanti sono ben presenti ed espressi ne “Il Cittadino” di Brescia che il 15 giugno riporta un articolo di padre Giulio Bevilacqua di decisa condanna degli autori del delitto e di quanti hanno passivamente accettato le intemperanze e i soprusi del fascismo. L’articolo verrà ripreso praticamente da tutti i quotidiani e settimanali cattolici. Sempre il foglio bresciano il 29 giugno, in seconda pagina, pubblica un contributo della scrittrice Flavia Steno, dal titolo “Restare poveri” che scrive, tra l’altro: “Questo delitto è una tragedia: si comincia coll’olio di ricino propinato in nome… dell’idea e si finisce coll’imboscata e l’assassinio con sicari regolarmente stipendiati per difendere le proprie torbide posizioni finanziarie ritenute minacciate dalla semplice parola di un galantuomo coraggioso”

Oltre ai settimanali diocesani e ai quotidiani la ricerca si è ampliata ad alcune testate di rami diocesani dell’Azione Cattolica giovanile e ad altri legati alla presenza cattolica nel mondo del lavoro. Interessanti e vivaci gli articoli apparsi su “Vita giovanile” quindicinale dei giovani A.C. di Piacenza. Tra questi un intervento di Igino Giordani dal titolo “Indebolimenti morali” ove il giornalista riprende e stigmatizza il comportamento tiepido di molti cattolici davanti alle ingiustizie fasciste, atteggiamento che ha portato al rafforzamento del regime e ad una decadenza di valori: “… Si ebbe così lo spettacolo di pochi cattolici che non presero di petto il male, ma lo circuirono, lo plaudirono cercando d’inserirsi nelle sue spire: vennero a patti, sottoscrissero una pace ignominiosa, quando non fecero degli affari insieme”.

Anche il periodico dei giovani cattolici di Vicenza esce con una forte presa di posizione denunciando “l’ora torbida che il nostro Paese sta attraversando dopo la scomparsa dell’on. Matteotti”. Con tatto ed abilità nell’estate 1924 la rivista cattolica per le famiglie “La Festa” pubblicata dalla Editrice Cardinal Ferrari di Milano segue tutti i momenti relativi all’assassinio del parlamentare con appropriati servizi fotografici e con commenti impostati a decisa riprovazione.

Un anno prima dell’assassinio di Matteotti, il 23 agosto 1923 era stato ucciso dagli squadristi il parroco di Argenta don Giovanni Minzoni. L’anniversario ha offerto a tutte le testate cattoliche, comprese alcune a tiratura nazionale forse troppo prudenti e bipartisan, occasione di confronto e di collegamento tra le due vittime, il sacerdote e l’esponente socialista, figure dall’esperienza tanto diversa ma entrambi eliminati dal fascismo.

Da molti articoli in quotidiani e settimanali emerge la figura coraggiosa di Velia Matteotti, la moglie del deputato polesano, apprezzata per i molteplici richiami al perdono, alla pace. Ne “il Friuli” incontriamo una poesia in dialetto friulano scritta da don Giovanni Schiff e dedicata a Velia, pure riferimento di rispettosi commenti da parte del settimanale diocesano di Cremona “La Voce” e di quello di Concordia-Pordenone “Il Popolo”. Il comportamento e le parole di Velia Matteotti diventano occasione, negli scritti di Elisa Salerno sul periodico vicentino “Problemi femminili”, per considerazioni di ampio respiro e di singolare attualità sul ruolo della donna nella Società e nella Chiesa. “… La signora Matteotti … s’è diportata così non perché sia una donna eccezionale, ma perché è una donna comune, ed ha mostrato, col suo esempio, come sanno sentire e pensare le donne… La ostinata esclusione ed eliminazione delle donne dalla vita pubblica, dalla vita sociale, civile, legislativa, priva la società dell’elemento indispensabile a produrre l’equilibrio, a conservare l’amore, l’ordine, la pace.”

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Come citare questo articolo

Adriano Mazzetti. “Matteotti, giugno 1924”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/matteotti-giugno-1924/

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