Attenzione! Chi a Rovigo si porta presso l’ex monastero di S. Bortolo e si accinge a superare la porta di accesso al chiostro che fu degli Olivetani, si accerti di avere l’anima sgombra da pensieri non confacenti al pio luogo, altrimenti potrebbe divenire vittima dell’anatema codificato nel XIV secolo da papa Gregorio XI, come documenta la foto qui pubblicata.
La minaccia è contenuta nella lapide – sovrastata dal simbolo olivetano delle tre colline – infissa proprio sopra il portale centinato dell’ingresso, a destra della chiesa dedicata a S. Bartolomeo.
Varcata la soglia, ci si trova nel bel chiostro rinascimentale che si ipotizza realizzato dall’architetto ferrarese Biagio Rossetti chiamato a Rovigo nel 1474 dal cardinale Bartolomeo Roverella, innanzitutto per erigere il proprio maestoso palazzo sulla piazza centrale del capoluogo polesano che oggi accoglie la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi.
Poiché si deve allo stesso cardinale l’arrivo degli Olivetani a Rovigo (grazie all’intervento del fratello Nicolò, abate generale di Monte Oliveto) è probabile che lo stesso architetto abbia presieduto ai lavori di restauro ed ampliamento del complesso monacale, che precedentemente aveva ospitato la congregazione degli Umiliati¹.
Oltrepassata dunque la porta, l’attenzione si sposta sulla parete sinistra del chiostro, ove è collocato un busto, opera dello scultore Virgilio Milani. Il volto pacioso del personaggio effigiato sembra voler tranquillizzare dalle minacce dell’anatema papale, porgendo un sereno benvenuto all’ospite.
Vi è raffigurato Giacomo Giro, facoltoso ed illuminato personaggio rodigino, distintosi nel corso del XIX secolo per iniziative umanitarie, utili sotto il profilo sociale e civile. La collocazione del busto vuole ricordare come Giacomo Giro, nel 1844, avesse messo a disposizione della collettività l’immobile dell’ex convento, a suo tempo acquistato dal nonno dopo la chiusura decretata dalle leggi napoleoniche. L’obiettivo fu quello di dare una destinazione più decorosa agli ospiti della Casa di Riposo, precedentemente alloggiati nei locali molto meno salubri dell’ex convento dei Cappuccini, ubicato presso la chiesetta di S. Michele, in locali ove successivamente fu eretto l’Istituto Magistrale C. Roccati².
La nuova destinazione del complesso ex olivetano caratterizzerà lo stabile per molti anni, fino al 1978, quando, nel terreno retrostante all’ex convento, si ultimò la costruzione di nuovi edifici più rispondenti ad esigenze degli ospiti. A cura dell’IRAS (Istituti Riuniti di Assistenza Sociale) si provvide infatti alla realizzazione di immobili di nuova concezione che inizialmente furono adibiti non solo a Casa di Riposo per gli anziani, ma anche a Convitto Maschile e Femminile per i giovani. Ultima evoluzione questa di antiche istituzioni secentesche nate a protezione degli Orfani e delle Orfane (allora chiamate Zitelle)³. Anche queste due ultime istituzioni assistenziali a fine Ottocento avevano trovato alloggio nel complesso olivetano, in un’ala contigua a quella destinata agli anziani.
Liberati dunque gli antichi locali, al primo piano veniva approntato il Museo di Rovigo, che (dopo l’intervento di restauro dell’immobile e la nuova sistemazione del materiale giacente) ha preso il nome di Museo dei Grandi Fiumi.
Le antiche istituzioni di assistenza
Nell’ex complesso olivetano permane comunque ancora qualche traccia visibile del lungo periodo in cui si praticò l’assistenza ai meno abbienti, ben prima della donazione fatta da Giacomo Giro.
Sempre nel chiostro, sull’architrave di una porta sulla destra si legge tuttora: PAVPERIBVS PATENS, ovvero luogo aperto ai poveri, dato che qui, al tempo in cui era attivo il convento olivetano, venivano dispensati alimenti ai più indigenti.
E’ inoltre rintracciabile in loco, all’interno della chiesa di S. Bartolomeo, anche un’altra eloquente traccia di un’istituzione assistenziale molto importante del passato, quale fu il Lazzaretto. Si tratta della pregevole pala d’altare La Madonna con il Bambino e i Santi Rocco, Sebastiano e Bellino, opera del veneziano Giovanni Bambini, datata 1724. La tela, che adornava l’altare maggiore della chiesa del Lazzaretto – ubicato nei pressi del convento olivetano, in riva all’Adigetto – giunse nel complesso di S. Bortolo nella seconda metà dell’Ottocento quando, successivamente alla donazione di Giacomo Giro, qui furono accorpate tutte le istituzioni caritatevoli rodigine o i beni di esse residui.
Il Lazzaretto era sorto nei primi anni del XVI secolo per iniziativa del canonico Francesco Pilon che aveva destinato le proprie sostanze all’ospedale per appestati, dedicandolo ai santi Rocco e Sebastiano⁴. E i due santi, sovrastati dalla Madonna col Bambino, sono raffigurati, assieme al patrono della diocesi S. Bellino, nel quadro di Giovanni Bambini oggi ammirabile nella cappella dedicata a San Gregorio Magno.
La tappa successiva è nel secondo chiostro del complesso Olivetano, dove è collocato il lapidarium del Museo dei Grandi Fiumi. Tra le varie lapidi cerchiamo a lungo, ma senza esito, quella affissa nel 1552 sulla facciata della chiesa del Lazzaretto e recante l’iscrizione in memoria del benefattore don Francesco Pilon. Da ulteriori indagini veniamo a conoscenza che il marmo, o meglio il frammento esistente (all’incirca la metà dell’originale) non trova collocazione nel luogo più consono.
Apprendiamo che la storica lapide, vista e riprodotta in disegno nel XVIII secolo da Marco Antonio Campagnella, era andata smarrita e che una parte di essa è stata recentemente rinvenuta da Enrico Maragno, presidente del G.A.V., presso un privato che ne detiene il possesso⁵.
Nasce spontanea una considerazione: se Andrea Pilon, citato nella ritrovata lapide, nel Cinquecento donò alla collettività il Lazzaretto e Giacomo Giro nell’Ottocento donò l’intero complesso Olivetano, non sarebbe da attendersi che nel Ventunesimo secolo il possessore della lapide ne facesse dono al Museo perché la esponesse, con risalto, tra le patrie memorie?
Troverebbe finalmente collocazione proprio nel complesso olivetano, che tanto a lungo è stato destinato ad accogliere le storiche istituzioni assistenziali di Rovigo⁶.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Nel chiostro degli Olivetani”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/nel-chiostro-degli-olivetani/
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