Meritano menzione in queste pagine le vicende artistiche di un ragazzo che nei disegni a soggetto religioso si esprime in modo superbo. Stiamo parlando di un madonnaro doc, il ventiduenne Nicola Cugola, figlio di melaresi, che oggi si sta evidenziando sempre più nel panorama nazionale di questa specialità.
La pittura Nicola deve averla in qualche modo scritta nei propri geni. Dipingono infatti un suo cugino Enrico Negri, figlio del compianto prof. Oliveto anch’egli pittore, e pure la nonna materna Dina Marangoni, tutti melaresi.
Nicola, che ora abita a San Giovanni Lupatoto (Vr) assieme ai genitori Attilio ed Adriana Zonta, riesce ad eccellere in molti altri campi della pittura: dalla caricatura, al disegno a matita, all’acquerello. In questi ultimi anni però è riuscito a percorrere rapidamente le tappe di madonnaro.
Si chiamano madonnari quegli artisti che, con l’ausilio di gessetti colorati, danno vita a suggestivi disegni sul fondo stradale, quasi sempre di una piazza, creando dal nulla magici effetti e riproducendo ad exemplar quadri di artisti famosi del rinascimento italiano, ma non solo.
In questo campo è famoso in tutto il mondo lo scenario del santuario giubilare delle Grazie, a Curtatone di Mantova. Qui nei giorni a cavallo del ferragosto ed in concomitanza della famosa Fiera si è svolta la ventottesima edizione dei madonnari a cui hanno aderito ben 170 iscritti.
Complessivamente alla Fiera delle Grazie hanno partecipato 200.000 persone e migliaia hanno ammirato i disegni degli artisti madonnari.
In questa grossa realtà di afflusso di pubblico i madonnari sono a proprio agio perché, anche se si può far fatica a crederlo, l’artista dei gessetti colorati ama il contatto delle persone, si esalta e dà il meglio di sé quando è circondato dalla gente.
Nicola, come dicevamo, ha percorso rapidamente le tappe di questa particolare disciplina che prevede tre categorie in crescendo della specialità. Si inizia come madonnaro semplice, poi qualificato indi maestro madonnaro. Nella categoria assoluta Nicola si impegna per la prima volta l’anno scorso precedendo artisti internazionali e, come di diritto, è il prescelto a disegnare il manifesto che quest’anno ha pubblicizzato l’evento.
Altra soddisfazione per lui quest’anno, dipingendo “Un sacrificio di Isacco” del Caravaggio, arriva terzo, dietro al giapponese Saito Tomoteru (Estasi di santa Teresa del Bernini) ed al fiorentino Claudio Sgobino (Ecumenismo o…). È questa un’ulteriore conferma del valore assoluto del ragazzo.
Ecco allora l’opportunità di conoscerlo da vicino e farci partecipi del suo mondo.
– Quando ha sentito per la prima volta il richiamo del disegno e dei colori?
Fin da quando sono nato ho disegnato; ho ricevuto incorraggiamenti e sollecitazioni a continuare, e i miei disegni sono piaciuti (mi ricordo che già alle elementari i miei compagni di classe continuavano a chiedermeli!). Non credo di avere mai avuto nessuna difficoltà a disegnare quello che avevo in mente, anche fossero state cose per così dire complicate. La prospettiva mi è stata insegnata quando avevo sei o sette anni dallo zio di mio padre, Oliveto Negri, il quale me ne ha svelato i complicati meccanismi semplicemente tracciando su un foglio con una matita un viale alberato con gli alberi che si facevano via via più piccoli con la distanza. Non so se sia stato quell’episodio a imprimermi nella mente il concetto di prospettiva, ma di sicuro concetti imparati quando si è bambini si radicano nella nostra mente molto più profondamente. Ho sempre copiato disegni dei grandi maestri, e non mi sono mai arreso davanti ad immagini che sembravano difficili da riprodurre, ma si può dire che se un richiamo al disegno c’è stato, anche se più che un richiamo è stata una rivelazione, è stato quando ho visto per la prima volta i disegni dei madonnari: sono rimasto affascinato e molto impressionato e confesso di aver pensato che non sarei mai riuscito a farne di così belli.
– Ma come si è affinato nelle tecniche?
Dal 1994 ho frequentato dei corsi di disegno e di varie tecniche pittoriche (fra i quali un corso estivo di acquerello alla Scuola di Grafica Internazionale a Venezia), innamorandomi dopo lungo esercizio della tecnica dell’acquerello: una tecnica veloce che si addiceva molto bene alle mie esigenze di studio ed ai miei tempi ridotti. Ho vissuto in questo periodo varie esperienze creative, come l’illustrazione, il fumetto, la caricatura e il ritratto. Delle ultime due mi sono giovato per un paio d’estati, esibendomi assieme ad un mio amico sul lago di Garda come caricaturista e ritrattista.
– Che sensazioni si provano quando si dipinge e colora?
Quando dipingo e coloro fra le mura di casa, ad esempio disegnando delle vignette o creando un’illustrazione, la sensazione che io provo è di rilassamento, di evasione e a volte non mi accorgo più che il tempo passa. Mi sembra che l’opera a cui lavoro esca fuori da sola ed io non debba far altro che assecondare la sua volontà.
Quando opero in un ambiente extradomestico, ad esempio quando sono in mezzo alla gente a dipingere con gli acquerelli o quando sono sdraiato sull’asfalto a “gessettare”, di solito mi carico dei complimenti della gente, ricevo energia da essa ed è una sensazione inebriante, si crea quasi un collegamento telepatico che mi fa disegnare proprio ciò che la gente vorrebbe vedere per stupirsi.
– Quali le soddisfazioni più grandi provate finora?
Ho provato moltissime soddisfazioni nel campo dell’arte: ad esempio ogni volta che ho vinto qualche premio, oppure ogni volta che qualcuno ha apprezzato tanto un mio quadro da comprarlo, soprattutto se questo qualcuno era uno sconosciuto. Credo che comunque la soddisfazione più grande che io abbia provato sia stata quando mi è stata data così tanta fiducia da chiedermi di fare una mostra personale a 13 anni. Se ci penso, è stato probabilmente grazie a quella mostra ed alla carica che ne ho ricevuto se ho continuato fino ad adesso ad esprimere le mie capacità.
– Quali i progetti futuri?
Progetti certi ne ho uno solo: laurearmi più in fretta che posso! (è iscritto all’Università di Padova alla facoltà di Ingegneria informatica). Poi mi piacerebbe sposare la mia creatività con l’informatica e ci sarebbero mille modi di farlo: spero di scegliere il migliore e quello che mi possa dare più soddisfazione.
Una sola cosa posso dire: non smetterò di dipingere, ormai non ci riuscirei più!
Chi volesse ammirare le tecniche ed alcuni lavori di Nicola Cugola (e ne vale veramente la pena) può collegarsi al sito web: www.infinito.it/utenti/cunicz.
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “Nicola Cugola, madonnaro doc”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/nicola-cugola-madonnaro-doc/