Scrive in una sua lettera datata 8 maggio 1798 il canonico adriese Stefano Bocchi, fratello del più famoso Francesco Girolamo, notaio di professione ma studioso per vocazione, che " … bisogna dire che i Groti e i Bocchi abbiano propriamente nelle midolle dell'ossa l'amor della patria", ove per ''patria" s'intende la nativa Adria.
I Bocchi adriesi: una sterminata dinastia di gentiluomini che nei secoli hanno monopolizzato – unitamente a qualche altra famiglia – la vita, l'attività politica, gli studi, gli interessi storico-letterari attorno alla città di Adria, dandole lustro e decoro, e conferendole una dimensione di notevole rilievo culturale in tempi certo non brillanti (Sei-Settecento).
Di probabile ascendenza scaligera, come si evince dallo stemma familiare, sono presenti nella società adriese fin dal '300, ricoprendovi un ruolo importantissimo sotto il profilo economico ed istituzionale, con una presenza ininterrotta nel Consiglio Cittadino e distinguendosi per gli studi giuridici ed eruditi che possono assecondare in virtù di un vasto patrimonio immobiliare.
In questo c'è una straordinaria analogia con i Silvestri di Rovigo, anche se i numeri depongono a favore dei Bocchi. Basti pensare che risultano documentati ben 28 Bocchi canonici e 6 vescovi!!!
Di uno di questi Bocchi lo scorso 1997 ricorreva il trecentenario della nascita. Tre secoli sono parecchi, comunque sufficienti per far sbiadire la memoria di un personaggio pur di rilievo. Infatti di Ottavio oggi si ricorda sbrigativamente l'unica opera a stampa, edita a Venezia nel 1739, dal titolo lunghissimo secondo la moda dell'epoca: "Osservazioni di Ottavio Bocchi gentiluomo adriese sopra un antico teatro scoperto in Adria agli eruditissimi signori Accademici della nobile Accademia etrusca dell'antichissima città di Cortona".
Ma nella sua vita di studioso ci fu ben altro! E un interessantissimo e corposo Convegno tenutosi al Centro Culturale "L. Groto" di Adria, lo scorso 6 dicembre 1997, ha messo in luce con dovizia di particolari e di riferimenti la temperie dell'illustre adriese. Un'iniziativa tenacemente voluta da Alessandro Ceccotto, allora segretario del Gruppo Archeologico Adriese "F.A. Bocchi" (sezione adriese del CPSSAE), per la cui realizzazione si è prodigato con grande impegno personale, affrontando e superando ostacoli di non lieve entità.
Il Convegno ha aperto la 4ª settimana delle manifestazioni indette dal "Comitato permanente per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali in Polesine", facendo registrare la partecipazione di studiosi illustri e qualificati. A cominciare dalla presidente, Bianca Maria Scarfì, prima direttrice del Museo Archeologico adriese, che ha pilotato nella delicata fase di transizione da Civico a Nazionale creando le basi di una struttura moderna ed efficiente. In seguito Soprintendente in Lombardia e poi, per dodici anni, in Veneto. A lei il Sindaco Sandro Gino Spinello ha consegnato una targa d'argento in segno di riconoscenza da parte della Città.
Poi i vari studiosi (vedasi riquadro a piè di pagina) che in tre ore di relazioni fitte fitte ma trascinanti per interesse e sostanza, hanno messo a fuoco in modo palpitante e vivace un'epoca (prima metà del Settecento), una situazione politicosociale (il dominio veneto in Polesione nei suoi vari aspetti), una temperie culturale (il collezionismo, l'etruscheria, l'erudizione), un personaggio: Ottavio Bocchi, per l'appunto.
Vicenda singolare, la sua: nato, (14 ottobre 1697), vissuto e morto (21 giugno 1749) a Venezia, mantenne per tutta la vita un rapporto privilegiato d’intenso interesse affettivo e culturale con Adria; città ch’egli rappresentò per lunghi anni in qualità di Nunzio (ambasciatore) presso la Serenissima ed alla quale lui, avvocato per desiderio del padre e tradizione familiare, dedicò ogni suo impegno di studioso, di ricercatore e di collezionista di anticaglie.
Francesco Antonio Bocchi, suo illustre pronipote, in “Degli uomini che per dottrina ed azione illustrarono in vari tempi il Polesine di Rovigo”, dice di Ottavio che “formò collezione di documenti per la storia municipale e per l’ecclesiastica, ideò un museo, pubblicò la dissertazione sull’antico teatro e collaborò al “tesoro” delle iscrizioni del Muratori”. Ed ancora, in “Il Polesine di Rovigo”: “Ottavio…, avvocato e nunzio a Venezia della patria de’ suoi maggiori, la quale tutto si volse ad illustrare, formò collezione di documenti ed antichità, stampando di queste i disegni in tre buoni volumi”.
Quello che oggi colpisce in modo particolare in questo personaggio è la profondità e capillarità della conoscenza di quanto accadeva nella città dei suoi “maggiori”. In un’epoca di difficili comunicazioni, egli curava una vivacissima e nutrita corrispondenza non solo con esponenti di numerose famiglie adriesi (Mecenati, Ferretti, Roncagalli, Grotto, etc.) che lo tenevano costantemente informato su ogni ritrovamento in città, ma con i maggiori eruditi del tempo (Apostolo Zeno, Scipione Maffei, Carlo Silvestri, i Grimani, l’Abate Gori…) con i quali scambiava pareri su oggetti e problemi vari. Una straordinaria quantità di tali lettere o di risposte alle stesse si trova in varie biblioteche (167 indirizzate all’abate Gori sono conservate alla Bibl. Marcelliana di Firenze; 119 risposte dello stesso Gori si trovano nella Bibl. Comunale di Treviso, raccoltevi dal fratello di Ottavio, canonico Giuseppe; 106, in copia, compaiono nell’Archivio Antico Comunale di Adria, etc.). Costituiscono una miniera preziosissima d’informazioni sull’“uomo” Ottavio, sulla sua curiosità, sul grado delle sue conoscenze e sulla sua capacità di individare e dialogare con gli interlocutori più qualificati del suo tempo.
Creò in casa una collezione di oggetti archeologici che si dispersero alla morte ma della cui natura rimane traccia nei disegni riportati nelle lettere con cui chiedeva lumi agli studiosi. Zerbinati ne ha rintracciati alcuni in una miscellanea di disegni nella Bibl. di Treviso.
La Marzi nota come la presenza di ceramica apula nella raccolta di Ottavio rientri nella moda del collezionismo settecentesco, stimolato da secoli di imponenti ritrovamenti sepolcrali in Puglia. Ma l’amore di Ottavio per le cose adriesi suscita un interrogativo di difficile soluzione: e se provenissero proprio da qui? In ogni caso il suo esempio fu di sprone per il nipote Francesco Girolamo che nel 1770 iniziò quella sua collezione privata che nel tempo portò all’attuale Museo.
Ottavio Bocchi raccolse una quantità incredibile di documenti, confluiti poi nel patrimonio archivistico del nipote F. Girolamo ed attualmente conservati nell’Archivio Antico Comunale di Adria. Li studiò, li confrontò, ne ricavò il ricavabile. Trascrisse e scrisse per un suo progetto che non venne mai pubblicato. Raccolse il frutto dei suoi studi in quei tre volumi di cui sopra, che però sono manoscritti e tali rimasero, splendidi nella loro unicità. Miniera inesauribile di informazioni per i due grandi Bocchi che seguirono, F. Girolamo e F. Antonio.
L’interesse dei Bocchi in generale e di Ottavio in particolare per l’archeologia non fu dettato solo da puro e semplice collezionismo o piacere di possedere un oggetto raro, come era di moda in quegli anni, bensì da una appassionata ricerca e valorizzazione delle proprie radici. L’attaccamento alla patria e la volontà di esaltarne le antiche origini hanno fatto sì che anche Ottavio incorresse talora negli errori dell’etruscheria settecentesca (= tutto veniva ricondotto agli Etruschi). Ma l’aspetto migliore del suo impegno sopravviverà in quanti dopo di lui ne continueranno l’opera.
Lo scorso 6 dicembre 1997, per un paio di ore questa singolare figura di erudito in volontario esilio è riemersa ad Adria grazie alle parole dei relatori. Ma… verba volant. Abbiamo la triste sensazione che essa sia destinata a tornare ben presto nel silenzioso romitaggio degli archivi. Peccato. La pubblicazione degli Atti sarebbe per l’Amministrazione Comunale un’occasione più unica che rara per compiere opera meritoria e di prestigio, giusto riconoscimento alla fatica dei relatori, e doveroso omaggio ad un personaggio che ha dato lustro alla nostra città.
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Come citare questo articolo
Umberto Dalle Mulle, Antonella Turri. “Ottavio Bocchi (1697-1749)”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/ottavio-bocchi-1697-1749/