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UN RICORDO

Piazza Alberto Mario

A Lendinara, presso il monumento, si davano appuntamento i ragazzi: andando o tornando da scuola e nei momenti di svago

di Vanna Boraso

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 100–101

Piazza Alberto Mario a Lendinara: un angolo non nascosto né sconosciuto, ma oggi quasi solo luogo di passaggio e di parcheggio. Nessuno, credo, ne subisce più il fascino.

Eppure è una piazza con una sua dignità: vi prospettano due palazzi, il fianco di una grande casa, altre case o casette piacevoli; una sola assolutamente fuori luogo nell’ambiente: in quella casa, che allora non era così, ma assomigliava, pur nella sua modestia, alle altre, sono nata io.

Allora (parlo di tutto il decennio dei cinquanta) nella piazza c’erano anche delle attività commerciali: un ingrosso di alimentari, una macelleria, una rivendita di alimentari e, discosta in un angolo, anzi proprio all’imbocco di via del Santuario, una di frutta e verdura e piccoli, golosissimi dolci.

Lo spazio era diviso in due da un marciapiedi che la percorreva (e ancora la percorre) definendo nettamente un angolo, proprio quello della mia casa; la pavimentazione era a ciottoli (i cògoi) e, in bella mostra, ma non proprio centrale, lui: il monumento ad Alberto Mario, eretto alla fine del secolo precedente, opera di Ettore Ferrari. Ed in effetti, il monumento catalizzava tutto: era il centro eccentrico… era il luogo d’incontro, di scontro, era teatro di imprese.

Al monumento si davano appuntamento un po’ tutti i ragazzi: andando a scuola, tornando da scuola, nei momenti di svago… anche solo per depositarvi il peso delle cartelle o per sedersi sui gradini a gustarsi un ciucio (magari un peséto) comprato al boteghìn.

Erano i bambini e i ragazzi della piazza e delle vie dintorno: via Santuario, via San Giuseppe, via Santa Sofia, perfino quelli provenienti da oltre largo Carducci, via Jessie White Mario (allora Iessie Vite per noi tutti, grandi e piccoli). Erano tanti, rumorosi, di tutte le età: nell’angolo riparato in cui non passavano macchine (poche davvero quelle che circolavano) né biciclette (tante invece, comprese le nostre) i più piccoli, o meglio le più piccole, giocavano a palla o a scalon, saltellando ora su un piede ora su tutti e due dopo aver lanciato un sasso nei riquadri disegnati faticosamente col gesso fra i ciottoli.

I ragazzi più grandi o più spavaldi, invece, si trovavano proprio intorno al monumento e giravano in bicicletta o tiravano qualche calcio al pallone o si arrampicavano (ma solo se il pubblico prestava vera attenzione) sulle armi incrociate del monumento stesso; ma potevano anche sedersi comodamente sulle pietre del basamento e da lì considerare tutti con aria di sfida, o proporre sfide magari a quelli delle strade vicine…

Nelle sere d’estate, poi, intorno al monumento c’erano proprio tutti, i più grandi e i più piccoli, e allora il gioco doveva coinvolgere tutti ed era il nascondino (scondaròla), facilitato dal fatto che ci si poteva nascondere anche in mezzo agli adulti seduti sulle seggioline fuori dalla porta di casa, o negli androni aperti sulla strada, o anche nelle vie vicine. E a “fare tana” si correva come scalmanati sull’acciottolato sconnesso.

Intorno al monumento nascevano anche, fra i ragazzi più grandi e le ragazze più carine, le prime simpatie e allora parlavano a bassa voce, seduti sugli scalini e non giocavano con gli altri, indugiando a raccontarsi i primi segreti, ma attenti a non diventare oggetto degli sbeffeggiamenti invidiosi degli altri.

Io ero fra i più piccoli e a me non era concesso, se non in casi eccezionali e sotto il controllo di qualche adulto, oltrepassare il marciapiedi che divideva il mondo dei piccoli dal monumento che ti ammetteva nel mondo dei più evoluti; così osservavo con invidia quel mondo, quelle trame, quelle sfide e quell’indipendenza, desiderosa di crescere per partecipare, per oltrepassare quel marciapiedi.

Poi ho cambiato casa…

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Come citare questo articolo

Vanna Boraso. “Piazza Alberto Mario”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/piazza-alberto-mario/

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