Che sia arte o artigianato, o in bilico tra essi, la liuteria è una magia. Un incantesimo capace di trasformare un comune pezzo di legno in uno strumento unico ed irripetibile. Non una semplice tecnica, una vera e propria arte, che ancora muove le mani dei maestri liutai secondo schemi non troppo dissimili da quelli in uso nei secoli classici della liuteria (XVI-XVIII secolo).
L’attuale mercato offre, senza dubbio, strumenti di varia qualità prodotti in serie, eppure rimangono non pochi i musicisti che scelgono come loro strumento un’opera lavorata a mano e costruita su misura per loro. Ideata, disegnata, tagliata, incavata, scavata, incollata, levigata e pennellata soltanto per le loro esigenze. Uno strumento che già dal battesimo appartiene alla mano che lo suonerà, costruito attorno a lei e dedicato alla sua particolare tecnica. Pronto a diventare l’estensione della mano del musicista, quasi una parte del suo corpo, ad essere la vera e propria voce del magico e particolarissimo rapporto che sempre si crea tra il musicista e il suo strumento prediletto.
Ma prima delle mani che lo suoneranno, l’ancòra inanimato legno conosce le sapienti mani del liutaio che lo trasformeranno, un po’ come un Pinocchio, in una nuova creatura.
Non c’è bisogno di andare molto lontano per poter varcare la soglia di un laboratorio artigianale in cui nascono strumenti a corda e ad arco. Qui c’è tutto il fascino di un antro fatato, pieno di strumenti abbozzati appesi alle pareti, di legni appena tagliati in cui già s’indovinano il volto di una chitarra o la sinuosa sagoma di un violino, di vasetti di resine, vernici, colle e qualche schizzo, intriso di profumi freschi, caratteristici e suoni unici.
Il liutaio forse più vicino a noi abita a Ceneselli. Alberto Bonafini, nato da una famiglia di musicisti, incontra fin da subito le due muse che accompagnano tutti i liutai: la musica e l’arte.
Figlio di un tenore e fisarmonicista, Alberto Bonafini cresce in un ambiente traboccante di musica, mentre frequenta l’Istituto d’Arte di Castelmassa dove si diploma. Passa un lungo periodo in Inghilterra, dove ricorda di essere riuscito a comprare una chitarra che amava moltissimo.
La voglia di costruire uno strumento lo stuzzica sin dall’adolescenza (“dopo aver capito che non sarei mai diventato un chitarrista, ho cominciato a pensare alla liuteria”, scherza) ma è quando dal suo paese natale si trasferisce a Carpi che il suo sogno finalmente prende le ali.
Nella cittadina modenese incontra Lorenzo Frignani, che Alberto definisce “uno dei migliori liutai in Italia e nel mondo”, punto di riferimento internazionale per la valutazione di strumenti a corda e ad arco. Frignani accetta di aiutare Alberto nel suo percorso: lo sostiene e lo consiglia, lo corregge e lo aiuta, controllando ogni dieci giorni la progressione dei suoi lavori.
Il primo risultato è incoraggiante, e da quel momento Alberto non si ferma più. Sente la spinta a sperimentare, imparare, leggere, verificare. E così continua a creare strumenti e a migliorare pezzo dopo pezzo, interpellando altri liutai, chiedendo consigli e suggerimenti, studiando libri e scorrendo riviste per tenersi aggiornato e accogliere nuovi spunti. E anche ad avvicinare dei giovani a questa particolare forma d’arte, cosicché qualche anno fa ha organizzato un corso di liuteria nell’Istituto d’Arte di Castelmassa, dove a suo tempo anche lui si è diplomato.
Da trent’anni a questa parte la passione di Alberto per la liuteria si è presa tutto il suo tempo libero. “Non è un’attività che, da sola, può dare da vivere”, dice con rammarico. L’attuale crisi, poi, arriva a farsi sentire anche in questo settore. Le industrie produttrici di strumenti si affidano alla catena di montaggio: costi bassi e grandi numeri. Invece delle mani bastano le macchine, certo più rapide e precise fino al centesimo di millimetro, ma inevitabilmente fredde e impersonali. Ci sono macchinari complessi, tecnologicamente avanzati a lavorare al posto del liutaio. Si inserisce un pezzo di legno ed esce una chitarra, pronta per essere venduta ad un prezzo invitante, specie a chi muove i primi passi nella musica e non ha particolari esigenze.
“Ad un liutaio – spiega Alberto – serve non meno di un mese per portare alla luce una chitarra, ed è sempre conveniente costruirne due alla volta: mentre si attendono i tempi di essicazione sull’una si lavora sull’altra”.
Esistono segreti del mestiere che non si possono svelare? Alberto sorride: “Nessun segreto. Non ci sono segreti tra noi liutai. Si è sempre disponibili a comunicare le proprie scoperte per facilitare il lavoro agli altri. Colle, legni, modi di piegare le assi…non c’è mai alcun problema ad aiutarsi a vicenda”. E si indaga per trovare il legno migliore come uno scultore cerca il marmo più adatto per iniziare la sua opera. Ogni legno ha una diversa proprietà di trasmettere un suono e non si può che restare ammirati di fronte alla profonda conoscenza che un liutaio acquisisce al riguardo, sentendolo enumerare le qualità di legni come il cedro, il cocobolo, il palissandro, il noce, il wengè oppure l’acero, il pioppo, il tasso, il bosso, il cipresso. Ogni albero ha una voce, dunque, e il liutaio è colui che sa farla emergere.
Il legno sembra cantare nella chitarra Parlor che Alberto tiene ora in mano, una delle sue creature preferite, una splendida sintesi di wengè, mogano, ebano e abete, con una catenatura studiata ad hoc. “Una chitarra che pur avendo una cassa molto piccola ha la caratteristica di avere un attacco immediato. Se la si suona per un po’, inizia a prendere armonici e tonalità dolcissime, che adoro. Si sa, dopo aver suonato per una mezzora il legno si muove e suona molto, molto meglio di quando si è iniziato”, spiega Alberto.
Sono circa un centinaio le chitarre che Alberto ha costruito nei suoi trent’anni di attività. Non solo chitarre, in realtà, ma anche violini, bassi, una bellissima mezza lira, rullanti di batteria (molte volte anche per il batterista di Ligabue). Ma sono alcune delle sue chitarre ad avere avuto un particolare destino, come quella andata allo storico chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, Rodolfo Maltese o le chitarre suonate da Tommy Emmanuel, Alex De Grassi, Martin Taylor (“un evento che mi ha veramente commosso”, confessa Alberto che ha incontrato il grande chitarrista all’Adgpa Convention di Conegliano Veneto, una manifestazione tutta dedicata al mondo della chitarra).
Una soddisfazione unica, per un liutaio, quella di vedere uno dei musicisti preferiti innamorarsi di uno strumento realizzato dalle sue mani. Unico ed irripetibile. Peculiare ed inconfondibile, come il tocco di un musicista su una corda. Diverso da ogni altro al mondo.
“È questa consapevolezza che mi ha sempre impedito di acquistare macchinari per facilitare, in parte, il mio lavoro. Se alle mie dita si sostituisce una macchina, il prodotto finito perde di originalità. È solo un altro prodotto standard, uguale, identico ad altri. Questo esula dalla mia filosofia. Preferisco accontentarmi di realizzare magari soltanto due chitarre l’anno, ma per darle in mano a musicisti che le useranno come loro primo strumento”, commenta Alberto.
Ed è difficile pensare che una chitarra come quelle in lavorazione nel suo laboratorio non possa diventare la preferita di un musicista dal palato fine. Non solo per la bellezza esteriore, per la precisione degli intarsi di legno e madreperla, o per la fantasia (una di esse è, ad esempio, dipinta a mano, una natura morta sulla tavola armonica), ma soprattutto per il suono cristallino, pulito e limpido. Un suono inconfondibile che sa parlare all’orecchio esperto di un musicista, che ha suonato tanti strumenti e ne ha conosciuto le voci, ma cerca da tempo lo strumento capace di dare vita al suono che da sempre vibra nella sua mente. Lo strumento passa così nelle mani del musicista, abbandonando le mani quasi paterne di chi l’ha immaginato, progettato e creato e vi ha inciso una R stilizzata (da Rimes, secondo nome di Alberto) in bosso come firma.
Merita sicuramente una visita il curatissimo sito internet di Alberto, che offre una superba galleria fotografica di molte sue creazioni: www.albertobonafini.com
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Come citare questo articolo
Giorgia Maragno. “Professione liutaio”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/professione-liutaio/