Nel pieno della maturità artistica, con un'autentica voce di basso, Riccardo è oggi fra gli interpreti di spicco del bel canto italiano ed onora la propria terra, la propria gente, nei palcoscenici di tutto il mondo.
A Porto Tolle, dove è cresciuto, lo rivediamo ancora nella spensieratezza della gioventù quando, imbracciando la chitarra, cantava i successi di quegli anni assieme alla propria band. Fu poi quel suo particolare timbro di voce grave, che si accentuava sempre più, a condurlo verso il canto lirico, dove emerge tutto il suo talento artistico. La passione per il canto gli è stata trasmessa dalla nonna paterna, “Sento ancora le sue ninnananne che mi cantava quando ero bambino, adoravo ascoltarla”, ci ha confidato.
Persona disponibile come sempre, l'abbiamo incontrato in una rara pausa dei suoi innumerevoli impegni. Dialogando così, semplicemente, come si conviene fra paesani, Riccardo ci ha regalato un bel momento della sua storia artistica ed umana.
Musicista ancora prima di cantante, ricorda i suoi primi approcci con la musica: “Dei nostri parenti, vicini di casa, avevano regalato una tastiera della Bontempi alla loro figlia. Poiché questa era più o meno coetanea delle mie due sorelle, eravamo di frequente a casa sua; io attratto dalla bella tastiera, cercai inizialmente nelle istruzioni il modo per poterla suonare. Così, poco a poco, riuscii a far musica e ricavarne dei motivetti. Evidentemente era un messaggio, una predisposizione che fino a quel momento non conoscevo. Da lì, infatti, è partita l'idea che la musica potesse fare parte della mia vita.”
Si illuminano gli occhi di Zanellato andando con la memoria ai tempi dell’infanzia e dell’adolescenza. E continua: “Una tastiera, sempre della Bontempi anche se più piccola, l'ho avuta poi in regalo anch'io e credo sia ancora conservata da qualche parte, poiché l'ho fatta suonare anche ai miei figli. Dopodichè, alla lotteria nell'ambito di una Festa dell'Amicizia a Polesine Camerini, c'è stata la vincita di una chitarra, lo strumento poi della mia passione”.
Riccardo si avvicina infatti alla chitarra dapprima come autodidatta poi come allievo del conservatorio “A. Buzzolla” di Adria.
La scoperta del canto maturò con la corale della chiesa del paese: suo compito era l'accompagnamento con la chitarra. “Lì, insomma, tutti cantavano ed è stato così, in modo naturale, che iniziai a cantare insieme a loro. Intonato, voce non male, parallelamente cresceva in me l'idea di poter esprimermi anche nel canto, tant'è che ad una certa età, intorno ai 17 – 18 anni, partecipai con un gruppo locale ad una sorta di cantagiro del Delta. Abbiamo trascorso poi insieme anche altri momenti del genere. Ci siamo divertiti insomma. Nel frattempo pensavo che da questa situazione potevo anche ricavare qualche soldino. Studiavo ancora chitarra. Quelli del conservatorio sono percorsi lunghi, e quindi costosi, e la mia è sempre stata una famiglia modesta come tante e volevo in qualche modo aiutare i miei genitori, che non finirò mai di ringraziare perché è solo grazie ai loro sacrifici se sono arrivato sin qui. Tuttora mi sono vicini ed il loro aiuto è straordinario e fondamentale”.
Riccardo sapeva che all'epoca, così come oggi, per poter guadagnare qualcosa suonando bisognava buttarsi sul liscio. È per questo che si unisce ad un gruppo, “I giovani del liscio”, coi quali canta e suona in numerosi locali da ballo per un'intera stagione estiva e anche oltre. “Eravamo impegnatissimi il pubblico era contento della nostra musica, delle nostre canzoni. In seguito si unì a noi mia sorella nel ruolo di cantante. Davvero una bella esperienza, anche se limitata ad una sola annata, contento soprattutto di aver visto finalmente i miei primi guadagni”.
Trascorrono così un paio d'anni, dopodiché arriva anche per Riccardo la chiamata al servizio militare, costringendolo di fatto ad interrompere gli studi di chitarra. E qui, arruolato nel corpo degli alpini, rientriamo nell'argomento “voce”, in quanto destinato inizialmente al reparto fucilieri assaltatori di Tarvisio, si apriva invece la possibilità di entrare a far parte del coro della “Julia”. Così, dopo un'audizione, passò con loro. “Qui mi dicevano che per la mia voce particolare dal tono basso, dovevo studiare lirica, figuriamoci, io ho sempre odiato la lirica non ho mai voluto ascoltarne nemmeno un frammento. Particolarmente convinto invece della mia predisposizione, era un sottotenente il quale insisteva perché io imboccassi questa strada. “Hai l'oro in gola” mi diceva, devi studiare.”
“Insomma – continua Zanellato – mi hanno messo questa pulce nell’orecchio e anch'io, piano piano, concerto dopo concerto, sentivo che mi veniva naturale quel mio timbro di voce, non dico facile (per certi aspetti magari anche facile) però mi veniva naturale e, cosa strana, era sentire gli apprezzamenti del pubblico nei miei confronti, ancor più negli assoli che naturalmente certi brani richiedono”.
“Terminato il servizio militare, mi ascolta praticamente su “obbligo” di questo sottotenente, un suo amico che cantava nel coro del teatro della Scala, il quale mi dice subito che avevo le potenzialità giuste per poter lavorare, studiare ed ambire a una bella carriera.”
Arriva la svolta: “L’idea di questa nuova strada, il mettermi al lavoro, i suggerimenti, l’entusiasmo dell’estate, mi hanno, come dire, scosso, svegliato, mi sono improvvisamente reso conto che era una passione evidentemente sopita, folgorante, della quale non ho più potuto fare a meno”.
Diplomato nel frattempo in chitarra classica, Riccardo inizia a studiare privatamente canto a Modena, dal maestro Arrigo Pola, che era stato anche il maestro di Pavarotti. Siamo intorno alla metà del 1990. Sotto la sua guida inizia ad esibire i primi vocalizzi nell'ottobre del 1992, un anno e mezzo dopo, molto prima del normale tempo richiesto per debuttare, ciò a confermare la sua naturale predisposizione.
Nel febbraio 1994 il debutto in palcoscenico e la partecipazione a vari concorsi, fino ad arrivare al più importante, quello di Spoleto, nel 1996 dove si classifica primo assoluto. “Quando sentii echeggiare l’annuncio che il vincitore era Riccardo Zanellato, per un attimo, quasi incredulo, non pensavo nemmeno di essere io, non l'avrei mai immaginato. Da Spoleto, insomma da quella vittoria, iniziò la mia carriera, quella seria, diciamo così. Fino ad allora avevo alternato il canto con l'insegnamento della chitarra e qualche concerto da chitarrista classico. Da lì invece mi dedicai unicamente al canto”.
Per Riccardo quindi altri concorsi di livello, quali l’Operalia in Giappone, premio creato da Placido Domingo, dove è finalista, così come nel Callas di Parma… Incontra nel frattempo persone importanti, fra cui il suo attuale maestro, Bonaldo Giaiotti, un grande basso colui, come tiene a precisare, che gli ha dato più di tutti, senza naturalmente togliere nulla all’insegnante precedente il basso Danilo Rigosa, che lo ha accompagnato dopo l’esperienza con il maestro Arrigo Pola.
Si apriva quindi davanti a lui un meraviglioso percorso artistico che lo ha portato a esibirsi nei più importanti teatri italiani e stranieri, La Scala di Milano, Napoli, Torino, la Fenice di Venezia, Bologna, Palermo, Catania, Roma, Macerata, Parma, Verona, Lione, Berlino, Dresda, Stoccarda, Lipsia, Kiev, Tenerife, Valencia, Barcellona, Helsinki, Amsterdam, Montevideo, Tel Aviv, Vienna, e tantissimi altri nel mondo.
Nel novembre del 2017 partecipa come solista alla prima rappresentazione da parte di una compagine italiana della Messa per Rossini, evento corale molto importante tenutosi al Teatro alla Scala di Milano e fortemente voluto dal Maestro Chailly.
Abbiamo chiesto a Riccardo se magari c'è un palcoscenico al quale è particolarmente affezionato. “A parte l’affetto personale per Rovigo e Parma, un legame particolare nei confronti del teatro di Bologna, perché è stato il primo teatro importante, quello che ha determinato un mio ruolo, una mia dimensione nel panorama del canto lirico di rilievo. Ricordo tra l'altro la prima volta, quando mi chiamò l'ente lirico per dirmi del cachet. Io emozionatissimo credevo per le quattro, cinque recite in programma ed invece mi sentii rispondere che era il compenso di una sola; rimasi lì incredulo considerando anche il mio piccolo ruolo. Un compenso così superava ogni mia più ottimistica aspettativa, tant'è che successivamente pensai di sposarmi, poiché se andava avanti così potevo benissimo metter su famiglia. Ed è proprio quello che poi ho fatto. Con Bologna quindi ho un legame particolare. Poi ho un ricordo bellissimo in Giappone, legato soprattutto, più che al teatro, alla passione dei giapponesi. Spesso alla fine dello spettacolo ci conducevano all'uscita artisti facendoci sedere su un tavolino: all’esterno file chilometriche, che arrivavano fino all’entrata, aspettavano i cantanti per venire a salutarli, fotografarsi con loro, chiedere l'autografo. Hanno questa tradizione davvero straordinaria”.
Nelle varie esperienze vissute, Riccardo ha avuto modo di lavorare con cantanti di prima grandezza quali Domingo, Carreras, Bruson…, così come importanti direttori d'orchestra particolarmente il maestro Riccardo Muti, per il quale nutre una grande ammirazione, anzi, venerazione, collaborando con lui ancora oggi. “Col maestro Muti ho fatto parecchie cose, tanti requiem, importante quello a Redipuglia trasmesso in Eurovisione, o al teatro di Vienna, quello conosciuto anche per il tradizionale concerto di Capodanno. Poi nel 2017 a Chicago, dove già ero stato, invitato sempre da lui, e altri ancora. Sono davvero contento del rapporto che ho col maestro Muti, il fatto che poi continui a chiamarmi vuol dire che probabilmente mi stima.” Ed è sicuramente così: infatti, nel 1918, Riccardo Muti lo vuole al teatro del Maggio musicale fiorentino per il Macbeth in forma di concerto, organizzato per festeggiare i 50 anni dal debutto fiorentino del maestro, chiamata che, come lo stesso Zanellato afferma, lo ha riempito di orgoglio.
Affermato interprete del canto lirico italiano, pur avendo raggiunto certi traguardi (ricordiamo che è candidato come miglior basso al mondo in una rosa di tre) Riccardo non si sente per niente “arrivato” come si potrebbe anche pensare, anzi. “Non è che giunto ad un certo livello, soprattutto in questo lavoro, puoi dirti “arrivato”. E’ da lì invece che comincia la fatica: riuscire a mantenerlo. A quel punto la gente si aspetta sempre il massimo da te, se non di più. Soddisfazione chiaramente, ma anche tanto stress, sono lavori importanti non puoi avere la benché minima distrazione”.
Concludendo questa nostra “casereccia” conversazione chiediamo se magari si sente di dare qualche consiglio ai giovani che si stanno affacciando al suo stesso impegno. “Sono ben lieto di rispondere a chiunque mi richieda un consiglio, comunque affidarsi principalmente ad un buon maestro è fondamentale, poi volontà, costanza e tanta umiltà”.
Le stesse qualità che del resto appartengono al nostro Riccardo che, con la passione e soprattutto l'umiltà di sempre, continua ad onorare la propria terra, la nostra terra, nei teatri di tutto il mondo.
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Come citare questo articolo
Damiano Laurenti, Luciano Scarpante. “Riccardo Zanellato”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/riccardo-zanellato/