Gli Oratori, che rappresentano il cosid-detto “Sacro Minore”, sono sparsi un po’ ovunque in terra polesana e sono ancora oggi un segno tangibile di fede e pietà cristiana che ha alimentato nel tempo un sentimento diffuso di religiosità in ampi strati della popolazione, soprattutto delle zone rurali e delle periferie dei centri urbani, ove risultano gli insediamenti più numerosi e nei quali gli abitanti si identificavano.
Eretti per lo più come ex voto per uno scampato pericolo da pestilenze, alluvioni, carestie, fame, guerre, malattie, dolori e paura dell’ignoto, rappresentano spesso i timori, le incertezze ed i bisogni dell’uomo nel vivere quotidiano e vengono identificati quali intermediari e strumenti di fede ed intercessione fra Dio e l’ uomo medesimo.
La storia dell’oratorio di S.Ippolito dei Vegri è profondamente legata a quella di Ficarolo, paese che ha avuto, soprattutto in epoca medioevale, un ruolo non marginale nelle vicende storiche polesane, data la sua posizione geografica strategica al confine fra Ferrara, Mantova e Rovigo.
Già patrimonio della Contessa Matilde di Canossa nell’ XI secolo, il territorio di Ficarolo passò poi al dominio degli Estensi di Ferrara ed esercitò una preziosa funzione strategica fra questi e la Repubblica Serenissima di Venezia. Dal 1482 al 1484 fu al centro del conflitto nella famosa “Guerra del sale” che vide l’ occupazione e distruzione della turrita fortezza “colossale” edificata nel 1349 dal marchese Obizzo d’ Este ed i cui ultimi ruderi sono stati divelti dal Po nel 1669 (crf. Francesco Ravelli: Pagine storiche di Ficarolo -1883).
Con la devoluzione alla Chiesa nel 1598, Ficarolo passò allo Stato Pontificio fino al 1797 nell’ambito della Transpadana Ferrarese per essere unito nel 1814, dopo la parentesi napoleonica, al Regno Lombardo-Veneto.
Nel periodo estense e pontificio molte famiglie patrizie ferraresi legarono il loro nome a Ficarolo ed alla frazione Vegri. Il casato dei Vegri trae la maggiore notorietà da Santa Caterina da Bologna nata l’8 settembre 1413 e morta il 9 marzo 1463: Clarissa, fu fra le fondatrici del Monastero del Corpus Domini di Ferrara e poi Abadessa del Monastero di Bologna. Fu canonizzata da Papa Clemente XI il 22-05-1712.
Il capostipite della famiglia è presente a Ferrara nel 1307 e le prime notizie fra i Vegri e Ficarolo risalgono al 1366 in un rogito del notaio Pietro Pialbene.
Il Ravelli scrive che, fra gli Oratori, quello di S. Ippolito ai Vegri è di antica origine ed un manoscritto del Conte Arciprete Bartolomeo Miragli recita: “…avendo il Signor Marchese Luiggi Ippolito da Gazzoldo ottenuto da Roma il brevetto di poter far fabbricare una cappella (per comodo della sua famiglia e Popolo viccino) attacco al suo palatio posto in loco detto li Vegri …li prestai il mio consenso… Fu dunque fabbricata la detta Cappella e benedetta dall’ Em. Signor Cardinale Thadeo del Verme, Vescovo di Ferrara, l’anno 1705”.
Detto Oratorio figura in tutte le visite pastorali ed anche oggi giorno è officiato. Fino al 1800 c’era un legato di scudi 18 annui per messa festiva con obbligo di Dottrina, che nel 1844 fu dedotto del quinto.
L’ Oratorio consiste di una camera al pian terreno della casa padronale con una porta aperta a nord che dà sul cortile, una piccola “sacristia” ed un campanino a cavaliere sul tetto.
L’ interno, in ottimo stato di conservazione e perfettamente accudito dalla sig.ra Zita Monesi di anni 75, conserva sull’altare una pala della Madonna fra i Santi Ippolito e S. Antonio da Padova. C’è una seconda tela della Vergine detta del latte, con le “Pazienze” o “Scapolari” ed altre due poco leggibili di S. Domenico e S. Pietro.
Conserva anche una antica reliquia del Santo, la Pianeta originale ed un calice del 1909. Sul soffitto è dipinta una corona principesca che conferma la discendenza dagli Estensi.
Sant’Ippolito si festeggia il 13 agosto unitamente a San Ponziano, entrambi contemporanei e martiri del III secolo.
Ponziano divenne Papa nel 230 succedendo a Sant’Urbano sotto l’imperatore Alessandro Severo. Egli proseguì un’opera di saggio ed illuminato consolidamento della Chiesa, ma si aprì uno scisma provocato da Ippolito, sacerdote coltissimo e conoscitore delle scritture, ma troppo rigido e moralista severo che vedeva ovunque eretici e rivoluzionari e che divenne in tal modo il primo Antipapa della storia.
Col nuovo imperatore Massimino ripresero le persecuzioni dei cristiani che videro anche l’esilio ed il martirio di Ponziano ed Ippolito. La chiesa li onora insieme perché uniti dalla sofferenza, dalla morte e dal medesimo bene, al di là della separazione contingente.
L’ esistenza di Sant’ Ippolito viene anche intesa sulla base del nome stesso (Ippolito in greco significa trascinato da cavalli) e Iacopo da Varagine (nato verso il 1230 a Varazze, frate domenicano, e Vescovo) nella sua “Leggenda Aurea” recita “…Allora Valeriano fece legare il martire (Ippolito) per i piedi alle code di due cavalli indomiti e lo fece trascinare sui sassi della strada fino a che spirò. Ciò avvenne l’anno 256 del Signore…”
Ogni anno il 13 Agosto la frazione dei Vegri e tutta Ficarolo festeggia Sant’ Ippolito presso l’antico Oratorio, con grande concorso di fedeli e di pubblico con la celebrazione della Santa messa e la solenne processione. E poi, come sempre, si dà il via al tradizionale ballo sull’ aia della corte Monesi, con l’ orchesta e un fornito stand gastronomico; alla fine lo spettacolo pirotecnico conclude la giornata di festa.
La tradizionale Sagra di Sant’ Ippolito si perde nella notte dei tempi. Un tempo la frazione era molto popolosa e non era ancora presente l’energia elettrica (la nuova illuminazione è stata inaugurata quest’ anno) e la processione stessa si teneva alla sola ed incerta luce dei flambaux.
Con il favore quindi delle tenebre, come succede volentieri fra giovani, era naturale che ci scappasse qualche “toccatina” audace.
Da qui l’appellativo di “Fiera Palpona” in vigore a tutt’ oggi.
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Come citare questo articolo
Antonio Ghirotto. “Sant’Ippolito Dei Vegri”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/santippolito-dei-vegri/