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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Alla scoperta degli antichi organi

Consistente il patrimonio organario della diocesi di Adria-Rovigo

di Carlo Barbierato

Ventaglio Novanta n. 30 2005 pp. 34–37

La Diocesi di Adria-Rovigo, pur nelle sue relativamente ridotte proporzioni geografiche, vanta un patrimonio organario ragguardevole e di grande interesse storico, costituito da circa ottantacinque strumenti, realizzati tra la seconda metà del Settecento e gli anni Ottanta del Novecento, recentemente catalogati ad opera della Regione Veneto e dell'Ufficio Beni Culturali della nostra Diocesi.

Per gli appassionati di questo aulico strumento musicale, ma più in generale per gli amanti del patrimonio culturale della nostra terra, può costituire un motivo di interesse una visita alle chiese del Polesine, per far conoscenza con gli organi di pregio della nostra diocesi.

L’itinerario può iniziare a Rovigo, dal tempio più prestigioso, quello della “Rotonda”, dedicato alla B. V. del Soccorso. Nel suo sontuoso interno troviamo il più antico organo del Polesine, costruito da Gaetano Callido nel 1767, op. 34.

Gli strumenti più recenti sono invece due: quello di Villadose, realizzato da Diego Bonato nel 1985 su progetto del M° F. Finotti, e quello di Fiesso Umbertiano, costruito dalla Ditta Ruffatti nel 1969 per il Seminario di Rovigo, riformato, ampliato e trasferito nell'attuale sede nel 1999.

Dal punto di vista tipologico, nel panorama diocesano sono da ricordare, innanzitutto, gli strumenti di Gaetano Callido, massimo esponente della Scuola Neoclassica Veneta, presente con ben dieci opere. Ma di tutto rilievo è anche lo splendido organo di S. Maria in Punta, realizzato da Francesco Dacci nel 1784 e restaurato nel 2001 da Vincenzo Salvato con il contributo della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Tra Sette e Ottocento si collocano i tre strumenti di Scuola Mantovana presenti in Diocesi. Risalgono invece al XIX secolo alcune importanti opere: le due di Antonio Callido, figlio di Gaetano, i due strumenti dei Bazzani, suoi successori, e i tre dei Cipriani di Stanghella, tra i quali l'organo a due tastiere di Arquà Polesine, di cui presto inizieranno i lavori di restauro e ricostruzione. Allievi e successori dei Cipriani furono i Fratelli Pugina, presenti con quattro strumenti. Importanti anche le realizzazioni di Giovan Battista De Lorenzi a Bellombra e Sarzano.

Cospicua è anche, nell'Ottocento, la presenza degli organari lombardi: Giovanni Tonoli, che in Polesine realizzò quattro opere (tra le quali i grandiosi strumenti di Fratta Polesine e Melara), Pacifico Inzoli, con due, e infine Giovanni Foglia, autore dello splendido e rarissimo strumento della Basilica di San Bellino.

Gli organari emiliani, invece, sono presenti con due sole opere: il Franchini di Canda (1871) e l'organo di Sariano di autore ignoto.

Nel Novecento, poi, le ditte più rappresentate sono i Malvestio di Padova, che in Diocesi realizzarono circa una dozzina di strumenti, i loro concittadini e rivali Annibale Pugina e Figli, presenti con nove opere, la ditta Zordan di Cogollo (VI) con due, e i Quaglio di Villa d'Adige, di cui rimangono, in Diocesi, tre organi.

Nel secondo dopoguerra, invece, la quasi totalità delle nuove costruzioni fu realizzata dai Fratelli Ruffatti di Padova, autori di una decina di strumenti.

L'elenco, per ragioni di spazio, non è ovviamente completo, ma dà l'idea, comunque, dell'importanza di questo patrimonio che, dal 1992, un crescente gruppo di Parrocchie della Diocesi cerca di valorizzare con due Rassegne Concertistiche: i "Concerti di Primavera" e i "Concerti d'Autunno" che quest'anno, complessivamente, hanno compreso ben ventisette manifestazioni, evidente dimostrazione della grande considerazione in cui i Parroci e la Diocesi tengono questo patrimonio, che non è trascurato né dimenticato, ma valorizzato e frequentemente proposto alla fruizione del pubblico e della comunità.

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Come citare questo articolo

Carlo Barbierato. “Alla scoperta degli antichi organi”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-scoperta-degli-antichi-organi/

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