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POESIA

Sms

poesie di Chiara Visentin

di Chiara Visentin

Ventaglio Novanta n. 47 2013 pp. 137–139

DELIRIO D’ESTATE

Su quattro spazi danzano cigni neri. Su cinque righe perdono l’equilibrio corvi bianchi. Un violino prezioso protetto da una chiave. È musica. Mio momento. Scrivere al nulla su nulla per nulla. Il tempo non ha più tempo. Il niente di certe ore è mille volte meglio. Passione senza argini. Voglia permanente mi pedina, mi corteggia, insistente, ostinata, in bilico tra l’orribile e il sublime. Officina creativa. Non risparmia. Sperpera sentenze. Stella esplosa, variegata, instabile. Che gioca con il fuoco. E ha fretta di capire.

(da “Latte, caffè. E una goccia di miele”)

NONNO

Una mela cotta sul comodino. La flebo al braccio. E il totale, disarmante silenzio. La sua immagine riflessa la vedo scomparire. Nei miei ricordi c’è un uomo rude. Il tempo aratro perenne scolpisce il suo viso: il volto si completa, non invecchia. Per chi ci crede. E adesso? Si va. Non sento i violini, nei tuoi occhi mi son bagnata. Siamo tutto e siamo niente. Hai mangiato minestre di tempo dal sapore amaro e il cucchiaio nel piatto mescolava le date. La vita, che strano temporale. Non si può dire basta. Stringe sogni sbiaditi, struccati, usati o infranti in un cassetto. Fisso a lungo quest’uomo e i suoi ottanta inverni. Lui è ogni vecchio. Lui è ogni bambino. Lui aspetta. Tanti soli continuano a bussare dietro le nuvole. Lui, l’Etoile della vita, s’inchina. Ed è pronto ad uscire di scena.

(da “Latte, caffè. E una goccia di miele”)

BUONA PASQUA

Cristo che fatica restare appeso su tutti quei muri dei tanti tribunali. Ne vedrai di ogni tipo. Sentirai parole su parole. Terribili. Buffe. Proprio tu. Vittima di un processo ingiusto. Una condanna sbagliata accanto a un ladrone. Già ti tocca immobile davanti a scolaresche infernali, in aule dove girano più canne che vie crucis. Sei ormai fisso o dondoli sui davanzali siliconati di certe maddalene superfirmate. Cominciò una stramba prese il nome di Tua madre, cantava e si faceva chiamare Madonna. Ti tengono lì, testimone di festini notturni. Strano. Ma non per te. Tu hai costruito la prima religione alla pari sulle nostre contraddizioni. Forza straordinaria, la Tua. Fa ancora paura. Quelli che vorrebbero cancellarti, non vederti, dimenticarti. Crocifissioni, guerre, terremoti. Sulle nostre terre approdano fratelli e sorelle in cerca di futuro: ti assomigliano tanto, uomini e donne disperati, rischiano come Te, spesso nudi come appari Tu nei dipinti delle Chiese. Persecuzioni che continuano nel silenzio mondiale. Ma noi resistiamo. Celebriamo la tua ultima vittoria. Nonostante tutto. È una festa sapere che Ci sei ancora. Per tutti. Anche per chi non Ti vorrebbe.

(da “Latte, caffè. E una goccia di miele”)

SMS

Toglici una lettera, sbattici una kappa. Apostrofi e tamarri. Sbrigativi come una mano sulla chiappa. Vola leggiadro, viaggia di messaggio in messaggio: AMORE lanciato a manciate. Ovunque. Come a Carnevale coi coriandoli. Sputato a casaccio. Amore miagolato, scosciato. Sboccia come un TESORO, CARA, COME VA, un Amore che sorride a denti stretti. C’è sempre un Amore da chiamare, un messaggio da riempire. Multifunzione. Applicabile. Comodo. Ricorrente. E vuoto come un CIOÈ. Rimbalza. Non è l’Amore Spiato di Prevert Bello come il giorno. Cattivo come il tempo. L’Amore che vieni, l’Amore che vai alla De Andrè. È Amore massacrato. Sostantivo screditato. Successo che diventa scopo. Senza impegno. Illusi. Una goccia di talento. E un mare di lavoro. Un giorno lo capiranno. Campa cavallo.

(da “Latte, caffè. E una goccia di miele”)

IL TOSSICODIPENDENTE

La polverina avvolta nel foglio di stagnola perfettamente piegato. Il fumo marrone che sale dalla pipa. Aspira. La scarica di piacere. Gli occhi gli si girano all’indietro. Si affloscia sulla sedia. È addormentato, o sveglio, o sta sognando. E non gli interessa niente e nessuno. Tutto è perfetto. Questa è la droga. Ogni tanto lo fa. Illogica euforia. Paradiso e poi ritorno. Crede agli istanti felici. A quelli che sfidano la vita. E così, nell’estasi di uno sputo di secondi, perde la battaglia più importante. Quella per i suoi sogni.

(da “Latte, caffè. E una goccia di miele”)

INCUBO

Avviluppata di spine Gonfia tra ortiche Stillate di fame riempiono la debole mente. Alice duramente conquistata, pazza spirale, furiosamente disorientata.

(da “Puzzle”)

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Come citare questo articolo

Chiara Visentin. “Sms”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/sms/

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