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CINEMA

Thriller made in Polesine

“El mistero dla busta” e “Intrigo a Rovigo”, ovvero come fruire dell’ambiente rodigino per inedite riprese cinematografiche

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 35 2007 pp. 122–124

Una videocamera 8 mm, di quelle usate per immortalare le scene delle vacanze; un computer dotato di un semplice programma per accorpare scene e immagini; assenti apparecchiature sofisticate e costose, complici, invece, la spontaneità, il bisogno di fare della risata il pane quotidiano.

E’ iniziata così, per gioco, l’avventura cinematografica di Andrea Fabbri (Andy), che con alcuni amici ha realizzato il suo primo film. “E’ il nostro primo lungometraggio, girato fra Rovigo e Taglio di Po, la nostra terra d’origine – spiega il regista e attore -. Il nostro gruppo, i ‘Ruvinassi’, ha iniziato facendo cabaret nel 1991 in provincia e dintorni, suscitando favori e consensi durante le esibizioni, dove tutto è improvvisato e in dialetto veneto locale”. Con il tempo, però, si è spenta la vena creativa iniziale del gruppo che è rimasto a lungo inoperoso. Fino al momento in cui si è accesa un’idea: girare un film. Titolo: “El mistero dla busta”.

Lo spunto nasce in un passato più recente, per gioco, per divertimento. “Nella primavera del 2000 è sbocciata l’idea di cominciare a rielaborare alcuni dei nostri sketch ripresi da una videocamera 8 mm; sono seguiti diversi “corti”, montati direttamente durante le riprese. Dopo vari tentativi, due anni fa, si è concretizzata l’ipotesi di candidarci all’Oscar – ammicca ironicamente Andy – presentando un film più impegnativo”.

Le riprese sono state difficili per “la scarsa esperienza, la videocamera inadeguata, poco il tempo a disposizione, costi mostruosi vista la mancanza di sponsor. Il film – prosegue il regista – è costato alcune centinaia di euro, comprese le locandine, e ci ha impegnati da aprile a ottobre 2006. Recitato senza copione, presenta alcune imperfezioni sotto il profilo tecnico in quanto il montaggio è stato realizzato con un programma non professionale che avevo appena imparato a usare sul mio computer”. Ma alla fine il prodotto appare più che soddisfacente, tanto da determinare la decisione di proiettarlo in un vero cinema. Il film raggiunge così l’Odeon di Rovigo.

Mette in scena la vicenda di Andrea Fabbri (Andy), nella parte di “El capo” e regista, Elena Bison (La contessa), Cristian Bedeschi (El socio) ed Alessio Mantovani (El vecio), alle prese con la caccia a una busta misteriosa. Una commedia tutta da ridere, in dialetto tagliolese che riesce a divertire il pubblico, ammaliarlo di euforia. I personaggi fanno delle loro peculiarità il proprio punto di forza, trasformando le debolezze in numerose chiavi ironiche attraverso cui aprire la porta dell’ottimismo. La fantasia di Andrea Fabbri riesce senza strappi a inserire nel film intrecci scenici e avventurosi in cui i destini dei personaggi si amalgamano perfettamente con le performance di Rambo, compagno di avventura dei tre amici durante un momento della propria storia.

Un film con il giusto ritmo incalzante, le scene ben legate fra loro, in una sorta di ricerca del tesoro sulle orme della fatidica busta da ritrovare e riportare alla contessa. C’è ironia, armonia nei tempi, la suspense giusta, la giusta regolarità nel trattenere lo spettatore in bilico sul filo della curiosità per farlo poi scivolare, tutto d’un fiato, in una risata liberatoria.

I tre ‘investigatori’, guidati dal capo Andy, sono alle prese con le beffe del destino. L’incartamento stropicciato che rincorrono, fa sì che i personaggi si introducano in case sconosciute, scalando pareti condominiali, arrampicandosi su grondaie, senza perdersi mai d’animo anche nelle situazioni in cui tutto sembra perduto.

La busta, che nemmeno alla fine del film svelerà il proprio contenuto, fa di impreviste correnti d’aria la propria via di fuga, tra tende che la spingono al di là della finestra, scatole di pizza da asporto, bidoni delle immondizie e camion della nettezza urbana, fino a terminare il viaggio in una discarica.

E’ così che Rovigo diventa protagonista attraverso immagini notturne, scorci di paesaggi con vedute dall’alto dei condomini, contrapposta alle scene dell’ultima fetta del Polesine, verso il delta del Po.

Si dissolve in pochi istanti l’unico attimo di smarrimento: verso la fine del film, infatti, El vecio è colto da un malore, stramazza al suolo e sembra morire, durante la notte in cui la corsa dietro il camion della nettezza urbana si fa più frenetica. El capo e el socio, desolati per aver fallito l’impresa tornano nella villa della contessa per informarla che la busta non è stata ritrovata. Ma ecco che una mano spunta dalla discarica… pian piano tutto il corpo del Vecio riaffiora, stringendo fra le dita proprio la busta. Il finale, dunque, si preannuncia lieto. Con il sottofondo della musica ‘Thriller’ di Michael Jackson, il personaggio si avvia a piedi, con i vestiti stracciati, verso la villa della Contessa, raggiungendo i due compagni e riappare proprio nel momento più inaspettato agli occhi dei due amici.

Fabbri sottolinea che l’intento del lavoro è quello “di far ridere, non certo di essere in competizione con i film usciti di recente. In un tempo di facili divismi, di trasmissioni che non regalano emozioni, il nostro scopo è stato quello di creare qualcosa di piacevole e spassoso, divertendoci noi, in prima persona, nel girare le scene, rigorosamente senza copione e interrotte da fragorose risate”.

Con uno spirito analogo ha fatto la sua comparsa recentemente anche un altro film “made in Polesine”, approdato pure alla rassegna cinematografica dell’Odeon. Si tratta di “Intrigo a Rovigo 2”, lungometraggio diretto da Massimo Samiolo e Luca Fozzato. Nella vicenda è protagonista un terrorista proveniente dal centro America che, con la complicità di una ragazza rodigina, prepara un attentato in città. Il cast è numeroso (Max Cason, Alessandro Sontuoso, Roberto Barcaro, Manuela Gasparini, Giorgio Brandolese, Doriano Callegari, Alessandro Venuto, Enrico Zanirato, Dario Buffa, Luca Fraccon, Antonio Giacomelli, Massimo Marini, Roberto Marulli, Loris Baldachini, Samuele Stocco, Gigi Rizzieri), e vari i ruoli da interpretare.

Le scene, grazie a una strumentazione professionale utilizzata, sono state montate alla perfezione, ma talvolta gli attori si sono calati con qualche fatica nel personaggio, non riuscendo a far uscire tutta la grinta necessaria per impersonare un commissario sicuro di sé, spinto da emozioni forti, oltre il copione, o una muchacha libera dell’accento veneto e dall’attenta lettura di un testo memorizzato, che ne ha compromesso la veridicità nelle scene più serie. L’abilità artistica lega un po’ di più con Giorgio Brandolese, nella parte del terrorista e del suo sosia rodigino, capace di mutare la propria verve artistica in diversi personaggi molto diversi fra loro.

A breve intervallo di tempo hanno dunque visto la luce due film made in Polesine. Nati dalla effervescente creatività giovanile, hanno dunque richiamato non pochi spettatori che hanno apprezzato le due iniziative realizzate per divertire, senza alcuna presunzione di cimentarsi con l’industria del cinema. E i primi a divertirsi sono stati proprio i protagonisti di questi filmati, nel contempo attori, registi e scenografi che, hanno dato prova di un impegno da non sottovalutare perché la realizzazione di una pellicola non è mai cosa da poco. Un hobby che implica anche una attenta ricerca delle inquadrature, degli scorci e degli ambienti giusti per girare le varie scene e quindi, in definitiva, un’occasione inedita per valutare visivamente il territorio polesano e scoprire potenzialità un tempo impensate.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Thriller made in Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/thriller-made-in-polesine/

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