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POESIA

Un attimo di eternità

Poesie di Teresina Giuliana Pavan

di Teresina Giuliana Pavan

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 133–135

LA MIA ISOLA FELICE

La mia isola felice è rimasta sospesa a un lontano cielo di paese tra grida, risa, corse folli su prati freschi d’ erbe e strade polverose. Restano ancora sul labbro le note di canti e filastrocche e nel cuore un giardino fiorito d’amore e una favola bella scandita da gesti e riti fattisi crosta nella memoria, animata da fate che mi hanno nutrita di latte, miele e sogni tra il compitare di foglie al vento nel sodale silenzio, il prodigioso fermento nelle zolle, i madrigali dei grilli alle stelle, le chimere d’incenso su specchi d’acqua increspati, il piare nei nidi e l’emozione al pulsare svelto e lieve nella mia piccola mano di un cucciolo, di un passero implume.

Ero bimba e mi sfuggiva la misura, ma lo stupore sgorgava come fiume da quel fluire delle cose, da quel brusio lieto che è canto che le consuma. Oggi quell’isola è miraggio, balenio di ricordi che mi danno l’energia per accettare il dolore e bendare le ferite del cuore.

STO IMPARANDO IL SILENZIO

Sto imparando il silenzio come s’impara a parlare da bambini chè il mio vivere è in solitudine, un agitare di ventaglio a luglio e poesia silente che implode e mi riporta luoghi, volti, voci, canti, anni dall’aspetto intero già spesi. Strano desiderio di quiete in cui prendo possesso dei giorni e m’allontano dalla fretta delle cose. Ascolto il respiro dell’anima, prendo per mano i pensieri e ridipingo le sagome dei sogni e le figure di memorie e non passa giorno che non mi colga la brama di vecchie care consuetudini. Ripercorro vie note: le cose stanno ancora lì nelle loro tinte che il tempo non rimuove. Tutto sa di nuovo e d’antico, mi emoziona e mi stupisce e non mi accorgo di quale luce naturale brillino i miei occhi. Il viaggio è vivo e mi arrendo al sogno che un tempo amico fiorisca la gioia sul mio balcone. Così m’ invento ali d’allodola per volare leggera incontro al sole.

RITRATTO DEL MIO PAESE BOSARO

Una stretta striscia di terra tra il serpeggiare di due canali, stradine di calcare dolci sotto i passi oggi asfaltate e non più ombreggiate. Un frusciante ondeggiare di pioppi e salici al passaggio della brezza che porta la fragranza di gelsomino, di cedrina e di fieno, Papaveri fiammeggianti nell’oro del grano, bianchi e rossi trifogli e viti dalle braccia, cariche di gonfi grappoli. Case affiancate parallele ai canali o sparse nel verde della campagna liete del sole e del silenzio rigato di palpiti di vita, che raccontano un vivere semplice, dignitoso al trascorrere del tempo affidato. Paesaggi dell’anima in cui ritrovo il destarsi del sorriso spento, luoghi della memoria nell’incanto delicato di cromatiche variazioni di una natura pulsante di vita. In questa mia piccola isola cheta e sonora di fruscii e tonfi mi aprivo a tutti i rumori, a tutti i canti che mi giungevano dalle vigne e dai campi ed ero filo d’erba, farfalla, samara d’olmo che aleggiava nel cielo.

DEL VIVER MIO LA PRIMAVERA

Aveva madrigali d’usignoli, archi di nubi chiare, chioccolii, respiri di cielo del viver mio la primavera. Era come una folata d’aria: percorreva la casa e l’ossigenava, in un attimo tutti rasserenava.

Riportava il sorriso, petalo di profumata viola, sulle labbra morse nel gioco della vita, avvolgeva i sogni in un tepore odoroso di pollini e li cullava come spighe la brezza sotto un cielo di seta. Seminava la speranza, donava gioia, pulviscolo d’oro, acqua ad orti inariditi, baci appena sussurrati, sapori fruttati. Perchè non ti fermasti, attimo bello, quando il tripudio dilagava e la giovinezza gonfiava le vele ai desideri su sconosciuti mari?

Tutto si rinnova nella vastità del Cosmo. I sogni si dissolvono e tutto si dilegua e ritorna in quell’unica radice dell’Essere che esprime tutte le cose in forme fugaci cadùche-durevoli.

PAESAGGIO POLESANO

Campi dalla regolare geometria tra scoli e canali legati da sistemi di livelli. Paesi dominati da campanili, architetture d’artistica civiltà, a guglia affusolata o a torretta e il Po che si allarga e di fiori s’inghirlanda e di macchie di canneti, d’ ombrosi boschetti di pioppi e salici verde-argento nell’acqua specchiati, di cicalecci di passeri e di monete luccicanti dal sole gocciolate. Suona il vento canzoni e ninne nanne pizzicando corde d’ arpe di canne, spazza e sposta le dune e fruga lungo le rive nei buchi e nelle tane e disfa il letto a nutrie e rane. E’ bizzarro il mio fiume: si spacca in tanti rami per aggiungere al suo altri nomi o ristagna nelle valli e, prima di gettarsi in mare, per un attimo, si gira a osservare soddisfatto le bellezze del suo delta particolare.

RIDE IL MATTINO

Ride il mattino ai capricci di una luce polverosa che disegna arabeschi sul muro e libera profumi nascosti risvegliando dolci emozioni.

Riprende la vita il cerimoniale consueto. Muore il silenzio nell’altalena di rumori del traffico convulso. Le notizie del giorno sono un destro allo stomaco.

Nella via la folla, marea assorta e frettolosa, cieca e senza sorriso, succube d’un inesorabile destino, rincorre qualcosa di vago con pugno e gomito pronti allo scatto.

Fumi, veleni e grida imploranti soccorso e giustizia si levano dalla terra bagnata di sangue quotidianamente e questo mio stare muta a guardare con depressa speranza non è indifferenza.

UN ATTIMO D’ETERNITÀ

Acque trasparenti come cristallo, colline di luce traboccanti, santuari, castelli, case, architetture d’altri tempi nei loro essenziali elementi.

Atmosfere armoniose e magiche d’una bellezza fiabesca, effetti tonali a chiazze amalgamati in panorami che danno una visione di tranquillità e poesia. Microcosmi che si aprono in perle di grazia d’arcano animate, un invito ad abbandonarsi all’armonia d’ una natura in cui il tempo sembra fermo in un interminabile attimo d’eternità.

E te ne vai portando nel sangue tracce d’una melodia vibrata, nata da una improvvisata partitura posseduta solamente dalla natura, con la speranza rinvigorita.

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Come citare questo articolo

Teresina Giuliana Pavan. “Un attimo di eternità”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-attimo-di-eternita/

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