Ha iniziato a 13 anni – l’età in cui gli altri ragazzini giocano al pallone, organizzano scampagnate in bicicletta – Olindo Meneghin a conoscere i misteri della pasta sfoglia e dei babà al rum, la magia delle crépes e dei marrons glacés. Pasticcere per vocazione, ha raggiunto ormai le più alte vette e la sua qualità artigiana non ha più confini in senso reale e metaforico, visto che il paese del Sol Levante è per lui ad un tiro di schippo, da quando corre là almeno due volte l’anno per insegnare ai giapponesi i segreti del pandoro e del panettone.
Tra i nipponici e il Maestro Pasticcere si è creato uno stretto legame anche umano. I dirigenti della Donq, la fabbrica giapponese che gli ha dato importanti incarichi, sono venuti anche al matrimonio dei suoi figli, e c’è un continuo scambio di ospitalità tra di loro.
Anche se Meneghin vola nei cieli di Madame Batterfly, non trascura le tradizioni polesane, anzi le perfeziona e le approfondisce, dando prova di grande amore alla sua terra. Ha recentemente rielaborato la “miazza” una ricetta depositata all’accademia dei Concordi dal pasticcere Giacomo Basso nel 1821. Mele, fichi farina gialla melassa, con l’intervento del nostro pasticcere badiese, hanno preso le giuste proporzioni e sono diventate una ricetta ben precisa, degna di essere distribuita a tutte le pasticcerie polesane.
Questo fantasioso pasticcere da alcuni è considerato un record-man dei concorsi: ha, fra l’altro, vinto l’“oscar della pasticceria” a Roma per la genuinità dei prodotti presentati. Il sig. Olindo, nato nel 1921 in provincia di Padova, ha collezionato esperienze dolciarie di ogni tipo, lavorando per locali arcinoti come Baessato e per il mitico Pedrocchi in veste di capopasticcere. Ha avuto una proficua prestazione alla Motta di Milano e nelle Principali pasticcerie torinesi.
Da qualche tempo si è dedicato a delle vere e proprie “sculture” in zucchero, candidi capolavori di perizia e pazienza per mezzo delle quali riproduce monumenti ed edifici della nostra terra.
Sta preparando su questa linea una grande sorpresa: sarà esponente della giuria dei prodotti dolciari che verranno esposti alla Camera di Commercio a Rovigo, per l’azienda di Promozione Turistica e, proprio in quell’occasione, esporrà una sua scultura riproducente il Salone del Grano. Sono occorsi 20 chilogrammi di zucchero e due mesi di lavoro per questa virtuosistica opera del fantasioso pasticcere.
Stakanovista delle “dolcezze”, Meneghin detiene a buon diritto, il primato in campo della pasticceria ed esperimenta sempre nuove vie, nuove esperienze, pur nel rispetto della tradizione e del passato.
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Grazia Giordani. “Un Polesano in Giappone”. Ventaglio Novanta, n. 2, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-polesano-in-giappone/