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INCONTRI

Una vita con i pattini

Andrea Andreotti di Arquà, primatista mondiale sui 5000 metri, divide le sue ore tra impegni sportivi e di studio

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 40 2010 pp. 108–109

Polesani nel mondo, non sono soltanto quelli che, da emigranti, hanno messo radici oltreoceano. Sono il futuro della nostra terra attraverso il talento di chi riesce a farla conoscere in ogni continente. Il giovane Andrea Andreotti, arquatese, ne è l’emblema. Veloce, scattante, agile, preciso.

Concentrato, Andrea, diciassettenne di talento, scivola sui pattini, ingoiando metri di pista. Gli occhi fissi al traguardo, determinati a raggiungere l’obbiettivo. La sua passione per i pattini in linea nasce da lontano. E’ ancora bambino quando la zia, per il suo compleanno, gli regala i primi ‘giocattoli’ da mettere ai piedi; lui li osserva, li indossa, sfidando immediatamente la titubanza che accompagna le scoperte di fanciullo. Si alza in piedi e parte, sicuro, senza timore, senza paura di cadere.

“In un attimo, ho capito che il pattinaggio sarebbe stato il mio sport – osserva emozionato -. Correre sui pattini è una sensazione veramente incredibile. La velocità, l’adrenalina, la tensione, la voglia di vincere sono tutti fattori che contribuiscono a rendere questa disciplina un vero e proprio impegno che fa crescere sia a livello sportivo che come persona. Infatti in ogni gara ci si confronta ma sempre rispettando l’avversario”.

Andrea frattanto cresce e ben presto si rende conto che i pattini si trasformano da hobby in parte della vita quotidiana. Dalle prime esperienze di bambino, capisce che occorre andare oltre, investire sulla propria passione, farne il principale traguardo da rinnovare ogni volta che ci sarà la possibilità di scendere in pista, di confrontarsi con l’avversario. Così, non tardano ad arrivare i primi podi nelle gare provinciali, regionali, nazionali e internazionali.

Nel 2006, ad appena 15 anni, partecipa ai Campionati Europei a Martinsicuro (Italia) e vince l’oro nei 5.000 metri a punti. Da questo momento inizia la carriera internazionale di Andrea. fino ai Campionati Mondiali di Gijon (Spagna) dove conquista il titolo mondiale 5000 metri (americana a squadre), portando per la prima volta in Polesine il prestigioso alloro.

“Mi alleno cinque giorni a settimana, oltre a eventuali appuntamenti supplementari in preparazione di importanti competizioni – spiega l’atleta -. Ammetto che è difficile conciliare il lavoro di studente e lo sport. Frequento la 5^ classe del Liceo scientifico Paleocapa. Fino ad ora, comunque, mi impegno molto e riesco a non tralasciare i libri per pattinare e viceversa”.

Andrea ammette che i genitori, nelle sue scelte, l’hanno sempre appoggiato. “Mi sono stati vicini” – afferma – “sia in situazioni gioiose che in frangenti di crisi, accompagnandomi agli allenamenti, tifando per me e consolandomi quando qualcosa è andato storto”. “Questo è molto importante e fa sentire davvero più forti”, aggiunge.

Vincere gare importanti comunque, non è da tutti. Secondo Andreotti “il segreto sta in primis nella forte passione per lo sport che si pratica, capace di far superare le difficoltà iniziali, anche sopportare benevolmente i tanti sacrifici, le rinunce a uscire a volte con gli amici divertendosi come gli altri coetanei. Inoltre – dice – è indispensabile curare anche la propria salute, essere attenti dalla dieta, all’alimentazione”.

Andrea sogna, ma certamente, nonostante il pattinaggio non glielo permetta, tiene saldi i piedi per terra e afferma: “Da grande sicuramente non voglio fare il pattinatore di professione; o meglio mi piacerebbe se permettesse di assumersi la responsabilità di una famiglia e di tutto ciò che comportano le responsabilità del crescere. Continuerò certamente la mia strada sportiva, ma non intendo tralasciare gli studi: finito il Liceo andrò all’Università. Non ho ancora le idee chiare, ma ho tempo per pensarci”.

Svela che il suo sogno nel cassetto è quello di “vedere il pattinaggio entrare tra gli sport olimpici”. Non ha come modelli da imitare grandi sportivi, ma apprezza “l’allenatore Pietro Mettifogo e il compagno di squadra Luca Saggiorato, campione del mondo. Sono i miei sostenitori più forti – conclude con un sorriso -. Comunque, mi considero un ragazzo semplice, come tutti gli altri. Amo uscire, andare in discoteca, rilassarmi e scherzare in compagnia. Ciò che lo sport mi toglie, a livello di tempo, me lo restituisce attraverso le immense soddisfazioni sulla pista”.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Una vita con i pattini”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-vita-con-i-pattini/

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