A cinquecento anni dalla nascita di Andrea Palladio, Fratta ha avviato iniziative per celebrare degnamente il centenario, evidenziando il ruolo fondamentale derivato al paese dalla costruzione di villa Badoer, opera splendida dell’insigne architetto. Una realizzazione questa che, nei secoli successivi, influenzò in modo determinante lo sviluppo urbano del paese, che proprio dalla Badoera derivò una significativa impronta, tutt’oggi rilevabile in molti edifici. E da essa si sono originati anche intrecci storici del tutto particolari, sfociati nei primi decenni dell’Ottocento col radicarsi a Fratta della Carboneria.
Ma alla base di tutto, prima ancora dell’evento architettonico – destinato a divenire massimo riferimento non solo per Fratta ma anche per altri centri polesani (tra cui Polesella con villa Morosini e Canda con villa Nani Mocenigo) – vi fu una storia di affetti: un forte legame di amicizia tra Francesco Badoer e Giorgio Loredan. Due giovani spensierati, ma non alieni da volontà di impegnarsi sul piano culturale e dell’animazione, i quali a Venezia, con altri dodici amici, avevano dato vita alla Compagnia della Calza, promuovendo incontri ed iniziative teatrali.
E, a quanto pare, fu proprio la frequentazione di casa Loredan da parte di Francesco Badoer che favorì il matrimonio di quest’ultimo con Lucietta, sorella dell’amico Giorgio Loredan. Matrimonio che portò il Badoer a Fratta, grazie ai terreni frattensi dei Loredan portati in dote dalla moglie. E sull’area più pregiata di questi terreni nei primi anni ‘50 del XVI secolo fu innalzata la splendida villa, costruzione a cui Palladio non lesinò le sue cure, lasciando interessanti informazioni nei suoi “Quattro libri dell’Architettura”. Una dimora di notevole prestigio, ideata forse anche per cementare ulteriormente il legame e le frequentazioni tra le due famiglie, come attesta uno stemma affrescato in una stanza, in cui gli emblemi dei due casati appaiono appaiati.
Ma non sempre il destino agevola le speranze dell’uomo, nemmeno quando queste sono improntate alle migliori intenzioni. La morte prematura di Giorgio Loredan spezzò infatti drammaticamente il fraterno rapporto tra i due amici veneziani, che a Fratta intendevano farsi promotori di nuove comuni iniziative.
La precoce scomparsa dell’amico, avvenuta prima della realizzazione della Badoera, non fu mai dimenticata da Francesco Badoer, il quale anzi, a quanto hanno evidenziato gli studiosi, volle evocarla in alcune rappresentazioni allegoriche dipinte nella villa dal pittore fiorentino Pierfrancesco Giallo. Particolarmente significativo a questo riguardo appare l’affresco dedicato al “Ratto di Ganimede”, il bel giovane rapito da un’aquila e portato nell’Olimpo per fungere da coppiere degli dei: una chiara allusione all’amico “rapito” dalla mano inappellabile del destino.
La sorte, che non concesse a Giorgio Loredan la possibilità di dimorare a Fratta, favorì invece un altro veneziano: Vincenzo Grimani che sposò la più giovane delle sorelle Loredan, Lucrezia, la quale pure portò in dote terreni frattensi. Patrimonio terriero che rimase nella completa disponibilità del Grimani in seguito alla precoce morte della moglie Lucrezia Loredan. Fu così che Vincenzo Grimani, risposatosi nel 1557 con Andriana Emo, fece erigere nei pressi della Badoera un’altra pregevole costruzione: villa Grimani, poi Molin e oggi Avezzù. Una nobiliare dimora tanto simile alla Malcontenta di Mira da far pensare anche in questo caso ad un intervento di Andrea Palladio. Presumibilmente fu invece opera di un suo allievo che si ispirò alle realizzazioni del proprio maestro, e pertanto la villa può a buon diritto definirsi “palladiana”, cioè realizzata secondo i canoni dell’insigne architetto vicentino.
E fu proprio questa villa che divenne teatro del noto incontro conviviale dell’11 novembre 1818 che agevolò la scoperta da parte dei gendarmi austriaci della “vendita carbonara” di Fratta. Un fatto dal drammatico epilogo, che portò all’arresto dei carbonari frattensi, sottoposti ad un umiliante processo e quindi condannati alla reclusione nel tetro carcere dello Spielberg, dove trovarono la morte Giuseppe Villa ed Antonio Oroboni.
La memoria storica del fatto è da qualche anno rinverdita a Fratta Polesine dalla “Festa Carbonara” che si svolge per le vie del paese, avendo come punto di riferimento principale proprio Villa Grimani-Molin-Avezzù, sede dell’infausto banchetto, organizzato da Cecilia Monti, moglie del generale napoleonico D’Arnoud, e ai nostri giorni riproposto in chiave di drammatizzazione storica nella serata di S. Martino.
I possedimenti dei Loredan e le due ville rinascimentali di Fratta
Giovanni Francesco Loredan (proprietario di vaste estensioni terriere nella zona di Fratta) ebbe i seguenti figli:
Giorgio amico di Francesco Badoer, morto nel 1538 all’età di 25 anni.
Marietta, sposò G. F. Giustiniani.
Lucietta, sposò Francesco Badoer che fece erigere Villa Badoer.
Lucrezia, sposò Vincenzo Grimani che fece erigere Villa Grimani, poi destinata in dote alla figlia Isabetta, la quale nel 1564 sposò Andrea da Molin per cui la dimora assunse il nome di Villa Molin.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Villa Badoer”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-badoer/