Tra gli operatori culturali rodigini, un ruolo originale viene sicuramente svolto da Vincenzo Baratella, innamorato dell’arte fin dall’infanzia e animatore della galleria “Mosè”, sita in via Fiume, a due passi dalla chiesa delle Fosse.
Professore di lettere, Vincenzo Baratella nel corso degli anni ha seguito molteplici interessi: è autore di antologie per la scuola, libri di narrativa, romanzi filosofici, come “Estrema protesta”, saggi storici, quale “Per Pinocchio la fatina c’è sempre”, e cataloghi d’arte, come quello dedicato al padre artista, Mosè Baratella, oppure al pittore asiaghese, Paolo Rigoni. Critico d’arte, è curatore delle numerose mostre di pittura che ospita nella sua galleria, lo Studio Arte Mosè, di via Fiume, a Rovigo.
La passione per l’arte, la letteratura, la filosofia e le scienze umane, in genere, l’hanno spinto al continuo aggiornamento. “L’arte è in me come elemento cromosomico del DNA – ci confida -, ho ereditato da mio padre il gusto per le espressioni d’arte e, nella fattispecie, per quella figurativa”. E ci rivela come, ancora bambino, assaporasse, con insolito piacere, l’odore dell’olio di lino, della trementina, del petrolio lampante e del legno delle matite e dei colori.
Il padre, Mosè Baratella, a cui è intitolata la galleria, gli ha dunque trasmesso l’amore per l’arte e la magia di riuscire a decodificare timbri, tonalità ed espressioni proprie dei diversi artisti. Vere lezioni sul campo, che non hanno nulla a che spartire con la pura teoria, vissute dal giovane rodigino frequentando col papà gli atelier degli amici pittori, scultori, incisori (molti dei quali sono entrati nella storia dell’arte contemporanea). Occasioni uniche per apprendere e “scoprire i segreti” di artisti quotati.
Negli anni, una full immersion in rassegne, retrospettive, Biennali e Triennali contribuivano a saziare la forte inclinazione per la pittura, affinando la mente ed il cuore di Vincenzo Baratella, mentre al tempo della formazione universitaria, gli incontri con i filosofi Dino Formaggio, Lorenzo Accame e Stefano Zecchi, alimentarono l’attenzione per la filosofia contemporanea, estetica e psico-filosofia dell’arte.
A quel tempo, la meta più ambita era Venezia, città d’arte per eccellenza, e lì Baratella assaporò “tutto e di più”: Tintoretto, Tiepolo, Veronese, Vittore Carpaccio, Bellini e Tiziano. Conobbe anche l’americana Peggy Guggenheim, con i suoi tre cagnetti, dalle parti dell’Accademia, nei pressi della dimora dei “due leoni”.
Ma non mancarono interessi verso il territorio polesano, in particolare con frequentazioni delle gallerie rodigine come la Garofolo di Bellinetti, sotto il Conservatorio, l’Alessandra di Pozzetti, famosa per gli artisti di rilievo presentati, e ancora l’Incontro dell’amico Mastropietro, prematuramente scomparso, per le cui mostre il critico scrisse tante presentazioni.
Negli anni ‘80, conobbe gli artisti Luigi Marcon, Vico Calabrò, Edi Brancolini, Carlo Zoli e tanti altri con cui è ancora in contatto. Negli anni ‘90, visse il periodo della contrattazione con i pittori, delle presentazioni, degli scritti (una decina di libri), delle grandi mostre e della fuga da Rovigo, il “natio borgo selvaggio”.
Grande amico di Gian Antonio Cibotto, Baratella ricorda con affetto i bei tempi in cui lo scrittore si intratteneva in galleria a conversare sugli anni felici di Roma e Venezia, della Fiera letteraria, del Campiello, della direzione del teatro veneziano, del Delta e del suo Scano Boa.
Nella sua Rovigo Vincenzo Baratella condivide l’intenso sentimento per l’arte con la moglie, Emanuela Prudenziato, docente di Lettere, con la quale, quindici anni fa, ha aperto lo spazio espositivo: “Non è una galleria ‘affittacamere’ – solltolinea Baratella – con dentro e fuori dilettanti, ma un punto di cultura, che ospita gratuitamente artisti di fama consolidata”. Sono ben cento le personali di autori intervenuti, che vanno dal Sud al Nord Italia, molti dei quali sono stati alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Roma, e in prestigiose rassegne europee e internazionali.
Emanuela, da parte sua, ha curato mostre tematiche importanti: “Il cibo nell’arte”, “Il dovere del ricordo”, a proposito dell’artista Angelo Prudenziato, “La natura morta”, “Il sacro in Mosè”, e, in particolare, il connubio arte-letteratura, in due significative rassegne con Gian Antonio Cibotto.
Quello che sta a cuore a Vincenzo Baratella è lasciare un’eredità culturale, una memoria storica di quello che piace a lui, per condividerla dal punto di vista artistico con la cittadinanza. Il solo rammarico è che “la sua particolare galleria in città vive la solitudine della cattedrale nel deserto”.
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Come citare questo articolo
Maria Chiara Pavani. “Vincenzo Baratella e l’arte”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/vincenzo-baratella-e-larte/