A un anno dalla scomparsa e a novanta dalla nascita, un tributo alla figura di Vittorino Ingegneri appare doveroso, soprattutto in virtù della sua proficua e incessante attività in ambito letterario e giornalistico.
Nonostante l’occupazione lavorativa – di tutt’altra natura – svoltasi nel mondo creditizio di importanti Istituti bancari di Padova e Rovigo, Vittorino (nome di battesimo che si alternerà a Vittorio nel corso degli anni) ha continuato a coltivare le sue passioni per poesia, lirica e letteratura vernacolare, traducendo in maniera alquanto suggestiva e convincente l’amore per la sua terra di origine e i sentimenti legati ai ricordi di una fanciullezza umile ma spensierata, malgrado le vicissitudini connesse alle intemperanze del Grande Fiume.
Trasferitosi da Adria a Padova intorno agli anni ‘60, giornalista e pubblicista del Veneto, ha diretto per quindici anni circa, dal 1979, il periodico “Proiezione Noventa” edito dal Comune di Noventa Padovana.
Nel 1982, insieme a un gruppo di volonterosi, ha fondato la Rivista mensile italiana in lingua veneta “Quatro Ciàcoe”, di cui è stato Presidente. L’impegno costante nella difesa e nella divulgazione della cultura e delle tradizioni del territorio veneto e della Città del Santo – sia in qualità di membro del corpo redazionale, sia in qualità di autore degli articoli, firmati con lo pseudonimo Dinerio – gli valse il riconoscimento di “Padovano Eccellente” dal Sindaco di Padova nel 1995 e, successivamente, nel 2017, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del presidente della Repubblica.
Particolarmente sensibile alle tematiche dell’agricoltura, ambiente e tipicità alimentari, stante le sue origini biografiche e l’affezione ai valori e alle peculiarità della vita rurale, Vittorio Ingegneri è stato socio dell’Associazione Regionale Giornalisti Agroalimentari Ambientali (ARGAV) del Veneto e del Trentino. Lo scopo di queste righe è soprattutto quello di porre l’accento sul contenuto delle sue pubblicazioni, alla luce del sorprendente recupero di termini assolutamente desueti in un dialetto definito “rùstego”. Opere dal sapore vagamente ruzantiano che lo identificano come “un vero archeologo di antiche parlate, cultore di un glossario in gran parte oggi sconosciuto ai più e praticamente quasi scomparso” (Gianluigi Peretti in “Padova e il suo territorio” n. 187, giugno 2017).
Una delle ultime pubblicazioni, “Grassie, barba!” (F.lli Corradin Ed., Urbana, 2012), patrocinata dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Padova, dal comune di Noventa Padovana e dalle Associazioni Veneti e Padovani nel Mondo è un’opera che sintetizza le peculiarità e l’originalità dell’Autore particolarmente sul versante glottologico. Una pubblicazione molto apprezzata, che fu oggetto di numerose presentazioni alla presenza di autorità e studiosi del settore; tra questi, in primis, il professor Michele A. Cortelazzo già professore emerito di Linguistica italiana all’Università di Padova, dove ha ricoperto importanti ruoli gestionali, accademico della Crusca e autore di numerose pubblicazioni e contributi scientifici.
Il volume, curato dallo scrittore e poeta Mario Klein (co-fondatore e direttore della Rivista Quatro Ciàcoe), “Viajo so le traze de on modo de rajonare e de discórare de i nostri veci, con domande, risposte e spiegazion tra el fiosso Lalo e’l barba Nerio” si compone di 72 racconti e si pregia, oltre alla sapiente prefazione del professor Cortelazzo – vera e propria lectio magistralis che muovendo dall’accurata analisi del testo indaga importanti prospettive del “mondo dialettofono”- del nutrito glossario e dell’opera pittorica del paesaggista veneto Franco Santi. I dialoghi presentano una molteplicità di personaggi che nel loro conversare di origine polesana e basso-padovana raccontano situazioni e storie che rievocano cultura, tradizioni e usanze del tempo passato ma che affrontano altresì argomenti decisamente contemporanei. Il tutto sapientemente condito dalla nostalgica e poetica saggezza di fondo, evidente nelle varie raccolte.
Il Polesine terra natale e di fanciullezza, è stato altresì luogo di costanti frequentazioni. A Lendinara risiede la famiglia della sorella Loredana, nominata “Donna eccellente a. 2011” nell’ambito di un’iniziativa polesana per il costante e faticoso impegno in ambito famigliare, assistenziale e sanitario.
Un Polesine definito “la mèio strica ca ghe sia” nella poesia che dà il titolo all’omonima silloge Vècia tera mia… (Vittorino Ingegneri, F.lli Corradin Ed., Urbana Pd. 2016) della quale riportiamo il testo.
Cara vecia tera mia la mèio strica ca ghe sia nel tenpo robà al mare, gnonde le me verde pole ga scominsià a butare rebuti in bela siera, scolta el me cuor che dole là, su n’ara in custiera, ’fa i pagni de la lissia picà al cordin za molo. Varda che bruto el brolo co’ sti vignài incalmà de garba ua grinton, che no sento ingripolà le bote del me vin pi bon. Cossì pa ‘e tradission adesso ca ghe penso: a le funsion de ani indrio chel profumin d’incenso, dabon, pi no lo sento mio. Da on credo inbastardìo de chi prega in sgobaton straviarme no vorìa, par via de ‘a devossion raisà te ‘a zente mia. De alte glorie pur svanpìa tera, te resti la più bela, pa ‘e maneghe de fanela che invocava Gesù e Maria co’ na svernia, senpre quela.
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Laura Viaro. “Vittorio Ingegneri (1935-2024)”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/vittorio-ingegneri-1935-2024/