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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

I rustici Gnmani

Imponente, ma in stato di grave degrado, il complesso rivela tuttavia l’originalità architettonica che contraddistingue il fenomeno delle ville venete

di Gianvittorio Fenzi

Ventaglio Novanta n. 2 1990 pp. 38–41

C’è chi sostiene che il paesaggio del Polesine sia piatto ed inespressivo e che le colture, che si vedono a perdita d’occhio, lo rendano statico e monotono. Nulla di più errato!

Le mille tonalità di verde, le fioriture primaverili dei frutteti, il nascere dalla terra scura dei primissimi germogli, le brume che sfumano verso l’azzurro, tutti i colori della natura contribuiscono a rendere vario e vivo il nostro paesaggio.

Anche l’altezza delle colture, variando continuamente con le stagioni, rivela, nasconde, incornicia, quasi fosse una scenografia, sempre nuovi spazi visivi; e proprio per questo percorrendo la statale 499 da Rovigo a Lendinara è possibile solo in inverno e primavera scorgere i rustici Grimani.

Immersi in una campagna, quasi metafisica, priva di alberi e case, gli edifici si stagliano all’orizzonte con tutta la loro forza ed armonia, quasi una perla incastonata tra il verde ed il bruno dei campi ed i colli lontani.

Costruiti nelle vicinanze del canale Ceresolo, il cui argine bisogna seguire per raggiungerli, dovevano far parte delle vaste proprietà polesane della famiglia Grimani di cui erano il centro dell’attività agricola e solo saltuariamente venivano usati come luogo di svago (esisteva una villa Grimani anche a Polesella, paese molto più “mondano” ed adatto alle vacanze).

La cura dei particolari e l’armonia delle parti fanno pensare ad un architetto importante, tanto che più volte sono stati fatti i nomi dello Scamozzi e del Sanmicheli. Proprio a quest’ultimo si dovrebbe pensare.

La costruzione, più che cercare un’armonia con la campagna circostante, dà l’impressione di volerla dominare; l’imponenza dell’edificio non è mascherata in nessun modo, anzi viene accentuata dalla lunghezza delle barchesse che continuano ai lati del corpo principale, quasi ad abbracciare il più possibile le campagne. Anche i portali, che uniscono la barchessa alla villa, sembrano più gli accessi a una fortezza militare che aperture per il passaggio dei carri.

Purtroppo, anche se dalla Statale il complesso degli edifici può dare ancora questa impressione di grandezza, avvicinandosi ed entrando nella corte la realtà è molto diversa.

Già nei primi anni settanta Canone così si esprimeva: “Non appena superato l’alto portale che immette nel Cortile, al cospetto della facciata dell’edificio principale e sul fronte dei vastissimi porticati dorici: desolazione e rovine ovunque diffuse…”. E Semenzato nello stesso periodo: “Dispiace profondamente che uno dei complessi architettonici più interessanti sia in tale stato di trascuratezza”.

La situazione da allora non è cambiata: il porticato di sinistra è stato semidistrutto da un incendio e ricostruito senza tenere minimanente conto dello stile originario, parte dei granai sono stati adibiti ad abitazione, chiudendo gli originali fori ovali ed aprendo nuove finestre e nuove porte. Neppure l’interno è stato risparmiato: il salone centrale è stato tramezzato e sono stati costruiti nuovi solai che tagliano il piano nobile.

La cappella ha il tetto sfondato ed al suo interno resta ancora una pala destinata alla rovina (a meno che qualche ladro d’opere d’arte non la sottragga a una ingloriosa fine).

Questo degrado non impedisce però di cogliere gli aspetti caratteristici di questo complesso che lo rendono un monumento originale e complementare alle più famose ville di Fratta.

Il corpo principale dell’edificio è costituito da un solo piano abitabile con un salone centrale da cui partono due corridoi che portano alle altre stanze, sormontato da un doppio piano di granai, il primo con finestre ovali, il secondo con finestre ottagonali e dalle cantine con un rincorrersi di volte a botte.

La vocazione agricola dell’edificio (3 piani su 4 sono dedicati a magazzini) è confermata anche dai grandi colonnati dorici che servivano come fienili, come ricovero per carri, attrezzi, animali. Tutto è studiato per la praticità, quasi ad evidenziare i motivi della nascita del fenomeno delle ville venete, dovuto al passaggio degli investimenti dal commercio all’agricoltura della “nobiltà” veneziana, in seguito al progressivo ridursi dell’attività marinara della Serenissima.

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Come citare questo articolo

Gianvittorio Fenzi. “I rustici Gnmani”. Ventaglio Novanta, n. 2, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-rustici-gnmani/

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