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STORIA - TRADIZIONI

‘Na ombra de vin

di Luigi Rossi

Ventaglio Novanta n. 4 1991 pp. 68–71

La civiltà del vino in Polesine ha radici antiche

Nonostante la società moderna, con le sue massicce campagne pubblicitarie sia riuscita ad introdurre nei negli usi, seguiti specialmente dai più giovani, nuovi tipi di bevande, la civiltà del vino in Polesine ha ancora degli appassionati cultori; e non è infrequente nei bar della nostra provincia sentire richiedere "na ombra de bianco o de rosso".

A tal proposito sembra che la derivazione del termine "ombra" sia da rintracciarsi nel fatto che si usasse centellinare il bicchiere di vino in un luogo protetto dal sole, all’ombra dunque, e che si spostasse la sedia e relativo tavolino man mano che, col trascorrere del tempo, il luogo venisse raggiunto dai raggi solari, garantendosi cosi sempre una posizione ombreggiata. Secondo Elio Zorzi invece il lemma "ombra" fu inventato dal prof. Marisch a Venezia e consiste in un bicchiere di vino bevuto in piedi, al banco, rifacendosi all’etimo significante un pochino, "un fiatin". In ogni caso l’"ombra de vin" corrisponde alla metà di un quarto.

Tutto questo per introdurre il nostro discorso sull’antico rapporto che lega i polesani alla civiltà del vino, anche se, dobbiamo ammetterlo, nella nostra provincia non si producono vini di qualità; qualità intesa sia come grado saccarometrico del mosto e sia come finezza del vino. Questo vale come regola generale, ché in taluni particolari terreni, si possono avere degli ottimi vini.

La produzione media ad ha è alta, superando facilmente i 200 q.li/ha e questo a scapito del grado zuccherino, tanto che non abbiamo, in questo periodo di "todos caballeros" nemmeno una D.O.C. in tutta la provincia, pur essendo investiti a vigneto ben 1400 ettari. Una consistenza ragguardevole a cui si ispira il detto: "Veneziani gran signori, rovigoti baco e pipe".

I vini nella recente storia rodigina erano ravvisati come:

vini dissetanti: (ad uso estivo), beverini, di basso contenuto etanolico e polifenolico, passanti, in polesano "marelo", "bevanda", "vin picolo" ottenuti da cultivar quali:

Bacò 1° = ibrido produttore diretto derivato dall’incrocio tra la Folle blanche e la Vitis riparia. (È da ricordare a tal proposito che già alla sagra di S. Bortolo in Villadose, si usava commerciare il nuovo vino leggero, erbaceo, citrino, rosa, di pronta bevanda, appunto ricavato dal Bacò 1°).

Papuina, uva bianca dalla buccia gialla, tenera

Basegana o Besgana o Besegana di Adria, dalla buccia spessa, grigia-rossa-chiara, dagli acini grossi, più da mensa che da vino, dalla quale si ricavavano vini fiacchi e poco serbevoli

Sangiovese cv varie, che dava quantità elevate, ma di basso grado alcoolico

Uvaggi dei racimoli raccolti sulle femminelle, con i quali si producevano i vini della così detta "Ua de San Martin"

Ed anche vinelli del tipo "graspia" che si ottenevano aggiungendo acqua alle vinacce e talora mettendovi anche un ferro ruggine + NaCl (sale da cucina) facoltativo.

Vini corposi: (ad uso invernale) forti, talora pesanti e piatti, ricavati dalle piantagioni, anzi dalle "strene" e dalle "vegne a bataizza", "filaro de vegne", in italiano detto anguillare; in questo caso le cultivar preferite erano:

Clinton (ibrido produttore diretto = incrocio tra la Labrusca e la Riparia) detto anche Wortington, Plant Pouzin, Plant des Carmes. Da questa uva si ricavava e si ricava ancor oggi un vino nero, denso, robusto, coloratissimo, con forte sapore di foxy (o volpino o fragola o selvatico) e di muscadina (identificabili come esteri etilico e metilico dell’acido antranilico (da non confondersi col muschiato del moscato).

Clinto vel Crinto (altro I.P.D. dalla pianta meno vigorosa e meno sviluppata del Clinton, dalla quale si ottiene sempre un vino aspro sul tipo Clinton).

Raboso del Piave, anzi più esattamente un suo ecotipo un suo clone il Friularo, uva di tarda vendemmia, dalla cui fermentazione si ricava un vino allappante, ricco di polifenoli e di acidità fissa ("vin duro")

Crodarina (leggi Terrano o Refosco d’Istria), detto cagnina sulla sponda destra del Po, vino coloratissimo ed allappante come il Friularo.

In provincia di Rovigo, nel periodo tra le due guerre mondiali erano coltivate le seguenti varietà ¹:

Vitigni a buccia rossa o nera:

Uva d’oro ², detta anche “di bosco” a Comacchio, Curbina (Corbinello, Corbinella), Friularo, (Raboso del Piave), Raboso veronese, Carmonese, Cabernet franc, Clinton, Turchetta (dai grappoli spargoli), Benedina, Pattaresca aut Battaresca, Grapelo (Gropelo, Grapello), Sangiovese, Crodarina (Terrano del Carso, Refosco d’Istria, Cagnina), Marzamin (Marzemino, Uvetta nera: dagli acini piccoli e neri), Bacò 1°, Crinto (Clinto), Uva screpola (dagli acini grandi e buccia dura), Tinton (Tintoria), Pignolo, Merican (Isabella, Fragola, Americano), Merlot, Barbera, Uve francesi rosse, ravvisabili nei: Seibel 5455, Seibeil 10096, Seyve Willard 12390.

Vitigni a buccia grigia e rosa:

Schiava, Sciaveta (ravvisabile nella Schiava [Meranese]), Ventiperga (con acini che crepavano), Basgana (Bazegana, Basegana di Adria, Besgana, forse riportabile al Colombano rosso), Rosola.

Vitigni a buccia verde o gialla:

Papuina (Pinzetta) dalla buccia tenerissima, Clinton bianco (Noah), Bacò bianco (Bacò 37-16), Ogiadega (Lugliatica, Agostenga), Chasselas dorato, Garganega, Riesling italico, Pinot bianco, Albana, Trebbiano, Uva francese (Seyve Willard vari), Sauvignon, Pinella (Pinola).

NOTE:

¹ Taluni ampelonimi possono essere: sinonimi, omonimi, omofoni vernacolari, omografi, idiotismi e fitonimi dialettali di cultivar e cloni).

² L’uva d’oro nel 1934 comprendeva il 38% della superficie investita a vigneto.

Il Clinton raggiungeva l’8% e successivamente nel 1950 il 15%.

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Come citare questo articolo

Luigi Rossi. “‘Na ombra de vin”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/na-ombra-de-vin/

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