“Dolce, felice notte” … e s’intona l’anda de la Ciarastela co’i me amizi, i me amizi de sempre, par portare auguri de pace co’ ’na stela de carta velina un sorriso, ’na streta de man par sveiare sta zità che dorme par ricordare che l’è la note de Nadae, la dolze, felize note.
“Ciara la note/ la note xe bela/ verze le porte/ la Ciarastela…”, con questa nuova anda il “Gruppo Rovigoti” del Centro Turistico Giovanile introduce il tradizionale canto della Ciarastela, riproposto per la sesta volta in occasione delle festività natalizie. La nuova versione, per quanto voluta, è nata quasi spontaneamente e rappresenta il frutto dei primi incontri dedicati dal Ctg alla riscoperta di aspetti e momenti di quel mondo contadino ormai inesorabilmente soppiantato da sempre più aggiornate tecnologie.
La riveduta edizione della Ciarastela è andata via via delineandosi grazie al paziente coordinamento musicale di Gabriella Di Giovanni, che ha tradotto in note i versi dettati dal fervido ingegno di Gianni Sparapan, portando ad un’alternanza di ande che hanno personalizzato l’antico canto di questua. Ne è uscito un insieme certamente più difficile per una cubia di voci improvvisate, ma senz’altro più originale, sia sotto il valore folcloristico che quello religioso-popolare.
Edecco che nel bel mezzo di Ascoltème mi che canto!, in una sorta di drammatizzazione, appare nella note chieta la stela cometa, mentre il pastore annuncia alla gente che stanote xe nato, xe nato il Signore, e poi l’angelo belo per adorare el Re del zielo, mentre… naltri Re Magi al Dio dell’amore portemo omagi.
Ma di che cosa vanno alla zzerca i “Rovigoti”? Non certo di denaro, ma soprattutto di sensazioni, di serenità, di calore umano. La Ciarastela anche quest’anno vuole essere un modo nuovo, più vivo e spontaneo, per augurare il Buon Natale e il Felice Anno.
Così, alternando le note de Nievega fisso/ nievega forte/ verze le porte/ la ciarastela, si va a bussare all’uscio di amici, rappresentanti del mondo politico e culturale, istututi per anziani, per ammalati. E non si trascurano la visita a qualche scuola e la partecipazione alla rievocazione del Presepe vivente nel parco degli Iras.
Ma se questua dovrà anche essere, non verrà rifiutata qualche regalia genuina e casereccia. Sarà comunque sempre vivo il saluto di commiato e di ringraziamento… un altro anno ritorneremo se saremo in società. E questo lo speriamo tutti.
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Nievega fisso, nievega forte”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/nievega-fisso-nievega-forte/