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MUSICA & TEATRO

Il Thesoro del Luigi Groto

Dopo un oblio di secoli l’opera del Cieco di Adria messa in scena a cura del Teatro Sociale di Rovigo

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 6 1992 pp. 146–147

Estate teatrale all’insegna del “Thesoro”, brioso testo di Luigi Groto del XVI secolo, rappresentato nei principali centri polesani prima di spiccare il volo verso i teatri dell’Istria, dell’alta Italia e in particolare del Veneto, inserito nel calendario delle celebrazioni goldoniane che caratterizzeranno il 1993.

Si tratta di una commedia, ambientata nella città di Adria, scritta da una delle personalità di maggior rilievo vissute nella cittadina bassopolesana, Luigi Grotto (1541-1581), uomo poliedrico ed umanista di vaglia, detto il Cieco di Adria per la grave malattia che lo privò della vista fin dall’infanzia. Menomazione questa che non gli impedì di raggiungere una solida formazione letteraria artistica e perfino scientifica, ottenendo riconoscimenti ben oltre i limiti della provincia, e gli apprezzamenti di vari compositori, tra cui Monteverdi, che scrissero la partitura musicale per i suoi testi.

La sua produzione teatrale fu multiforme, spaziando dalla tragedia (Dalida, Adriana), al dramma pastorale (La Calisto, Il pentimento amoroso), fino alla commedia (Emilia, Alteria, Il Thesoro).

Commedia spassosa, con personaggi tipicamente popolari, Il Thesoro trova il suo momento di accentuata comicità proprio nella ricerca di un inesistente tesoro, a cui viene indotto il vecchio Zelotipo, tratto in inganno da due giovani, Ginofilo e Lepido, che, sotto le mentite spoglie di negromanti, fingono di aver identificato il luogo del nascondiglio, proprio sotto la sua casa. Stratagemma che permette a Ginofilo di incontrarsi con Licinia, la giovane che aveva lasciato perché chiamato alla guerra, la quale era stata forzatamente data in sposa al vecchio Zelotipo.

Nel moderno allestimento del Thesoro, il regista Gabris Ferrari ha dovuto procedere su un doppio binario, tenendo presente da una parte i gusti del pubblico attuale e dall’altra l’esigenza di salvaguardare lo spirito con cui l’autore aveva concepito l’opera. Conservata l’ossatura drammaturgica essenziale attuando un consistente snellimento dei monologhi troppo lunghi e minuziosi, il regista si è avvalso di un interessante allestimento, imperniato su un’impalcatura eretta al centro del palco in grado di assumere, con rapidi scorrimenti di pareti mobili, l’aspetto richiesto dalla scena.

Piacevoli sono risultati i dialoghi e sostenuto il ritmo impresso alla rappresentazione, indenne da cadute di tono. Bravi gli interpreti, il cui gruppo centrale è rappresentato dagli attori del Dramma Italiano di Fiume (Elvia Nacinivich, Ester Vrancic, Rossana Grdadolnich), elementi di indubbio talento, impegnati nella diffusione della cultura italiana in Istria. Applauditi anche Sara Alzetta, Stefano Baccini e Fabio Balasso. Una particolare citazione infine per il nostro conterraneo Giuliano Scaranello, da anni impegnato sulle scene con riuscite interpretazioni di personaggi del teatro veneto, che nel Thesoro ha ottimamente caratterizzato il servo Topolo.

Messa in scena dal Teatro Sociale di Rovigo, col patrocinio della Provincia, del Comune, dell’Assindustria di Rovigo e del Dramma Italiano di Fiume, la commedia ha ottenuto immediati riscontri di pubblico e di critica, e si presenta con le carte in regola per ben figurare nell’ambito delle celebrazioni goldoniane, ripercorrendo le origini del teatro veneto che, proprio in Polesine, ebbero con Luigi Groto uno dei più validi rappresentanti.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Il Thesoro del Luigi Groto”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-thesoro-del-luigi-groto/

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