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EDITORIALE

TERRA E ACQUE

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 3–7

Considerati nel passato con apprensione in occasione delle piene, e con terrore al verificarsi delle disastrose alluvioni che, ciclicamente, per secoli hanno duramente segnato il territorio polesano, da qualche tempo i corsi d’acqua sono finalmente guardati con un’ottica ben più ottimista: ai nostri fiumi si attribuisce sempre più il valore di vie nautiche, che offrono l’opportunità di vivere con pienezza l’ambiente.

Basta sfogliare il presente numero del “Ventaglio” per rendersi conto di quante iniziative sul versante ricreativo-culturale, sportivo e turistico abbiano come punto di riferimento le vie d’acqua. Resta ancora incerto invece l’obiettivo economico, connesso al completamento dell’idrovia, nonostante il problema sia da tempi immemorabili oggetto di studi e favorevoli pronunciamenti.

La vocazione fluviale del Polesine e la sua tradizione idraulica hanno certamente inciso in modo favorevole sulla scelta degli abitanti di Contarina e Donada di unificare il territorio dei due comuni: compatto è stato l’esito dell’apposito referendum, e per la nuova realtà comunale si intende riattualizzare l’antico nome di “Porto Viro”. Il toponimo, di storica memoria, contrassegnava il luogo ove, nel 1604, fu realizzato il famoso taglio dell’argine destro del Po, deviando a sud la corrente fluviale e il conseguente ramificarsi del Delta padano. Opera questa sostenuta appassionatamente, come è noto, dal Cieco Groto di Adria, ed intrapresa dalla Repubblica Veneta per allontanare da Venezia i detriti del Po, scongiurando l’interramento della laguna.

Se sembrano dunque moltiplicarsi le iniziative volte a rivalutare gli aspetti originali di questa mesopotamia italiana, d’altro canto si è però incredibilmente radicata, in vari strati della popolazione, l’idea che grandi scelte di tipo ambientale, il primis il Parco, possano contrastare ogni ipotesi di sviluppo: si è insomma formata una improduttiva dicotomia tra valori ambientali e supposte prospettive economiche alternative. Uno iato antistorico, che deve essere superato con impegno e buon senso, facendo riferimento a ciò che più marcatamente caratterizza la nostra terra, per imboccare una strada costruttiva e guardare al futuro con un concreto fondamento di speranza.

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Come citare questo articolo

“TERRA E ACQUE”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/terra-e-acque/

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