Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

S.O.S. per la flora

In meno di un secolo scomparse quasi il 30% delle specie vegetali tipiche del Polesine. Urgente l'attuazione del piano ambientale per la zona del Parco del Delta.

di Gianni Benetti

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 20–29

La scarsità di lavori più o meno recenti sulla flora e sulla vegetazione del Polesine sta a dimostrare come questo campo di studio sia stato sempre trascurato o sottovalutato.

Per avere informazioni esaurienti in proposito occorre risalire ai lavori di Grigolato (1843, 1847, 1854) che riassumono per questo territorio una flora composta da 807 unità.

Ulteriori contributi si hanno poi da De Visiani e Saccardo (1868-'69), Terracciano (1890-'91) e De Bonis (1892-'93); ma è Beguinot, nel 1911, a segnalare la mancanza di un censimento completo della flora polesana e ad arricchire le conoscenze per l'area del Delta del Po.

Dopo tale periodo un'indagine sistematica in questo campo viene avviata solo nel 1985 da Benetti e Marchiori presso il Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova.

L’ambiente alla fine del 1800

All’epoca in cui i ricercatori dell’ottocento hanno indagato sulla flora del Polesine, l’ambiente conservava un apprezzabile grado di spontaneità. Nel Delta del Po i cordoni dunosi che si formavano alle bocche dei rami del fiume erano occupati dalle specie pioniere delle sabbie, mentre sulle dune stabili più interne era diffusa una vegetazione arborea ed arbustiva di tipo moderatamente termofilo.

Verso la fine del secolo scorso le zone umide salmastre e d’acqua dolce avevano ampia diffusione: ben 12.700 Ha di valli interessavano il distretto di Adria, 18.520 quello di Ariano (Bisinotto, 1882), mentre nell’alto Polesine le zone umide rappresentavano l’1% del territorio provinciale (Morpurgo, 1882).

Su questi luoghi avevano grande sviluppo le specie igrofile e palustri, oppure quelle proprie delle barene.

Gli estesi canneti situati alle foci dell’Adige e del Po si traducevano verso l’interno in una boscaglia di salici, pioppi e ontani che nel Delta poteva estendersi su 1120 Ha di golene e da qui irradiarsi attorno ai fontanili, ai “gorghi” e alle bassure umide dei terreni agricoli.

In campagna la fitta rete di canali irrigui, di fossati e di maceri era governata senza che fosse ostacolato lo sviluppo di svariate entità sommerse, oppure legate alle sponde, ai canneti e ai prati umidi.

Il paesaggio agrario alla fine dell’ottocento è descritto come un susseguirsi di regolari appezzamenti riquadrati da fossi; siepi e filari di alberi. Macchie arboree ed arbustive dovevano poi conservarsi sulle aree marginali, riproducendo in parte le condizioni microclimatiche favorevoli alla sopravvivenza delle specie tipiche dei boschi di pianura. Poiché i sistemi di coltivazione erano unicamente di tipo estensivo e ricorrevano solo in parte alla rotazione agraria, numerose infestanti potevano insediarsi con successo nelle colture annue a ciclo invernale primaverile e in quelle sarchiate a ciclo estivo.

Le aree incolte, che raggiungevano i 1500 Ha, erano sia di tipo arido, con argini, dune fossili e dossi naturali, sia di tipo umido nelle numerose depressioni del terreno attorno ai fontanili, agli stagni e in prossimità dei fiumi.

L’ambiente attuale

Nel corso di questo secolo, numerosi interventi hanno modificato l’assetto territoriale del Polesine come mai era avvenuto in precedenza. I dati statistici (Morpurgo, 1882, C.C.I.A.A. Rovigo, 1938-'52, I.S.T.A.T., 1963, 1982, 1990) relativi alla suddivisione territoriale della provincia dal 1882 al 1988 danno la prova dei mutamenti rapidi e caotici che hanno coinvolto nel degrado ogni tipo di ambiente con esiti in taluni casi irreversibili.

Così, ad esempio, le bonifiche hanno ridotto dal 20,8% al 3,8% l’estensione degli ambienti salmastri vallivi, mentre le zone umide d’acqua dolce sono pressocché scomparse da tutto il territorio, penalizzando le specie igrofile e in special modo quelle legate ai prati umidi e alle torbiere.

I seminativi, estesi nel 1961 sul 75,9% del territorio, hanno sottratto terreno a tutti gli ambienti naturali, mentre le nuove tecniche colturali hanno rapidamente eliminato macchie, piantate arboree e siepi. L’utilizzo di presidi chimici ha poi annullato la gran parte delle specie infestanti le colture primaverili ed estive.

Le zone boscate sono state in gran parte eliminate, soprattutto in conseguenza delle imponenti opere per la sistemazione idraulica lungo i grandi fiumi, sconvolgendo l’assetto delle golene.

All’interno degli scoli di bonifica e dei fossi sono invece le cementificazioni, gli sfalci e gli incendi a limitare l’affermazione di specie erbacee altrimenti comuni.

Con l’esclusione di alcuni biotopi costieri del Delta, gli ambiti in cui oggi può affermarsi qualche forma di vegetazione sono pertanto i cigli stradali, i margini dei campi, gli argini fluviali e le rive e i corsi d’acqua.

Gli studi recenti

Su questi ambienti ampiamente degradati e su quei pochi che ancora conservano un discreto grado di spontaneità, la minuziosa indagine floristica di questi anni ha permesso di accertare in Polesine, nel 1993, la presenza di 913 entità di piante vascolari, registrando un decremento di oltre il 20% rispetto alle 1118 descritte dalla biografia come spontanee all’inizio di questo secolo.

Il catalogo floristico attuale consente fra l’altro di valutare le modificazioni intervenute sulla flora e le cause che le hanno determinate.

In attesa di completare questo elenco, i dati a disposizione hanno reso possibile la segnalazione delle specie non più ritrovate e di quelle divenute particolarmente rare e da ritenersi pertanto notevoli per il Polesine (Benetti e Marchiori, 1993).

Le specie qui riportate sono descritte all’interno dei loro habitat preferenziali e comprendono solo gli elementi di eccezionale rarità, mentre per contenere la trattazione se ne tralasciano molti altri ugualmente poco frequenti e circoscritti a limitati ambiti territoriali. Per la stessa ragione non si riferisce delle numerose specie quasi certamente scomparse dall’ambiente polesano.

A) Cordoni dunosi litoranei e fossili

Sul litorale di Rosolina Mare e sulle dune fossili di Donada si può ritrovare il fiordaliso di Tommasini (Centaurea – tommasinii), endemico dell’alto Adriatico. La minuscola ed effimera Clypeola jonthlaspi è assai sporadica sia sulle dune costiere che su quelle fossili di Rosolina. Su qualche tratto litoraneo e a Porto Levante è presente l’apocino veneziano (Trachomitum venetum) che sulle coste adriatiche ha l’estremo occidentale del proprio areale.

B) Luoghi umidi retrodunali o salmastri

I retroduna umidi accompagnano qua e là il decorso delle dune costiere, mentre gli ambienti salmastri sono ancora notevolmente estesi nelle valli da pesca e lungo i bordi delle lagune. Le entità più rare sono confinate in qualche depressione retrodunale e particolarmente a Porto Galeri, dove appunto sono state ritrovate la piantagione di Cornut (Plantago cornuti), la piantaggine a foglie grasse (P. crassifolia) e il lino marittimo (Linum maritimum).

Quest’ultima specie, quasi dovunque estinta, è stata accertata anche a Scano Boa, alla foce del Po di Pila.

C) Prati aridi

Sono presenti sulle dune litornee più interne, sulle dune fossili e sugli argini dei grandi fiumi. A Rosolina Mare, su questi ambienti si è scoperto solo qualche esemplare di Loroglossum hircinum e Aceras anthropophotum, orchidee fra le più spettacolari. Sugli argini del Po presso Canaro vi è l’unica stazione nota di calcatreppola campestre (Eryngium campestre); lungo l’Adige nei dintorni di Lusia, sopravvive ancora il lino purgativo (Linum catharticum), mentre nello stesso ambiente presso Rovigo, l’unico ritrovamento dell’orchidea Spiranthes spiralis risale ormai a diversi anni orsono.

D) Boschi termofili mediterranei e submediterranei

Oggi compaiono solamente a Rosolina Mare e su esigue superfici delle dune fossili di Donada e Rosolina. Ai margini delle leccete e delle pinete talvolta si osservano orchidee di rara bellezza, come Ophrys sphecodes subsp. sphecodes e, solo eccezionalmente, la superba Orchis purpurea.

E) Boschi mesofili

Da lungo tempo non esistono in Polesine lembi degli antichi boschi di pianura. Alcune entità tipiche di queste formazioni si sono però rifugiate ai margini dei boschi termofili litoranei; è il caso dell’orchidea Cephalanthera longifolia e della rosa delle siepi (Rosa agrestis), entrambe conosciute solo per Rosolina Mare.

F) Fontanili

Sopravvivono qua e là solo lungo il corso dell’Adige. Analoghi a questi ambienti sono i “gorghi”, stagni naturali su alvei abbandonati di antichi fiumi, che però, in genere, sono piuttosto degradati dal punto di vista floristico. Ancora a Rosolina Mare è stato ritrovato il falasco (Cladium mariscus), mentre Caltha palustris trova qui il suo ultimo rifugio in Polesine. A Concadirame invece fa bella mostra di sé l’erba vescica (Utricularia australis), una delle poche piante carnivore presenti in Italia. Varie specie di gamberaia (Callitriche) sono del tutto eccezionali nel territorio per la mancanza di acque limpide nei canali e nei fossi di campagna.

G) Torbiere

Queste formazioni sono del tutto scomparse in Polesine. Terreni torbosi permangono presso i fontanili: qui è talvolta possibile rinvenire la carice migliacea (Carex panicea).

H) Canali e fossi

Benché formino una fitta rete estesa su tutto il territorio, numerose sono le specie scomparse da questi ambienti e quelle presenti solo eccezionalmente. Fra queste va menzionata la cicuta (Cicuta virosa), osservata a Donada e talvolta lungo il Canalbianco nel medio Polesine. Sugli stessi ambienti la lisca trigona (Schoenoplectus trigueter) è del tutto sporadica, mentre l’unica stazione di finocchio acquatico tubuloso (Oenanthe fistulosa) accertata alcuni anni fa presso Rovigo sembra ormai distrutta.

I) Cariceti e canneti

Rare ed esigue sono oggi le superfici occupate dalle carici. In uno di questi ambienti, presso la foce dell’Adige, la soldanella acquatica (Hydrochotyle vulgaris) trova probabilmente la sua unica stazione in Polesine. Anche il senecione palustre (Senecio paludosus), è sporadico lungo il corso polesano dell’Adige.

L) Prati umidi

Sono ambienti estremamente rari nel territorio: gli esempi più interessanti sono noti attorno al fontanile di Concadirame, dove unicamente è conosciuta l’erba di S. Giovanni alata (Hypericum tetrapterum), sulle rive del Collettore Padano ad Adria dove, prima dei recenti lavori di escavo compiuti dal Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco, la dentaria dei prati (Cardamine pratensis) trovava il suo ultimo rifugio. Infine, lungo alcuni fossati di Grignano Polesine sono state osservate Gratiola officinalis e Allium angulosum, quest’ultimo forse ormai eliminato dalle pratiche agrarie.

M) Boschi igrofili

Le formazioni più estese di questo tipo si trovano lungo le rive del Po, specialmente nel Delta. Alla foce del Po di Tolle si segnala il campanellino (Leucojum aestivum), dovunque in via di scomparsa; in alcuni fossi presso Rovigo fino a qualche anno fa è stata osservata l’erba scopina (Hottonia palustris), ma per lo stato di degrado in cui versano quegli ambienti, la specie non è stata ritrovata di recente.

N) Colture annue primaverili

Rappresentano la gran parte della superficie agraria del Polesine e sono adibite per lo più a frumento. Ai margini di questi coltivi, il fiordaliso (Centaurea cyanus) è stato accertato prevalentemente a San Basilio, la viola dei campi (Viola arvensis) solamente a Grillara e il ranuncolo dei campi (Ranunculus arvensis) solo con qualche esemplare nei dintorni di Rovigo.

O) Colture sarchiate, risaie, prati concimati

Non si segnalano specie rare per questi ambienti; le entità più singolari risultano invece tutte scomparse.

P) Ambienti ruderali e incolti

Con l’eliminazione e il restauro dei vecchi edifici, i ruderi sono oggi poco diffusi; gli incolti corrispondono per lo più ad aree sottoposte a recenti manomissioni di terreno o situate ai margini dei campi. Per questi luoghi si segnala Ornithogalum sphaerocarpum, localizzato tra Guarda Veneta e Pontecchio Polesine, e la codolina (Phleum paniculatum) rinvenuta solo a Fenil del Turco.

Unicamente a Grignano Polesine, ai margini di alcuni fossi, è stato invece osservato il camedrio scordio (Teucrium scordium subsp. scordioides).

Q) Muri, tetti, pozzi

L’espansione della nuova edilizia ha in gran parte sostituito questo tipo di ambienti. Così, la borracina bianca (Sedum album) sembra crescere solamente sui vecchi tetti di Badia Polesine, la felce (Gymnocarpium robertianum) è stata vista in un vecchio rudere a Polesella; infine, la cedracca comune (Ceterach officinarum) sembra presente con pochi e stentati esemplari solo a Palà di Ceregnano.

Conclusioni

Il mancato ritrovamento di 309 entità della flora polesana, pari al 27,7% di quelle presenti ai primi del 1900, testimonia che i cambiamenti numerici e le variazioni intervenute sull’ambiente in meno di un secolo sono state notevoli.

Ogni tipo di ambiente risulta infatti modificato se si considera che 201 di queste specie sono legate ad ambienti naturali e 108 ad ambienti antropici.

Sia la rarefazione, quanto il mancato ritrovamento di tante entità è chiaramente da riferirsi alle trasformazioni intervenute nel territorio ad opera soprattutto di un’agricoltura sempre più meccanizzata e gestita con criteri di tipo industriale.

Questi processi di degrado, che per il momento non sembrano cessare, continueranno a far sentire la loro influenza negativa ancora per anni causando la scomparsa di altre entità. Fra queste corrono il pericolo maggiore le 74 specie particolarmente rare segnalate da questa indagine.

La gravità della situazione richiede che si giunga quanto meno ad attuare in tempi ristretti il piano ambientale per la zona che riguarda il parco naturale del Delta del Po.

In esso si auspica di addivenire ad una diversa gestione delle aree agricole, salvaguardando ciò che resta della flora vascolare del Polesine e creando le premesse per una sua rivitalizzazione.

BIBLIOGRAFIA

Beguinot A. (1911) – Contributo alla conoscenza della Flora litoranea del Polesine (Provincia di Rovigo). Boll. Soc. Bot. Ital.: pp. 232-241.

Benetti G. – Marchiori S. (1993) – Entità notevoli e in pericolo di scomparsa della flora vascolare del Polesine. Lavori – Soc. Ven. Sc. Nat. – 18, pp. 273-296.

Bisinotto C. (1882) – Monografia dei distretti di Adria e Ariano in Polesine (provincia di Rovigo) del signor Carlo Bisinotto. In: Atti della Giunta per la inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola, 5 (2): 245-275: Roma.

Camera di Commercio, industria e agricoltura, Rovigo (1938-1952) – Compendio statistico-economico della Provincia di Rovigo, 4: 277-278. Rovigo.

De Bonis C. (1892) – Le piante del Polesine: Centuria I. N. Giorn. Bot. Ital., 24: 202-207.

De Bonis C. (1893) – Le piante del Polesine: Centuria II. N. Giorn. Bot. Ital., 25:271-273.

De Visiani R., Saccardo P.A. (1868-69) – Catalogo delle piante vascolari del Veneto. Atti R. Ist. Ven. sc. lett. ed arti, s. 3, 14:71-111, 303-349, 477-519, 703-737, 1091-1139, 1503-1545, 1735-1776.

Grigolato G. (1843) – Piante acquatiche e palustri del Polesine. Rovigo, 11 pp.

Grigolato G. (1843) – Flora Medica del Polesine, ovvero descrizione delle piante medicinali che nascono nella Provincia di Rovigo. Rovigo, 224 pp.

Grigolato G. (1847) – Elenco delle piante vascolari che crescono nel Polesine di Rovigo. Rovigo.

Grigolato G. (1854) – Illustrazione delle piante vascolari crescenti spontanee nel Polesine di Rovigo. Rovigo, XI pp., 82 pp..

Istituto Centrale di Statistica (1963) – Annuario di Statistica agraria, 10: 25. Roma.

Istituto Centrale di Statistica (1982) – Annuario di Statistica agraria, 29: 35. Roma.

Istituto Nazionale di Statistica (1990) – Statistiche dell’agricoltura, zootecnica e mezzi di produzione. Anno 1988, 36. Roma.

Morpurgo E. (1882) – Relazione del Commissario Comm. Emilio Morpurgo sulla XI Circoscrizione (Provincie di Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, Venezia, Treviso, Belluno e Udine). In: Atti della Giunta per la inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola. 4. Roma.

Terracciano A. (1890) – Le piante dei dintorni di Rovigo. (Centuria I). N. Giorn. Bot. Ital., 20: 414-421.

Terracciano A. (1891) – Le piante dei dintorni di Rovigo. (Centuria II). N. Giorn. Bot. Ital., 23: 287-295.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Gianni Benetti. “S.O.S. per la flora”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/s-o-s-per-la-flora/

Pubblicità