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STORIA - TRADIZIONI

Un successo della cucina polesana

Dai “Due Leoni” di Ariano, grazie alle intuizioni dei fratelli Sandoli, alcune ricette polesane si impongono ben oltre i confini regionali

di Lucio Rizzi

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 90–91

Il ristorante “Due Leoni” di Ariano, una vecchia locanda del ’900, fu rilevato nel 1951 dai fratelli Sandoli, Renzo ed Edgardo. Costoro, con le mogli Iva e Franca, rimboccandosi le maniche e con rigore e fantasia, arrivano in dieci anni ad una prima ristrutturazione radicale, ampliando la sala da pranzo e la cucina, con notevole sviluppo della ristorazione. I piatti proposti sono: selvaggina, anguilla, la torchiata (bigoli di farina integrale fatti con il torchio e conditi con la trippa).

È un successo: nel 1973 i “Due Leoni” vincono il “Fogher d’oro” con la “anatra alla valesana” e sono fra i primi 4/5 ristoranti ad essere accolti, dopo i dodici fondatori, nel club del “piatto del buon ricordo”.

Nel 1974, il ristorante subisce una nuova ristrutturazione; entra in sala il figlio di Renzo, Valerio, che successivamente verrà coadiuvato anche in cucina dalla moglie Marina.

Nello stesso anno Edgardo si trasferisce a Milano per una esperienza nuova ed esaltante.

Il ristorante continua frattanto nella sua tradizione e, nel 1986, invitato, presenta al Congresso Mondiale dei Sommelier il “Bisato alla polesana” con la polenta bianca: è un nuovo successo.

Il ristorante, con la presenza del Signor Renzo ai fornelli e la regia di Valerio in sala, continua tuttora in una rigorosa tradizione di cucina polesana, aperta alle innovazioni ma sempre con moderazione e buon gusto.

Ed ora parliamo di Edgardo Sandoli, purtroppo recentemente scomparso, che molto ha dato per la divulgazione della cucina e della Ristorazione Polesana.

Nel 1974, egli si trasferisce a Milano per una nuova esperienza (Ariano gli è troppo stretta ed il suo carattere estroverso e vulcanico non gli permette soste).

Dopo pochi anni di consulenza gastronomica al ristorante dello Sporting Club di Milano Due, gestisce in proprio il ristorante “Cascina Borremeo” e sono i piatti di Ariano, i piatti del Polesine che vengono portati in tavola.

Nel corso della sua collaborazione con Veronelli nelle trasmissioni enogastronomiche di Rai 2 fa trasparire dai piatti proposti sempre la cucina del Polesine, magari rivisitata, ma sempre con lo spirito ed il sapore, a volte bastardo, delle rive del Po.

Nel 1979 lascia il ristorante “Cascina Borromeo” ed apre il “Montalcino” sempre a Milano e nel menù ci sono sempre “Anatra alla valesana”, il “Bisato alla polesana” e la “Bastarda”.

La collaborazione della figlia Marta, che ora gestisce il ristorante di Milano, gli permette di aprirne un piccolo ristorante esclusivo (solo 20 coperti) in Montalcino, ed anche in terra Toscana, così radicata alle sue tradizioni, riesce ad imporre i piatti polesani ed a stupire.

A questo ambasciatore della ristorazione del Polesine deve andare il ricordo riconoscente ed ammirato non solo dei colleghi e dei cultori della cucina locale di tradizione ma dei polesani tutti.

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Come citare questo articolo

Lucio Rizzi. “Un successo della cucina polesana”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-successo-della-cucina-polesana/

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