Pubblicità

ARTEOGGI

Le sculture di Baschierato

Nelle opere dell’artista padovano sempre in primo piano l’esperienza umana.

di Lucia Restello

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 106–110

Legato al Polesine per la serie di bronzetti realizzati per il Premio Quadrivio, Stefano Baschierato si è sempre qualificato come un artista sorprendente, non vincolato a tecniche aprioristiche, ma interprete della realtà, intento a cogliere l’estrema potenza delle emozioni che colorano la vita. Per fare ciò l’artista si discosta dagli equilibri formali, creando opere intrise di passione e ironia.

I materiali e le tecniche diventano allora interpretabili solo se considerati parte stessa dell’opera, perché sono utilizzati da Baschierato come ingredienti per rappresentare i temi che gli sono cari.

E sempre egli manifesta una costante attenzione per la dimensione dell’esperienza, dell’umanità e dei dolori dell’uomo comune, attore indiscusso della vita. Le sue figure sono sempre graffianti e sensuali, pur restando essenziali ed inducendo l’osservatore a riconoscere le istanze essenziali della “materia umana”.

Ogni opera di Baschierato rappresenta infatti una particolare esperienza umana che viene esteriorizzata completamente grazie anche alla cura estrema posta nello scolpire i dettagli, che spiccano nel contesto di sculture la cui superficie è lasciata spesso ruvida, poco elaborata.

È proprio il “particolare” che aiuta a creare lo spessore delle creazioni plastiche. Ed in ogni opera Baschierato profonde il suo carattere: il suo messaggio è l’ironia, l’indulgenza. Il suo tono è dissacrante e a volte anche crudo, nel costante tentativo di “gridare”, con la scultura, che c’è dignità in ogni esperienza umana.

Nato a Celeseo, frazione di S. Angelo di Piove, Padova, il 14 aprile 1922, Stefano Baschierato, ancor prima di diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1941, era già noto in varie città d’Italia dove aveva ricevuto premi e riconoscimenti.

Dal 1941 al 1942 ha insegnato alla scuola d’Arte del Legno di Ortisei ed ha partecipato alla seconda guerra mondiale come ufficiale. Ha ripreso la produzione scultorea solo nel 1972, con numerosissimi lavori in ferro, bronzo e pietra.

Nel 1977 ha vinto il premio mondiale alla biennale dantesca a Ravenna e attualmente si possono trovare sue sculture in 11 musei e monumenti in 9 piazze.

Alla fine del 1993 ha portato a termine la scultura della porta della chiesa di S. Angelo di Piove costituita di 12 formelle che rappresentano le opere della Misericordia e della Catechesi, con l’ultima cena nella parte superiore; i personaggi raffigurati sono tutti amici e conoscenti dell’autore che abitano o hanno abitato nel paese; anche in questo caso Baschierato ha scelto delle “comparse”, a significare che la vita si riferisce all’uomo comune.

Dal 1979 al 1986 è stato l’autore delle statuette relative al Premio Quadrivio di Rovigo, opere in bronzo rappresentanti Pierrot, saltimbanchi e attori del Ruzzante, che lo hanno fatto conoscere a molti polesani, che gli hanno manifestato stima e ammirazione.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lucia Restello. “Le sculture di Baschierato”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-sculture-di-baschierato/

Pubblicità