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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Sfreccia il Rally di Adria

In una notte di primavera sulle strade polesane.

di Romano Beltramini

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 167–169

Da undici anni, puntuale, all’arrivo della primavera, l’avvenimento sportivo automobilistico prende il via, rombante, dalle strade adriesi per scorazzare, un’intera notte, nell’alto e basso Polesine, accompagnato dall’interesse e dall’entusiasmo di una folla che si mantiene fedele nel tempo.

Ma la preparazione inizia ben prima. Dal momento in cui gli “Amici del Rally” s’incontrano, e questo avviene alcuni mesi prima del grande evento, per redigere piani, per disegnare cartine, effettuando sopralluoghi sul percorso alla verifica di condizioni su strade e di disponibilità di Enti e Comuni per il passaggio dei concorrenti.

E dalle prime riunioni è tutto un intensificarsi di fervore ed impegno alla ricerca di quel meglio che, rispetto alle precedenti edizioni, dia tono e vivacizzi, rinnovando, la nuova fatica.

Un drappello di generosi appassionati dell’automobile ricrea, così, ogni anno, per una notte intera, il grande autodromo polesano al quale si accede, senza pagamento, per la gioia di veder sfrecciare le rombanti messaggere di uno sport che, pur non vantando secoli di vita, gode di affermazioni che lo collocano in preminente posizione.

Ma arriviamo alla settimana che precede la corsa, quando Adria si riempie di gente nuova che viene per conoscere più da vicino il percorso, per verificare le condizioni meteorologiche del luogo e per familiarizzare con l’ambiente che dovrà vederla protagonista di un momento da segnare, forse, sul carnet della gloria. Chi organizza la tenzone è intento agli ultimi dettagli dell’opera. Preoccupazioni e tensioni nervose si mescolano all’entusiasmo ed alla consapevolezza che tanto lavoro darà i suoi buoni frutti e che il risultato ripagherà, di gran lunga, la fatica, questa inarrestabile accompagnatrice che svanirà, d’un tratto, al rientro della prima auto, dopo l’impegnato viaggio notturno, nel mattino della “vittoria”. E lo sarà in futti i sensi. Per chi ha nelle mani la coppa del vincitore e spruzzerà la tradizionale bottiglia di “champagne” sulla testa degli ammiratori, come per chi avrà ugualmente concluso, con onore, la sua gara, senza incidenti o male avventure.

Ci sarà, poi, chi si è ritirato prima e non ha visto il traguardo. Ma non importerà più di tanto perché è prestigioso il partecipare ed è sportivo accettare anche la sorte avversa nella speranza di un futuro migliore nelle prossime edizioni. Lo sport, infatti, vuole questo spirito: non crea significato solo la vittoria, ma anche l’anima con la quale si dedica il proprio impegno alla gara.

E poi la folla, assiepata a seguire le partenze che, dalla mezzanotte, puntuali, allo scadere di ogni minuto, si susseguono dal grande palco solitamente collocato in piazza Garibaldi ad Adria. Un vociare confuso, gli annunci dello speaker e l’augurio agli equipaggi partenti, gli applausi e gli incitamenti di chi sostiene così i propri beniamini e, poi, via con ogni mezzo, a seguire, per una notte, le prove speciali ed i passaggi e riordini lungo il Polesine, con la radiolina all’orecchio, così da conoscere anche quanto non sarà possibile vedere.

E sfrecciano rombanti, con le loro elaborazioni particolari, con il loro carico di responsabilità e con i multicolori sponsorizzi che le hanno poste, fin dalla vigilia, all’attenzione dei curiosi nel parco di corso Mazzini o nei parcheggi cittadini per un giusto rientro pubblicitario di quanti hanno finanziato i concorrenti.

Uguale impegno in ogni equipaggio, pilota e navigatore, per una corsa decorosa e per ottenere critica e consenso favorevoli. Se poi arriverà il giusto guiderdone, è certo non guasterà!

I grandi fari di ogni perla su quattro ruote illuminano la violacea, vigile campagna polesana. Non si dorme, in quella notte, perché ognuno vuol partecipare, a suo modo, la grande festa di premiazione concluderà tutte le animazioni che contornano la corsa, dalla conferenza stampa di presentazione, alla festa danzante dei corridori, dalla mostra sul Rally d’annata alla fiaccolata notturna delle canoe sul Canalbianco adiacente al campo di partenza, né sarà mancata l’attenzione dei molti fotoreporter di professione o dilettanti che potranno successivamente esporre il frutto della loro arte in apposita mostra-concorso.

Si spengono le luci del palco, quelle delle auto, quelle dei negozi che hanno animato a festa la città e l’intero Polesine. Ed allora, dal presidente degli Amici del Rally, Valerio Cavallari, al segretario Gianluca Levi, all’intero consiglio con Gildo Baroni, Massimo Barbujani, Sante Longato e Franco Marangoni, tutti potranno tirare il fatidico sospiro di sollievo.

Ha vinto l’undicesimo Rally 1994 la coppia padovana Lovisetto-Rebecca su Ford Escort R.S. nella categoria N-6, scuderia O.P.G.A. Rally, seguita, a breve distanza, da Barbujani-Cavallari, stessa categoria e su analoga vettura per la scuderia Rovigo Corse. Al terzo posto De Cecco-Malisan su Ford Escort, per la scuderia Friuli.

Per la precisione, 69 iscritti, 64 partenti e 52 arrivati. Si rimboccano le maniche per la dodicesima edizione, si ricaricano le batterie dell’entusiasmo e ci si guarda allo specchio, forse più dimagriti e con il viso tirato dalla fatica… Ma anche questo è Rally.

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Come citare questo articolo

Romano Beltramini. “Sfreccia il Rally di Adria”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/sfreccia-il-rally-di-adria/

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