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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Attenti a quel fiume

Alti gli indici di inquinamento del Po, rilevati da Legambiente a bordo della goletta verde.

di Valeria Gazzi

Ventaglio Novanta n. 10 1995 pp. 38–41

"Operazione fiumi 1994": questo è il titolo dell'iniziativa assunta da "Legambiente" per il terzo anno consecutivo.

Undici i fiumi monitorati tra aprile e giugno, migliaia i prelievi e le analisi a bordo della goletta verde.

I campioni d'acqua prelevati lungo il corso degli argini (ogni 10 chilometri) e i dati raccolti, hanno permesso a chimici, biologi e naturalisti di stendere un quadro ambientale obiettivo, di recente esposto da legambiente presso il circolo Canottieri di Revere (MN). L’associazione ha infatti organizzato, il 22 maggio scorso, una conferenza stampa, in occasione della tappa sul Po, al fine di illustrare il prossimo stato di salute del suo bacino. Il compito di esporre i risultati delle analisi e le proposte di legambiente per salvare il fiume è toccato a Maurizio Malavasi, presidente del circolo Legambiente di Ostiglia, e a Giulio Conte, portavoce scientifico di "Operazione fiumi".

La relazione esposta è stata purtroppo una conferma: la quantità di coliformi fecali (bacilli presenti nelle deiezioni animali e nelle feci umane) limitano la balneazione su tutto il corso del fiume. A valle del Lambro, bacino milanese che immette le proprie acque nel grande fiume, la situazione è addirittura spaventosa: si evidenziano valori di inquinamento perfino superiori ai limiti imposti dalla Legge Merli per le fognature. I campioni analizzati sono ricchi di ammoniaca, segno ancora più evidente di liquami non depurati. Da sottolineare che anche a Moncalieri e a Ferrara (tanto per citare due stazioni di rilevazione rispettivamente vicine alla sorgente e alla foce) le concentrazioni di questa sostanza sono quasi sempre superiori ai valori-guida previsti dalla normativa per la tutela della vita acquatica.

Il responso degli indicatori biologici conferma pertanto la gravità della situazione: lo studio della fauna di macroinvertebrati che popola l’alveo del fiume, spia del suo stato di salute, ha individuato a monte condizioni buone, o discrete, mentre nel tratto centrale e a valle la situazione peggiora: ambiente inquinato e molto inquinato).

Ma ci sono altri dati allarmanti legati al lento abbassamento del letto del fiume, dovuto all’escavazione selvaggia che ha provocato, nel corso del tempo, una drastica modificazione del fondale. È stato, inoltre, riscontrato che vaste superfici di terreno (stimate attorno ai 12.000 Kmq contro i vecchi 5.000) sono state rese impermeabili dalla cementificazione, frutto di una proliferante edilizia. Conseguentemente le acque piovane scolano direttamente nei corsi d’acqua.

In questa situazione è d’obbligo una domanda: che succederebbe con condizioni metereologiche sfavorevoli, come quelle verificatesi nel lontano novembre ’51, anno della tragica inondazione del Polesine? La risposta è drammatica: l’onda di piena sarebbe superiore del 20% rispetto quella di 43 anni fa.

È vero che nel frattempo gli argini sono stati costantemente rinforzati, ma per dormire sonni tranquilli occorrono interventi volti a contenere il rapido scaricarsi di tutte le acque nel fiume.

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Come citare questo articolo

Valeria Gazzi. “Attenti a quel fiume”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/attenti-a-quel-fiume/

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